di Martina Catalano, Daniele Comisso, Vitaliiy Horal, Vittorio Romano
“Roma, Roma, Roma, core de sta città, unico grande amore, de tanta e tanta gente, che fai sospirà”
Antonello Venditti ha vissuto nella città eterna per l’arco di tutta la propria vita e ha saputo immortalarne lo spirito passionale ed empatico.
Non appena si scende dal treno, ci si immerge immediatamente all’interno della città: la storia antica mescolata al caos della vita quotidiana. Si comincia ad osservare una città che si rivela in tutta la sua maestosità non appena si raggiungono i fori, con l’imponente Colonna Traiana a dominare la scena, il Colosseo e il Pantheon, che stupiscono per quanto popolazioni di migliaia di anni fa siano riuscite a costruire monumenti così imponenti, capaci di resistere a tutto fino a oggi. Sebbene noi abbiamo avuto l’opportunità di vederla per soli cinque giorni, durante il nostro soggiorno, Roma si è mostrata in tutto il proprio splendore: i Musei Vaticani e la Basilica di San Pietro, con i suoi oltre 500 scalini, custodiscono le più spettacolari opere rinascimentali e barocche del mondo: l’umanità tutta accorre qui entusiasta per essere rapita dall’imponente bellezza. Non sono però solo i palazzi antichi a parlare per la città: la cordialità e la benevola ironia dei romani accolgono in modo incantevole, quasi come gli abitanti ci conoscessero da una vita, tra risate e carbonara.
Poi Roma di notte è pazzesca: in giro non c’è più nessuno, e la brezza notturna è l’unica cosa che muove l’atmosfera, in una sinfonia di silenzi interrotta solo dai grilli e dagli autobus notturni. Ti avvolge una sensazione di vivere fuori dal mondo e dal tempo, diversa dalle altre città per un motivo che non riesci razionalmente a spiegare; dà semplicemente un’emozione diversa, di essere realmente in capite mundi.
Tutte le strade portano a Roma, ma è a dir poco struggente lasciarla.
O la mia Roma
che forgi dei magni nomi,
i qual pel mondo portano
i tuoi gentil valori;
con la premura lodano
et sperano et sognano
mirarti solcare tra i
più alti cieli, agognano
i tuoi bei figli cari.
Stupito quello straniero
che si scontra con la tua
meraviglia dell’impero,
del regno e del clero tuo.
Vittoriano, Colosseo,
spegni le luci, portami
a quel bel Mausoleo,
dove l’angelo richiama
la fine del contagio,
sorgi, cara mia Roma
dalle ombre, abbi coraggio!
Viva alla eterna Roma
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