di Vitaliiy Horal

Scandinavia, Regno di Ragnarök

La flotta di caravelle si muoveva lentamente tra i ghiacciai, imponenti come scogli eterni che sfidano il passaggio. Svettava sulle vele un teschio frontale davanti a una spada che  incrocia un osso. Un corvo nero, emblema delle terre del nord, volò tra i ghiacci, posandosi con eleganza sulla spalla sinistra di Feus Sallis.

Era un uomo imponente, alto e robusto, con occhi verdi scintillanti come smeraldi sotto il sole. La sua barba rossa, lunga e curata, era decorata con gioielli incisi con rune antiche. Su un anello si leggeva “Forza”, sull’altro “Potenza”. Indossava abiti di pelle e pelliccia: scarpe nere robuste, cucite con la pelle dell’orso bianco, e un mantello dello stesso animale, segno di magnanimità e di forza mostruosa. Sulle spalle portava uno scudo ornato con i simboli della sua nave, gli stessi che sventolavano sulle sue bandiere.

Con un gesto gentile, staccò il messaggio legato alla zampa del corvo, che subito volò via gracchiando. Mentre leggeva, un sorriso si allargò sul suo volto. Poi iniziò a ridere, una risata profonda e isterica, che rimbalzava tra i ghiacci come un eco minaccioso. Uno dei marinai, attirato dalla scena, gli si avvicinò con aria incerta: «Capitano, cosa succede?»
Feus Sallis lo fissò con uno sguardo feroce, gli occhi accesi di un fuoco di fiamma che potrebbe bruciare tutto il ghiaccio del nord.
«Non vedi? Quel damerino di Marco Messino ha messo una ricompensa sulla mia testa!
Venti milioni, solamente? Ma non ha idea, quel ragazzino, di cosa significhi incrociare il cammino di un discendente di Ragnarök!» Io sono la punizione del Dio. Se non avessero fatto nulla il Dio non mi avrebbe mandato a castigarli.>>
Attorno a lui si percepiva una pressione che è in grado di spaccare le montagne e le città. Si fermava il tempo davanti a noi.Il marinaio, confuso, quasi fuori dai sensi con una voce indebolita gli disse: «Capitano, ma quindi… cosa facciamo?»
Feus Sallis lo ha fissato con un ghigno freddo e risoluto.
«Cosa facciamo? Andiamo al palazzo reale di Bretagna. Quegli sciocchi hanno firmato la loro condanna a morte!»

Bagdad, Impero della Notte d’Oro

Bagdad, la città d’oro, splende sotto il sole come l’oro più raffinato al mondo. Le sue strade brulicano di vita, un crocevia di commercianti, filosofi e marinai. Ogni edificio sembra una promessa di ricchezza e bellezza: le case in marmo bianche come la neve decorate a mano e le tettoie blu conferiscono alla città l’incanto di un racconto delle  Mille e una notte.
Un falco solcò il cielo sopra la città, passando tra i palazzi, finché non raggiunse una balconata aperta mettendosi sopra a un mobile in legno. All’interno, una figura maschile stava distesa su cuscini ricamati, circondata da calici di rum e avanzi di un banchetto. Era Althai Alasid, un tempo consigliere del sultano, oggi un pirata scaltro e spietato.
Althai si alzò con calma, slegò la lettera legata alla zampa del falco e la lesse. Le sue labbra si incurvano in un sorriso. Aveva già un piano nella testa e sedendosi sulla sedia cominciò a scarabocchiare una risposta:

Sultano, mio caro amico,
Con tutta la compassione che nutro per la patria, accorrerei al tuo fianco senza esitazione. Ma, ahimè, il destino non è stato clemente con i miei uomini: una battaglia dolorosa e severa gli ha tolto le armi e le province. Con umiltà e rispetto, ti chiedo un piccolo aiuto: una somma che non superi il valore della mia testa per il riscatto della marina. Con queste risorse, rinnoveremo le forze disperse nella battaglia e torneremo da te come il vento feroce dei deserti. La tua immensa generosità, che da sempre distingue l’uomo più potente e nobile al mondo, non avrà difficoltà a esaudire questa richiesta modesta. Abbi fiducia in me, e quando arriveranno le provviste, sarò davanti alle tue gambe e tutti i miei tremila soldati con affetto ti daranno il più nobile saluto. Uccideremo tutti quelli che osarono sfidarti.

Con affetto,

Althai Alasid.

Legò il messaggio alla zampa del falco e lo osservò spiccare il volo. Poi si lasciò andare a una risata roca e crudele. Molto piano sussurrò: “Ci vedremo all’inferno, caro amico”

‘1671, L’Inferno in arrivo’

Ogni giorno era peggiore del precedente, i soldi delle nazioni si concentrano sulle spese militari. Persone morivano di fame, i bambini più e più spesso cominciarono a diventare borsaioli. Le donne in cerca dei soldi vendevano la loro dignità ai uomini con dei soldi. La fine giustifica mezzo, si? Allora cosa ne dici di questa miseria? Soldati partono dai convogli senza fine, città che godevano della bellezza diventano luoghi di furti, esecuzioni, omicidi, mentre i generali si godono il denaro. Allora chiedo, chi sono i veri criminali, i pirati o il governo? Direi entrambi, ma chi è peggiore tra di loro? La risposta non è chiara….

Il 13 aprile di quest’anno Messina insieme ai suoi uomini attaccano Bagdad alleandosi con Althai Alasid. Il Sultano assieme ai più vicini cercano di fuggire da quella tempesta, che ormai arriva dietro le spalle. 

27 aprile, conquista di Bagdad, uccisione dell’ultimo sultano, incenerimento della biblioteca più grande al mondo, esecuzione di centinaia persone, Questo giorno viene nominato Brutalità d’Oro, che ha portato alla fine di una storia che durava millenni. La storia non ama i traditori, e come Bruto, Giuda e Cassio per l’eternità della disgrazia divina arriva anche il nostro caro Althai, che dopo la presa della città viene esiliato sulla piazza macchiata in rosso, le sue ultime parole, furono: ‘Io odio voi, brutti traditori..’ 

L’ 11 luglio, Felis assieme all’Inferno Alabamico giungono in Bretagna, passando dal Maidstone al Londinium segregando il popolo, uccidendo e massacrando i centri urbani. Il re Britannico è costretto a pagare un enorme riscatto, in modo che loro non prendessero Londinium con la forza. Stesso giorno il re manda dei messaggeri in Gallia, ma furono rifiutati e costretti a tornare indietro. In una settimana il re fu costretto a firmare un documento ‘Recusatio Regis’, nel quale la sua dinastia viene deposta dalla vita politica e viene esiliata. II 19 luglio avviene l’esecuzione pubblica, portato in catene alla piazza Kennington Common, su una piattaforma avanzata di 10 metri. La piattaforma era circondata dalle guardie dei pirati, la folla delle persone era immensa, tutti necessitavano il pane e lo spettacolo, nella sua direzione venivano lanciate verdure marce, pezzi di fango e sassi. A quel punto esce Salis, la folla si calma, il suo discorso comincia:

“Signori e signore in questo giorno, 1671 anni dopo la nascita di Gesù bambino, dopo che gli uomini finalmente hanno scoperto che cosa sia la vera vita, la Bretagna la rifiuta. Il re che oggi viene esiliato non fece altro che mentire, non fece altro che fare la guerra contro gli uomini che esplorano i Bacini oceanici, mi nominò il criminale del mare, ma che crimini ho compiuto? Alla sua guida venne distrutta la più grande città al mondo, alla sua guida voi soffrite nella povertà e omertà. Il mondo si è diviso in due, in prima e dopo, e non ci sarà mai più una via indietro. Per il mio consenso, lo faccio parlare per un’ultima volta.”

Il suo discorso eccita il pubblico, la folla delle persone cominciano a gridare più forte che mai. Le persone come se diventassero tutti un unico organismo, sopraffatto dell’evento e la voglia di porre fine all’ultimo re. 

Il re viene portato alla forca, il suo collo viene posizionato nel cappio della corda. La sua voce era determinata, ma anche impaurita. Dopo un sospiro disse:

“Non chiedo perdono per i miei atti, ma chiedo giustizia, a voi popolani e al nostro Signore. Non potevo far altro, che andare contro coloro che escono nel mare per i saccheggi e piraterie. I pirati sono servitori del demonio, non sanno altro che saccheggiare e distruggere, truffatori e traditori, come il demonio stesso. La mia morte è solo una piccola goccia nell’Oceano degli omicidi compiuti. Ma giustizia arriverà, nascerà un bambino dato dal nostro Signore, che porterà alla fine di tutto ciò. Arriverà. e la sua vendetta porterà all’inferno tutti i pirati…..”

La piattaforma viene sollevata, alla sua morte la piazza tace, la paura degli occhi spegneva la scintilla della speranza. Il mondo di oggi non sarà mai più come prima.

il 6 gennaio 1680 in una città sotto l’impero Polacco-Lituano in una piccola città Subotiv nasce un bambino di nome Bogdan ( Dato dal Dio).

[fine 2° capitolo]