di Martino Trapanotto
Non è un caso che il primo cavaliere dell’Apocalisse sia Pestilenza.
La prima causa di morte degli uomini nella storia furono infatti le malattie, non la guerra o i predatori. Niente influenzò il mondo come queste, dalla peste di Giustiniano del 492 che distrusse l’Impero romano d’Occidente, alla peste del 1500 che aprì la strada alle riforme della Chiesa, della cultura e della Modernità, davanti al silenzio divino.
L’avvento della medicina alla fine dell‘800 sembrò un miracolo: antibiotici e vaccini erano la promessa di un futuro più radioso per i nostri figli.
Ma come per tutto, la scienza dà solo le chiavi agli uomini, sta a costoro usarle al meglio. I batteri infatti, che credevamo aver ormai messo in scacco grazie a sostanze come la vancomicina e la penicillina, hanno iniziato a rispondere: i farmaci antibiotici sono sostanze che disturbano o distruggono i microrganismi attraverso diverse tattiche per combattere i vari ceppi infettivi in modo mirato, puntando ai loro punti deboli evolutivi.
Sfortunatamente, come i batteri sono migliorati attraverso la selezione naturale per combattere i nostri sistemi immunitari, così stanno facendo anche contro le nostre nuove armi chimiche, sviluppando geni e plasmidi che permettono loro di difendersi.
La causa di questi nuovi sviluppi siamo noi, ormai sommersi da antibiotici e sostanze germicide, che ci imbottiamo di antibiotici per un’ influenza virale o che non terminiamo i cicli di cura prescritti, aumentando così la pressione selettiva verso i nuovi ceppi di batteri resistenti, liberi di moltiplicarsi dove quelli non resistenti hanno fallito.
Fonte anche peggiore è l’industria della carne: regolamentata fortunatamente in UE, negli USA non lo è a livello federale per quanto riguarda l’uso di farmaci antibiotici negli allevamenti intensivi e oltre il 70% degli antibiotici usati negli Stati Uniti sono dunque impiegati per alimentare gli animali, peggiorando ancora questo problema.
Quindi, quando qualcuno viene infettato da un batterio resistente a un antibiotico comune, i medici sono costretti ad andare a ricorrere a sistemi più drastici, con farmaci più specifici o più vecchi, messi in disuso per i più svariati motivi. Tutto questo culmina con la nascita di batteri super resistenti e porta all’utilizzo di sostanze come il Cloramfenicolo, antibiotico normalmente non utilizzato per la sua altissima tossicità e per i possibili danni che causa al midollo osseo, ma anche per questo estremamente efficace.
Oggigiorno la guerra genetica è affrontata sia attraverso la ricerca di nuovi antibiotici, ambito dell’industria farmaceutica ignorato per troppo tempo, sia grazie a nuove tecnologie capaci di combattere le resistenze a livello genetico direttamente all’interno dei batteri stessi.
Sfortunatamente, però, queste nuove tecnologie sono ancora veramente giovanissime, non ancora testate negli umani e prima di poterle utilizzare ci vorrà del tempo, mentre i batteri continuano ad evolvere.
Sembra dunque che la guerra non sia ancora finita.
Scrivi un commento