di Daniele Comisso
Prologo
La politica internazionale sta vivendo tempi estremamente cupi: prima la guerra in Ucraina, poi i conflitti in Palestina e in Venezuela; infine l’assalto contro l’Iran, cominciato con l’uccisione dei maggiori capi di stato iraniani avvenuta il 28 febbraio.
I principali attori di questo dramma globale non hanno scrupoli nei confronti di chi o cosa debbano affrontare: l’obiettivo non è solamente prevaricare, ma schiacciare l’avversario in qualsiasi campo di battaglia si potrà combattere. Lo scopo di quest’articolo non sarà quindi una banale politicizzazione dei fenomeni moderni – sappiamo così poco sulla chiara realtà delle cose – bensì uno stimolo di ricerca ed informazione per eventi così lontani dalla nostra penisola e tuttavia così influenti sulla nostra quotidianità. Ad esempio il conflitto iraniano ha generato una paralisi di merci e persone nel Medio Oriente, tanto che il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle. Al giorno d’oggi molti italiani sono costretti a sbarcare il lunario per fare il pieno di benzina, il che, con l’aggiunta dello storico buco di bilancio italiano, peggiora drasticamente le condizioni di vita di noi cittadini.
Ma perché gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran ?
Storia del conflitto: dalla Rivoluzione del 1979
L’Iran non è sempre stato la grande nemesi dell’America. Al tempo dello scià Mohammed Reza Pahlavi intratteneva buoni rapporti commerciali con l’Occidente: si era favorito lo sviluppo dell’industria pesante, maturando la nascita di una classe media nel paese; non era mancata anche un’occidentalizzazione degli stili e costumi di vita, in cui le donne potevano esprimersi liberamente. Il problema era insito però proprio in questo rapporto di subordinazione all’Occidente, per cui le compagnie americane controllavano il mercato del petrolio, di cui il paese è ricco: lo scià promosse così l’instaurazione di una violenta dittatura, tra condanne a morte ed esili forzati, tra cui quello del religioso Ruhollah Khomeini. Famoso fu anche il caso della destituzione del primo ministro nazionalista Muhammed Mossadeq, che era riuscito a nazionalizzare l’industria locale e a ridurre il potere della monarchia.
Purtroppo, a causa di manovre economiche fallimentari, nel febbraio del 1979 scoppiò la Rivoluzione Islamica con l’assalto all’ambasciata americana di Teheran: immediatamente gli stati vicini tentarono di sopprimere questa ribellione, come ad esempio l’Iraq, che per otto anni (1980-1988) diede battaglia alla neonata Repubblica, guidato dal partito estremista sunnita Ba’ath. Allora un’ondata di patriottismo invase i cuori degli iraniani: sia laici che sciiti lottarono titanicamente per la loro nazione e riformarono completamente il governo iraniano. Tuttavia a prevalere in ambito politico fu il movimento religioso. Capitanato dal rimpatriato Khomeini, esso costruì le basi della moderna Repubblica Islamica.
Questa carismatica guida introdusse la sharia, la legge islamica, che impone tuttora un preciso codice morale e civile: è vietato divorziare, le donne devono indossare il velo ed è proibito il consumo di alcolici. Il leader supremo (definito ayatollah) è la massima autorità nel sistema politico iraniano; comanda le forze armate, nomina i capi della magistratura, dei media statali e degli organismi chiave di sicurezza, e detiene l’autorità sulla politica estera, incluso il programma nucleare. Accanto a lui si sviluppò l’IRGC (il corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica), definito pasdaran, che non solo controllava l’esercito, ma è maturato come un vero e proprio impero economico che iniziò a controllare anche centri economici come banche e porti. Ovviamente ciò non escluse la presenza di un presidente e del parlamento, il cui ruolo era limitato prevalentemente all’ambito economico.
In sintesi in Iran coesistevano il pluralismo istituzionale (da non confondere con la democrazia) e il potere della Guida Suprema, superiore a tutto. Così Ruhollah Khomeini tenne saldo il potere fino alla sua morte, avvenuta nel 1989, consegnando la nazione al successore Khamenei.
Il nuovo ayatollah, come il suo predecessore, fu spesso accusato di sostenere movimenti terroristici quali Hezbollah, organizzazione paramilitare libanese sciita, e Hamas, partito militante sunnita che ha ottenuto nel corso degli anni il controllo della Striscia di Gaza.
Si comprende facilmente che i rapporti tra gli Stati Uniti e l’iran si deteriorarono , soprattutto con l’avvento della guerra in Iraq. La caduta di Saddam Hussein, capo del partito baathista, eliminò il principale rivale regionale dell’Iran e aprì un vuoto di potere che Teheran sfruttò rapidamente: finanziò le numerose insurrezioni irachene per frenare le pretese imperialiste americane; tuttavia non si trattò più di attentati spettacolari isolati, ma di una strategia di logoramento quotidiano, con ordigni improvvisati, razzi, attacchi contro convogli e basi. In sintesi si aspirava a scacciare ogni forma di presenza statunitense dal Medio Oriente: l’Iran tentò anche di isolare Israele e frenare le sue mire espansionistiche sulla Palestina. In risposta a ciò Israele stipulò in seguito gli accordi di Abramo che, come vedremo, fungono tuttora da azione anti-iraniana. Il governo teocratico col tempo ha dovuto affrontare anche una forte opposizione interna anche causata dalle sanzioni occidentali, che hanno stretto l’economia iraniana in una morsa, impedendone lo sviluppo. La situazione era diventata quindi drastica: l’economia stava collassando a causa delle sanzioni americane e la gente stava perdendo fiducia nel proprio governo, finché la rivolta esplose completamente a seguito del 16 settembre 2022,quando Mahsa Amini, una ragazza che portava scorrettamente il velo, fu arrestata e morì per cause sconosciute.
Da allora L’Iran si trova in piena caduta libera: le fiamme della rivolta si moltiplicano “più che ‘l doppiar de li scacchi”(Paradiso, canto XXVIII), il tasso di inflazione oscilla tra il 30 e il 40% e per di più si sta vivendo una crisi energetica senza precedenti.
Filo occidentali vs filo orientali: la spaccatura per la rinascita del paese
Viene quindi spontaneo chiedersi come sarà possibile risanare l’enorme buco di bilancio che sta squartando l’Iran: dal 2022 il tasso di disoccupazione è al 10%, con picchi molto più alti tra i giovani, che aspirano sempre di più a fuggire dal paese; il Rial, la moneta nazionale, è stata svalutata fino a circa un milione di Rial per un singolo dollaro americano e l’inflazione, come detto prima, tocca il 40%. Tutto questo è stato generato soprattutto dalle sanzioni internazionali dovute al possibile supporto di organizzazioni terroristiche e alla ripresa dell’arricchimento dell’uranio oltre i limiti concordati, violando l’accordo sul nucleare del 2015: in realtà, secondo la IAEA (International Atomic Energy Agency), l’Iran è ancora lontano dalla creazione di un’arma nucleare poiché gli mancano sia l’uranio arricchito (l’Iran è al 60% ed è necessario il 90% per l’atomica) sia gli incredibili strumenti di precisione per costruirla, e per arrivare a ciò dovranno passare anni.
L’unica ancora di salvezza economica sembrava quindi essere il commercio del petrolio, ma ora con il blocco dello stretto di Hormuz il paese è costretto a rinunciare a parte della propria indipendenza: l’attacco israeliano è servito a destabilizzare l’asse russo-cinese, a cui l’Iran forniva droni sofisticati (per la guerra in Ucraina) e petrolio (la Cina infatti riesce ad esportare così tanti prodotti grazie proprio a questo import).
Al giorno d’oggi in Iran molti sono favorevoli ad una collaborazione con il fronte occidentale per lo smantellamento della sharia e per una conseguente maggiore libertà politica e sociale. Anche dal punto di vista internazionale potrebbe convenire applicare questa scelta: gli Accordi di Abramo del 2020 hanno allargato l’alleanza israelo-americana a Bahrain ed Emirati Arabi Uniti, dando maggiore controllo agli americani sul Golfo Persico, la via commerciale più importante per l’Iran. Tuttavia ciò potrebbe comportare un possibile ritorno all’economia prerivoluzionaria, dove le compagnie americane assumerebbero il monopolio del mercato petrolifero.
Una nuova (ma non innovativa) guida per l’IRAN: Mojtaba Khamenei
Nell’attacco del 28 febbraio, denominato operazione Epic Fury, assieme all’Ayatollah sono morti i maggiori capi del governo iraniano. Secondo l’articolo 107 della costituzione iraniana, il leader supremo viene eletto dall’Assemblea degli Esperti, un organo clericale scelto dal Consiglio dei Guardiani: in questo caso, in assenza dei maggiori capi di governo, i pasdaran prenderanno le redini della situazione, guidati dall’appena designato ayatollah Mojtaba Khamenei, figlio del defunto leader supremo; una figura di consenso accettabile sia per le autorità religiose che per le élite di sicurezza.
Conclusioni finali
La morte di Khamenei apre un’importante biforcazione sui diversi scenari possibili: si rimane in bilico tra l’adozione di una politica conservativa repressiva e il caos generato dalle lotte di potere interne. Sta di fatto che l’entropia politica di questa guerra è destinata ad aumentare: la verità riguardante le ragioni profonde del conflitto comparirà solamente decenni dopo un trattato di pace; tuttavia ciò che preoccupa di più è l’evidente ricomparsa di una guerra fredda tra gli Stati Uniti e il blocco orientale. Ciò potrebbe, data l’assenza di una figura diplomatica come J.F.Kennedy, sfociare in una tensione simile a quella verificatasi a Cuba nel 1962, quando le due superpotenze di allora stavano per premere il grilletto su una delle armi più distruttive del mondo come in un apocalittico duello tra cowboy. Fintanto che non si propone un ordine internazionale basato sul diritto e mirato ad eliminare la guerra, sarà impossibile garantire la serenità del mondo e di conseguenza frenare le mire imperialiste dei Napoleoni moderni. La pace perpetua attende con ansia la rinascita dell’uomo moderno.
Sitografia
https://www.geopop.it/
https://www.alarabiya.net/
https://www.corriere.it/
https://nova-lectio.com/
https://www.lastampa.it/
https://www.youtube.com/@ParabellumStoria
https://www.limesonline.com/carte/carta-inedita-della-settimana/gli-assi-economici-di-teheran-iran-16701720/
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