di Nicola Grion
La tecnica del 3D parte da lontano. I primi esperimenti al riguardo risalgono addirittura agli anni ‘20, periodo in cui veniva sfruttato il sistema dell’anaglifo, dove un’immagine, se osservata mediante appositi occhiali dotati di due filtri di colore complementare l’uno rispetto all’altro, forniva una illusione di tridimensionalità. Il primo lungometraggio realizzato con la tecnica anaglifo (con due pellicole separate) è del 1922, si intitola The Power of Love, con regia di Nat G. Deverich e Harry K. Fairall, ed è purtroppo andato perduto.
Gli anni ‘50 sono caratterizzati da un primo vero progresso. Solo negli anni ‘80 però la tecnologia si sviluppa e permette di proporre un 3D più sofisticato, basato sulla proiezione di due immagini a pieno colore prese da angoli leggermente diversi e viste tramite occhiali trasparenti con lenti polarizzate, in modo da far vedere solo una delle due immagini a ciascun occhio. Anche in questo caso viene sfruttato l’effetto stereoscopico, ma la qualità dell’immagine in 3D è superiore rispetto a quella del vecchio sistema. Negli anni successivi la tecnologia migliora e l’uscita di alcuni film appassiona gli spettatori.
Qualche anno fa infine arriva James Cameron che con Avatar ci spalanca tutti e due gli occhi.
Negli ultimi anni il 3D sembrava essere il futuro dell’intrattenimento casalingo e non solo. La realtà però ha portato chiunque sosteneva che il cinema 3D fosse il futuro a ricredersi.
Il 3D è morto, inutile contraddirlo. Si erano sbagliati i produttori che lo avevano dipinto come funzionalità indispensabile per ogni TV; si erano sbagliati i consumatori, che pur restando scettici di fronte al 3D pensavano che restasse nelle TV come “feature” usata però molto raramente.
Invece no: fare una TV 3D costa e nell’ottica di risparmio i produttori hanno deciso di eliminare la funzione 3D. Non esisteranno più TV 3D.
Si possono fare alcuni ragionamenti sulle cause per le quali il 3D non ha funzionato:
- la necessità di indossare gli occhiali non è una motivazione valida; se così fosse tutti coloro che stanno investendo sul VR (realtà virtuale) dovrebbero preoccuparsi seriamente.
- La mancanza di contenuti: il 3D funziona al cinema ma non funziona altrettanto bene a casa su uno schermo piccolo. Pochi hanno poi investito nella creazione di contenuti originali in 3D. Nella maggior parte dei casi ci si è accontentati di conversioni di film non nati per il 3D, fatte neppure troppo bene. Il mondo dello streaming e il Blu-ray Ultra HD hanno rifiutato di investire nel 3D. In tutto il mondo i canali 3D sono nati e morti dopo pochi mesi, e solo Sky Italia resiste con un canale tutto in 3D, chissà ancora per quanto.
Piangeranno la morte del 3D probabilmente in pochi e a quei pochi si potrebbe rispondere: “mai scegliere un prodotto in base alle mode passeggere”.
Resta la consolazione che un nuovo prodotto, non alla portata di tutti, ma di grande utilità in ogni campo, sta prendendo piede: il visore per la realtà virtuale (VR). Certo, non basta introdurre una nuova tecnologia, bisogna anche che questa diventi di uso pratico e diffuso. Soprattutto deve essere sostenuta con progetti innovativi e di mercato.
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