di Ilaria Sommaro
Queste le parole dell’ex-magistrato Gherardo Colombo durante l’evento ”Sulle Regole” presentato dal celebre duo Luca e Paolo, tenutosi venerdì 18 novembre alla Fabbrica del Vapore di Milano in diretta steaming con il Cinema Visionario di Udine
Colombo, in accordo con i ragazzi presenti, afferma che la parola giustizia inevitabilmente si interseca sempre con ”regole”. Si deve ammettere che tutti noi a primo impatto guardiamo le regole negativamente, se però uniamo questa sensazione iniziale alla consapevolezza della finalità riusciamo a capirne il perché: trovandone lo scopo “cambia la relazione con la cosa che è necessario fare per poterlo raggiungere”. Questa condizione implica la possibilità di libertà, che è propria di chi conosce, perché solo la conoscenza porta a scelte reali.
Sbagliamo nel concepire, purtroppo spesso, la libertà come onnipotenza che diventa vendetta in quanto ideale di giustizia.
Ma la giustizia, semplicemente considerando il primo articolo della nostra Costituzione, è dettata dall’idea per cui: “tutti sono destinatari dello stesso rispetto” e, secondo la medesima, ciascuno di noi, qualunque cosa abbia fatto, è degno[ in quanto uomo].
Il carcere è quindi una forma di giustizia? La risposta di Colombo è:”No”, la giustizia non equivale a punizione perché la pena non serve a educare. Attualmente la risposta della giustizia ad un conflitto è un conflitto che porta dunque alle persistenza di quest’ultimo tra la società e chi ha trasgredito le regole. Inoltre, secondo dati certi, ben il 70% di coloro che hanno vissuto il carcere, a distanza di poco tempo ci torna. È evidente che questo sistema non funziona. Contrariamente, coloro che commettono reati ma si vedono applicata la misura di affidamento ai servizi sociali, ricadono nella criminalità per il 19%.
Il compito dello Stato di garantire la sicurezza è quindi fallito?
A questa domanda posta via Facebook, attraverso la pagina istituita in occasione dell’evento, Colombo con estrema convinzione dice: “È l’educazione la risposta!”. Secondo l’ex-magistrato è necessario agire prima attraverso la comunicazione come forma di educazione, in grado di indurci a quel miglioramento al quale tende naturalmente la società.
In contrapposizione all’idea iniziale decisamente pessimista della società odierna, una visione prettamente ottimistica chiude l’evento, insieme all’atteso e finalmente svelato ideale di giustizia al quale Colombo è pervenuto dopo anni di lavoro nelle istituzioni: “riconoscimento universale e alleanza”.
Ai posteri l’ardua sentenza…
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