di Vitaliiy Horal

Passando giorni e notti nel flusso continuo delle persone, delle informazioni, delle sensazioni ed emozioni. Così consuetudinaria, così grigia, così insipida, così triste la vita che scorre come il filo della vita stessa tirato lentamente dalle tre sorelle Moire: Cloto, Lachesi e Atropo.

E quando ho pensato che non sono io il padrone della mia vita mi sono ritrovato in una selva oscura, oscurata da superbia, avarizia, ira, invidia, lussuria, gola e accidia, che hanno chiuso le vie del sole, che proiettava la diritta via. Camminando tra gli alberi secchi di colore spento ritrovo in un campo delle rose di un rosso sgargiante. Avvicinandomi vedo l’infinita quantità delle rose, tra le quali otto sono più grandi, e tra queste otto una è al centro, più grande e più luminosa, e sette la circondano, e quelle sette sono circondate da altre quattordici, e le quattordici da altre vent’otto, e ogni volta il numero si raddoppia. Provando ad annusare il profumo dalla rosa più grande, all’improvviso vedo che dalle rose più grandi spuntano delle teste: la testa di un leone, di un lupo, di una capra, di un asino, di un maiale, di un cane, di un orso e infine una testa umana. Guardandola rimango sconvolto, sembra impossibile, la testa che guardo mi è identica, come se io guardassi in un specchio.

Guardando nei miei dubbiosi occhi la testa in centro dice:

“-Che cosa hai? Non mi riconosci? Sono esattamente io, Sono il padrone del tuo passato, quando l’alata biga del presente percorre la strada della vita, tutto ciò che lascia alle spalle diventa di mia autorità. E tu che vivi adesso hai dunque capito che il vero padrone della tua vita sono io, e indipendentemente da chi diventerai sarò sempre dietro le tue spalle. Sarò sempre con te ad infilarti il coltello traditore di Bruto e a darti un bacio come Giuda o a scongiurarti come fece Cassio. Sei solo un coniglio circondato dai tormenti e questo sarà il mio valido momento ad attualizzare la tua fine, facendoti scontrare con il te futuro così finisco la tua brutta vita”.

Così alla testa si aggiunge un corpo, e anche se il viso è bello, ti spaventa: ha un mantello nero, e il coltello di Bruto macchiato del sangue di Cesare. A passi feroci si avvicina, mi colpisce fortemente in capo, ma io non cado. Vedo il suo viso diventare grottesco e zoomorfo dalle teste dei vizi capitali. Porta  il coltello sopra al mio capo e dice:

“-Ammettilo! Io sono te, e tu sei me, entrambi corrotti dalla vita e dall’essere umano, la vita ti ha sputato in faccia e tu continui a dire va tutto bene? Ammetti che sei debole, ammetti che tu non puoi cambiare nulla. Sei patetico e basta! E adesso terminerò la tua vergognosa vita!”

Mentre il coltello si avvicina, assistevo all’incontro del me stesso presente e di quello futuro ed è stato come un bagliore che attraversa un istante: il me passato si spaventa, per paura del vero Signore del destino.. Dai cieli scende il suono del coro angelico e scendono in ritmo armonico e lento sette angeli, come una foglia dall’albero in una giornata serena. I sette angeli sono fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Semplicemente guardandoli il mio cuore si riempie della speranza, dell’amore, della virtù. “Io valgo! I miei tormenti sono solamente le mie catene e io li romperò”: la diritta via è finalmente illuminata. Penso: “anche se non sono perfetto, non saranno i miei tormenti a chiudermi la luce, non sarà nemmeno il me del passato a dirmi cosa dovrei fare”. 

Una spada appare dai cieli, la spada dell’arcangelo Michele, la spada che sconfisse il male con la forza, la violenza con la violenza, che però ha risuscitato il bene, ha sprigionato le virtù e l’amore. Prendo questa spada con una lama dorata, ho guardato come essa veniva illuminata dalla luce della virtù, la mia voce prende  coraggio e dico:

“-Ti devo dar ragione, gli uomini sono corrotti nell’agire come degli animali, però non tutti prendono questa strada. Alcuni vanno per gli istinti, alcuni per la fede, due cavalli che bisogna tenere insieme e non separare e che la ragione dovrebbe dirigere. Questo ci distingue. Io sono stato te, ma tu non sarai mai me, sei sporcato dai tuoi stessi tormenti, troppo orgoglioso per cambiare, ma troppo invidioso quando guardi gli altri, ti perdi per ansia e accidia e cerchi di coprirle con gola e lussuria, ma non ti sazi con la tua avarizia. Io ti ho creato e ti ho dato il permesso di governare, ma ora ti tolgo la vita, ti tolgo il potere, come tu lo stai togliendo a me. “

Con un movimento feroce della mia spada divido il suo corpo in due, lo prendo e lo porto in un luogo più lontano del bosco, come fece Zeus dopo la vittoria su Crono. Così che  mai e poi mai prenderà il potere su di me, liberandomi dai fiori dei suoi tormenti. Il campo di rose fu accecato, e al loro posto sono cresciuti i gigli, bianchi come la luce, con il centro giallo come la mandorla della sapienza di Dio stesso.

Questo testo vuole ricordare a me e a tutti voi che tutto è possibile solo se voi stessi riuscirete a liberarvi dalle manette dei tormenti. Perché se hai una sola possibilità, una sola opportunità di fare tutto ciò che vuoi, per un attimo, la coglieresti o la lasci sfuggire?  Non vi fermate mai e poi mai di fronte al cambiamento del mondo, perché tu, ragazzo o ragazza, solo tu lo puoi fare e nessun altro. Quindi fratelli e sorelle dimenticate i vostri tormenti: combattete anche se tutto il mondo sta contro di voi, proseguite nonostante tutto, a passi tardi e lenti ma non arrendetevi mai e poi mai.