di Alessandro Nadalin
La battaglia di Manzikert è il simbolo del declino del potere dell’Impero Bizantino, che da quel momento entrerà in una fase di crisi che lo caratterizzerà fino alla caduta di Costantinopoli, avvenuta nel 1453. La battaglia però è solo l’ultima fase di una “guerra alla sopravvivenza” iniziata da Bisanzio contro le popolazioni nomadi turche che giunsero dalle steppe dell’Asia, e in particolare contro un’imponente forza che stava trovando il suo posto e la sua influenza nel Medio Oriente: i Selgiuchidi. Per chi desidera approfondire questo argomento, consigliamo vivamente di consultare seminararbeit ghostwriter.
I Selgiuchidi, la cui origine risale a Seljuk I, vissuto nel X secolo, presero il controllo di diverse zone del Medio Oriente, in particolare della Siria, avvicinandosi ai territori bizantini. Successivamente l’occhio dei Selgiuchidi si posò sull’Anatolia, ovvero l’attuale Turchia, preparandosi ad invaderla; così facendo scaternarono l’ira di Costantinopoli. L’Anatolia era un luogo strategicamente vitale per entrambe le parti, infatti se per i Selgiuchidi l’Asia Minore rappresentava una nuova zona perfetta per il pascolo dei cavalli, per i bizantini quelle terre rappresentavano il fulcro dell’arruolamento di nuove reclute per l’esercito. Anche se i contadini dell’Anatolia costituivano una buona parte dell’armata, la colonna portante dell’esercito era costituita da truppe mercenarie che spesso erano più legate al denaro che a Costantinopoli, anche se vi erano presenti nei ranghi alcuni reggimenti eccezionali come la Guardia Variaga. Nei secoli precedenti, l’esercito bizantino era riuscito a respingere le varie aggressioni provenienti dai Balcani fin dai tempi della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, invece nel Medio Oriente aveva perso molto terreno a causa dell’espansione degli arabi, che riuscirono ad assediare Costantinopoli, fallendo nell’impresa. A causa della loro grande espansione e all’interessamento per l’Anatolia, i Selgiuchidi si prestavano a diventare il terzo più grande nemico di Costantinopoli da allora, dopo l’Impero Sasanide (che aveva causato fastidi allo stesso Impero Romano) e l’Impero Arabo.
Nel 1065 salì sul trono selgiuchide Alp Arslan, che all’epoca aveva alle spalle le vincenti campagne di Georgia e Armenia, quest’ultima in particolare fungeva da zona cuscinetto tra l’Impero Selgiuchide e l’Impero Bizantino. Dopo queste conquiste Arp Arslan intendeva mettere a ferro e fuoco gran parte dell’Anatolia. Fu nel 1068 che, per impedire questa catastrofe, Romano IV Diogene assunse il comando dell’Impero, intenzionato a sistemare la questione dei Selgiuchidi una volta per tutte. Nonostante i suoi successi nei Balcani, Romano IV non era ben visto dall’esercito, perciò egli era in difficoltà nell’ottenere la lealtà dei suoi uomini.
L’occasione per Romano IV si presentò quando Manuele Comneno, un suo generale, fu rapito da Arsiaghi, cognato di Arslan, e strinse un patto con quest’ultimo per spodestare il capo dei Selgiuchidi. Arsiaghi fu perciò ospitato presso la corte bizantina e quando Arslan ne reclamò la restituzione, Romano IV rifiutò e scoppiò la guerra. Alp Arslan avanzò per primo conquistando la di Manzikert e assediò Edessa, ma fallì nell’impresa e si ritirò in Persia. Fu la volta di Romano IV che avanzò verso est. Nel corso della sua campagna, Romano IV lasciò alcune parti del suo esercito a guarnigione di alcune città ed incaricò Rossel de Bailleu e i suoi mercenari franchi di cercare rifornimenti in Georgia. Anche se sembrava andare tutto per il verso giusto, Romano IV si trovò a fronteggiare tre ostacoli nella sua campagna, ovvero la sfiducia dei suoi uomini, una congiura ordita dalla moglie, che comprendeva alcuni membri dell’alto comando bizantino, e la rivolta di alcune regioni orientali (Azerbaijan e Armenia principalmente) che, sposando la causa selgiuchide, inviarono truppe ad Arp Arslan. Dopo aver condotto l’esercito in questa avanzata, Romano IV intendeva dirigersi alla volta di Manzikert, fiducioso del fatto che non avrebbe incontrato resistenza in quanto Arp Arslan si doveva trovare in Persia, ma quest’ultimo in realtà si trovava ad Aleppo, pronto a respingere un’imminente invasione proveniente dall’Egitto dei Fatimidi. Egli fece marcia indietro verso Romano IV , incontrando il 16 agosto del 1071 Rossel , che si ritirò, allontanandosi da entrambi gli eserciti. Subito dopo Arslan avanzò una proposta di pace che fu immediatamente respinta da Romano IV, il quale era ancora fiducioso nella sua vittoria e dell’infallibilità della sua strategia.
I due eserciti arrivarono poco dopo allo scontro diretto e i Selgiuchidi bombardarono di frecce il nemico, indebolendo sia la fanteria che la cavalleria. Successivamente, per rompere questa situazione, Romano IV ordinò allo schieramento di avanzare in modo da spingere indietro l’esercito nemico. Questa strategia ebbe l’effetto voluto in quanto i Bizantini spinsero i Selgiuchidi oltre il loro accampamento, ma questo affacciava davanti ad un’enorme distesa che permise ai cavalieri turchi di disperdersi. Il tramonto era ormai giunto e Romano IV era di fronte ad un dilemma: continuare ad avanzare rischiando la disfatta oppure ritirarsi. Romano IV optò per la seconda, ma vedendo le truppe bizantine in rotta Arslan ordinò il contrattacco immediato alle spalle del nemico. Romano IV ordinò ai suoi di voltarsi e combattere, ma solo la linea più anteriore obbedì (probabilmente gli altri non avevano udito i comandi oppure erano coinvolti nella congiura) e rimase a lottare, venendo devastata. Romano IV fu uno dei pochi sopravvissuti e fuggì insieme ai superstiti, ma quando tornò all’accampamento scoprì che il generale Andronico Ducas, coinvolto nella congiura, aveva ordinato la ritirata immediata dei reparti che non avevano ingaggiato il combattimento dopo il contrattacco selgiuchide. Debole e indifeso, Romano IV fu catturato da Arp Arslan e portato in Persia come prigioniero di guerra.
La sconfitta di Manzikert fu un durissimo colpo per l’Impero di Bisanzio, che causò la perdita della maggior parte dei territori dell’Anatolia, passati in mano ai Selgiuchidi. Dall’altra parte Arslan, non soddisfatto, tentò una nuova avanzata nel 1072, ma fu assassinato dal figlio Malik Shah. Quest’ultimo terminò il compito del padre, ovvero radere al suolo qualsiasi villaggio o città nei territori conquistati dal suo predecessore. Questa tecnica rispecchiava il classico atteggiamento dei popoli delle steppe che trasformavano le nuove terre in territori per il pascolo dei loro cavalli. Ciòcausò la morte di molti sudditi bizantini e la distruzione di vasti terreni coltivabili, che provocarono una seria crisi nella zona per generazioni.
Nel frattempo a Costantinopoli vi fu uno scossone. Andronico Ducas aveva preso le redini dell’Impero, ma Romano fece ritorno dopo aver proposto un riscatto ad Arslan da pagare in 50 anni (fu parzialmente pagato) e sfidò il neo-imperatore con alcuni suoi fedeli. Romano IV fu sconfitto nuovamente e ciò determinò la fine definitiva del suo governo. Infatti a quell’epoca un imperatore che veniva sconfitto non aveva più diritto al trono in quanto, secondo la credenza bizantina, aveva perso il favore di Dio. Il danno per Costantinopoli fu anche economico e militare, infatti i contadini dell’Anatolia costituivano la fonte diretta dell’arruolamento di Bisanzio, ma con la perdita di queste terre ciò non fu più possibile e l’Impero Bizantino fu costretto ad affidarsi completamente a truppe mercenarie, da cui in parte dipendeva già. Questa debolezza militare costrinse l’Impero Bizantino a rivolgersi anche agli aiuti dell’Occidente, infatti meno di un quarto di secolo dopo, l’Imperatore Alessio I Comneno si appellò ai regni occidentali per un aiuto: il risultato fu la prima crociata, che però non annullò le minacce ad Oriente. Infatti i Bizantini di lì a poco si sarebbero ritrovati a fronteggiare l’ascendente Impero Ottomano, che nel 1453 assedierà Costantinopoli, conquistandola e trasformandola nella nuova capitale. La presa della città garantì anche la presa del controllo dei commerci verso occidente, ma questa, come le crociate, è un’altra storia.
Fonti
Paul K. Davis, Le cento battaglie che hanno cambiato la storia
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