di Vittorio Romano
Mondiale di Formula 1 2026. Una vera e propria rivoluzione è alle porte: da quest’anno le monoposto saranno spinte da un motore per il 50% elettrico – una cosa mai vista prima, che rappresenta la naturale evoluzione delle Power Unit ibride introdotte nel 2014; ma oggi non è questo il punto di cui parlare.
Nel corso degli ultimi mesi, sono spuntate delle indiscrezioni su quella che potrebbe essere una delle operazioni di mercato più importanti degli ultimi anni: Charles Leclerc sembra pronto a lasciare la Ferrari, dopo 8 stagioni, per accettare la proposta fatta da Aston Martin per la stagione 2027.
Leclerc è un ragazzo monegasco, che già dalle categorie minori ha messo in mostra un talento cristallino: campione del mondo sia di Formula 3 sia di Formula 2, in entrambi i casi nella stagione di debutto, impresa riuscita a pochissimi nella storia. E poi il debutto in Formula 1 nel 2018, una stagione di apprendistato in Sauber e poi il salto nella Scuderia. Da subito ha iniziato ad andare forte, veramente forte: la prima pole position alla sua seconda gara in Ferrari, con quel rammarico per la vittoria sfumata in quell’occasione per un guasto al motore. Però, qualche mese dopo, finalmente la prima vittoria arriva, nel Gran Premio del Belgio, in un weekend drammatico per l’incidente fatale di Antoine Hubert, suo grande amico da sempre; e da lì lo slancio per agguantare con la forza la vittoria anche a Monza, patria ferrarista, una settimana dopo, tenendo dietro per tutta la gara le due Mercedes mattatrici del campionato. Ecco lì, in quella domenica di settembre, si imprime nel cuore dei tifosi ferraristi il nome di Charles. La storia ferrarista di Leclerc, però, è stata arida di soddisfazioni, senza mai riuscire a giocarsi il mondiale: perché in Formula 1 puoi anche essere un concentrato del talento più puro, ma se la tua monoposto non è competitiva, il mondiale non lo vincerai mai. Ed è proprio questa ormai cronica mancanza di competitività della Ferrari – mai in grado di permettergli di giocarsi il campionato – il fattore che ha spinto Leclerc a guardarsi intorno per il 2027.
Fino a qui sembra un’operazione di mercato come tante altre: un talento unanimemente riconosciuto, insoddisfatto delle prestazioni della propria squadra, che decide di accasarsi in un altro team. Ma sotto c’è molto di più. C’è l’anima stessa della Ferrari, una squadra che in Charles ha ritrovato un leader giovane, carismatico, affamato, che è arrivato dove altri grandi come Alonso e Vettel, già pluricampioni all’arrivo alla Scuderia, non sono riusciti fino in fondo: entrare nel cuore dei Tifosi. Sì, perché nessuno, nella storia recente della Ferrari, è riuscito a fare quello che ha fatto Leclerc, con prestazioni sempre al di sopra del potenziale della macchina (come dimostrano le sue 27 pole position, dove il pilota conta quasi più della monoposto), e soprattutto nessuno ha dimostrato un amore infinito e incondizionato verso la Scuderia come il suo; anche quando tutti in squadra erano demoralizzati, lui ha sempre tirato avanti, non con superfluo ottimismo, ma con realismo e grinta. C’è persino un aneddoto risalente alla sua stagione in F2: Charles raccontò a suo padre, ormai in punto di morte, una bugia, dicendogli che avrebbe corso con la Ferrari nel 2018, senza immaginare che, solo un anno più tardi, quel sogno si sarebbe avverato. E probabilmente quello che più di tutto riassume la passione di Charles è una risposta che diede a chi gli chiese che cosa provava vedendo altri ragazzi della sua età o più giovani giocarsi vittorie e mondiali: “Però io guido la Ferrari”.
Ora Leclerc si trova ad un bivio. Ormai ha quasi 30 anni, e il suo tempo a disposizione in F1 si riduce sempre di più: non c’è più tempo, forse, per inseguire ancora il sogno fanciullesco di diventare a tutti i costi campione con la Rossa. Forse, per il bene della sua carriera da pilota, se la Ferrari non riuscirà a dimostrarsi competitiva nemmeno nel nuovo ciclo tecnico, potrebbe essere il momento di cercare un sedile altrove.
E quindi, se Leclerc lascia la Ferrari? Beh, si chiuderà una vera e propria era per i ferraristi, l’era di Charles, caratterizzata non da grandi successi, come ai tempi di Lauda e Schumacher, ma dall’amore di un pilota per il proprio team; si chiuderà un’era per certi versi simile a quella di Gilles Villeneuve, entrambe caratterizzate dal rimpianto per quello che avrebbe potuto essere, seppur per motivi diversi. E allora, in fondo, non si può che ringraziare Charles Leclerc per tutto quello che ha dato, e augurargli in ogni caso buona fortuna, sia in Ferrari sia ovunque lo porti la sua carriera.
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