di Nicola Romanello

Perché te ne stai placido seduto
sotto quel salice d’un vivido rosso,
pur se qui, disteso nel tuo nulla,
ti chiaman a loro le stelle,
dolci fari nel mare ancestrale,
dettagli curati d’un infinito dipinto?

Perché non issi vela e sagola…
seguendo Zefiro e i venti
viaggiando guidato da lor sulla spuma
mosso dalle onde, bagnato dalle acque,
privo di rotta, guidato da sogni,
in direzione d’un sol bagliore lontano?

Perché cercatore non guardi alla volta?
Se loro da sempre guardano a te.
Marciatore dormiente, sotto l’ombra di Luna,
sognatore pensante, baciato dal manto notturno…
Cercatore cui veglia la luna

Cos’è che cerchi al di là del sogno?
Cos’è che vedi oltre le nebbiose siepi?

Mai più chiaro alla vista ti fu questo vasto mondo,
non appena vedesti lei aprirti la via,
mostrandoti che oltre le fredde foschie,
alla fine di questo folle navigare,
non c’èra niente che ne valesse la pena…

Ma pensasti soltanto alle stelle,
cantasti in onore degli astri
e dormisti senza sognare.
Il viaggio è stato lungo
e al chiaro di luna dicesti:
“è stato veramente appagante”