di Ilaria Sommaro

La morte di una madre può sicuramente far crollare il piccolo mondo che c’è in ognuno di noi, ma in Captain Fantastic ha fatto crollare anche la stabilità del mondo creato dal padre attorno ai sei ragazzi che vivono in quello che definiremmo un vero e proprio stato di natura.

La realtà viene qui costruita da un solo uomo che agli occhi dei propri figli appare come un supereroe ma non solo, si tratta di un uomo che rappresenta il loro punto di forza, è colui che li sprona e li incoraggia, è il loro insegnante, ma si tratta di un insegnante di vita oltre che di letteratura, matematica, fisica, musica e tutto ciò che rientra nella comune sfera del sapere. La cultura di questi ragazzi è vastissima, la loro capacità di apprendimento migliore di qualsiasi altro, il loro senso critico è formidabile sin dalla tenera età, conoscono con chiarezza tutto quello che accade al di fuori della loro piccola società grazie all’educazione fornita loro dai genitori.

Sembrano essere al sicuro dal capitalismo e dalla corruzione che affliggono l’America mentre vivono isolati da essa in una foresta sperduta imparando l’arte della caccia e sviluppando le loro capacità fisiche.

A questi personaggi non sfugge nulla, persino i bambini più piccoli non vengono protetti da argomenti considerati per loro ”pericolosi” o ”non adatti alla loro età”.

Si può affermare che il loro sia il mondo della verità e della massima esplicazione dell’uomo, la conoscenza e le capacità di ognuno di questi personaggi porta a riflettere su quanto ci sia di vero e giusto nella nostra realtà. Emergono due società create secondo una perfezione architettonica: da una parte quella dello spettatore, ovvero la realtà del consumismo e della finzione, dall’altra quella dei nostri personaggi immersi nel verde di un mondo che appare sano e slegato da ogni futilità.

L’approccio al mondo esterno è però necessario tanto che gli stessi ragazzi ne sentono il bisogno, dopotutto siamo naturalmente portati a desiderare tutto ciò che non abbiamo mai sperimentato e questo è dovuto anche dal fatto che loro stessi apprendono tutto partendo dall’esperienza, essendo gettati quasi brutalmente dal padre nel vivo dell’azione.

Un mondo estremamente slegato da ogni approccio sociale sembra davvero opprimere i giovani ragazzi cosicché alla fine viene prediletta quella medietas che sembra garantire una buona stabilità nei cuori di tutti.

Captain Fantastic è un film che scalfisce l’animo di chiunque, non manca di coinvolgimento e di emozioni ma è da notare che dietro ad essi c’è molto altro. Quanto è giusto proteggere i propri figli? E soprattutto, da cosa dobbiamo proteggerli? Quale può essere il tipo di società vincente? Quella formata da coloro che non pensano o quella formata da persone che sanno guardare un po’ più in là della grande emme del Macdonald’s o dei rassicuranti sorrisi dei politici? Sono tutte domande che i genitori di questi ragazzi si sono posti e a cui hanno risposto attuando quello che ritenevano ”il meglio”. Ma se è vero che ”ogni testa è tribunale” diventa difficile stabilire quale sia la strada migliore da scegliere.