di Lucia Colledani

La scuola si divide in tre categorie: prede, predatori e osservatori. Questi ultimi sono quelli che fanno finta di non vedere e non sapere nulla di quello che fanno i predatori per non diventare prede. Dante li chiamava Ignavi, io osservatori, voi se preferite anche solo codardi. Era a questo che pensavo mentre percorrevo la strada che mi portava in quello che era diventato il mio inferno personale. Pensavo a questo e al fatto che io sono sempre stata una preda; anche quando non me ne rendevo conto. Non ho mai avuto la possibilità di scegliere se essere la vittima, il predatore oppure l’osservatore. Svoltavo a destra e mi chiedevo se anche per gli altri è così, se anche gli altri sono nati in una certa categoria o hanno scelto di esserlo? L’unica categoria in cui si sceglie di far parte non è forse quella dei predatori? Oppure anche i cari Ignavi di Dante decidono di essere tali? Si sceglie di non schierarsi, o, meglio, si sceglie di fingere di non schierarsi mentre si prendono le parti dei predatori? Si decide di ignorare il male che qualcuno infligge a qualcun’altro, di ignorare un predatore che giorno dopo giorno distrugge lentamente un’innocente preda, oppure accade e basta? E voi ora mi direte: condanni i codardi, ma non i predatori. È come condannare un testimone di omicidio che non ha il coraggio di testimoniare, e non l’omicida. Beh, se il testimone avesse coraggio, l’omicida verrebbe fermato, quindi per me gli osservatori sono colpevoli tanto quanto i predatori. Questo però non significa che giustifico i bulli, ma che sono più arrabbiata con gli osservatori, perché penso che i predatori una volta che scelgono una vittima, non vogliono, o forse, neanche riescono a smettere di ferirla, al contrario degli osservatori, che potrebbero fermare il circolo vizioso con un minimo sforzo. Voi vi chiederete in che modo, beh miei cari lettori, in realtà è molto semplice. Dovete immaginarvi la situazione come una bilancia: su un piatto c’è la preda, che è sola e quindi leggera; sull’altro i predatori; che sono più pesanti, perché in maggioranza grazie alla presenza degli osservatori che ne aumentano nettamente il numero. Basterebbe quindi che uno, uno solo si spostasse sull’altro piatto della bilancia e, come in una catena, cambierebbe tutto; perché a questo primo osservatore che cambia piatto, segue il suo migliore amico con un altro amico, poi loro vengono seguiti da una ragazza che vuole fare colpo su uno dei tre, e ovviamente dal gruppo di amiche di lei e avanti così, finché il peso della bilancia non si sposta, e nel piatto dei predatori rimangono in due o poco più. Ora i miei cari Ignavi diranno che non è così semplice, che così ci sarebbero solo più prede o che magari questo effetto domino non funzionerebbe e che quindi nulla cambierebbe. Io però non sono d’accordo, perché, come dice il proverbio: “l’unione fa la forza”, nel bene e nel male. Alla fine i predatori in sé sono pochi e senza il decisivo supporto degli osservatori farebbero davvero pochi danni. Perché è molto difficile fare violenza psicologica su qualcuno se lui ha un amico a ricordargli chi è davvero, è difficile escludere una persona se questa non è sola contro il bullo, è difficile picchiare qualcuno se ha un compagno dalla sua parte, ed è molto più semplice parlare, ammettere di essere vittima di bullismo se hai qualcuno accanto, è più semplice denunciare i bulli se c’è chi sta dalla tua parte, è più semplice uscire da una situazione di bullismo se non sei solo a combattere. Credo che la chiave per estirpare il bullismo sia non chiudere gli occhi, non fingere di non vedere e denunciare sempre il bullismo. Mentre imboccavo la via che mi portava a scuola, pensavo che avrei voluto rivolgermi a voi, o meglio a noi, prede; a noi che abbiamo perso il conto delle mattine in cui, prima di andare a scuola, ci siamo guardati allo specchio e ci siamo convinti che quel giorno sarebbe cambiato qualcosa; perché magari i nostri predatori si sarebbero stufati, avrebbero cambiato vittima, perchè magari qualcuno quel giorno avrebbe preso le nostre parti, o quello sarebbe stato il giorno in cui noi avremmo denunciato il bullismo; ogni mattina ci siamo convinti che sarebbe cambiato qualcosa e ogni giorno realizzare che non era successo nulla faceva sempre più male. Fa male arrivare a scuola e capire che anche quel giorno nessuno ti guarderà, nessuno ti parlerà se non per rivolgerti sguardi e parole pieni di disgusto. Fa male sentirsi dire di essere sbagliato, di troppo, inutile, insignificante; fa male perché dopo un po’ ci credi, perché dopo un po’ smetti di combattere o di farti sentire, annuisci e basta pensando che in fondo hanno ragione loro e che forse, continuando a fingere di essere invisibile, loro si dimenticheranno di te e non ti tormenteranno più. Non succede mai, continuano a notarti, al contrario dei professori che smettono di vedere te e quello che ti viene inflitto. Mentre aspettavo che suonasse la campanella di inizio lezione mi veniva in mente un’altra  categoria che non avevo nominato, i salvatori, quella categoria che è sempre più rara e che mi infonde speranza, loro sono quelli che ti rivolgono una parola, un sorriso o che semplicemente decidono di non ignorarti. Ecco, in un mondo di bulli e osservatori, se avete la fortuna di non essere le vittime, cercate di essere i salvatori; siate chi vede e decide di non ignorare, siate chi, in una società che ha deciso che è meglio chiudere gli occhi davanti al male inflitto ad altri, decide di denunciare. Per concludere pensavo a voi, voi che in fondo in questo testo vi siete rivisti, voi che sapete cosa vuol dire vivere quest’ inferno, voi che siete stanchi di vivere in questo limbo infinito in cui vi sembra di essere invisibili, proprio a voi che continuate a sorridere anche se il mondo vi cade addosso, voi che ogni giorno dite di stare bene anche se vorreste solo mollare,  voi che siete vittime di questa società che vi ignora; è a voi che chiedo di continuare a lottare, perché non siete soli, perché non siete sbagliati o invisibili, perchè ne uscirete, perchè se ne sono uscita io ce la farete anche voi e perchè, alla fine, se a combattere questa guerra infinita siamo in tanti, forse vale la pena provarci.