di Mihail Ciubotaru

Quasi un anno dopo l’inizio della pandemia, molti bambini, bambine e adolescenti stanno affrontando problemi emotivi, psicologici e sociali.
Sono tanti i giovani che sentono molta stanchezza, freddezza, irascibilità e preoccupazione. La diminuzione di contatto umano e la mancanza di relazioni tra i coetanei, le difficoltà della DAD e le numerose quarantene, stanno generando un disagio profondo soprattutto tra i più giovani.
Rispetto agli adulti, che hanno una maggiore capacità di sopportazione e un carattere autonomo, i giovani e gli anziani hanno bisogno di più contatto fisico e di trovarsi in in compagnia di altri.
La parola che caratterizza quest’emergenza è stata isolamento. Il virus ci ha insegnato a guardare ogni persona con diffidenza, come possibile portatore di infezione e malattia e ha instaurato in tutti noi il sospetto e il timore.
Ogni lockdown ci ha resi e continuerà a renderci più diffidenti: in questi mesi abbiamo imparato ad isolarci, a stare in casa, in uno spazio che pensiamo sia l’unico sicuro e protetto. Guardiamo sempre più spesso le possibilità di contatto con gli altri con maggior timore e questo lascerà un segno sull’intera comunità, e più precisamente nelle relazioni sociali.
La paura di far visita ai nostri cari per il possibile rischio di contagio, la solitudine accompagnata dalla paura che nulla possa tornare come prima, l’incubo di perdere la sicurezza economica, è quello che ognuno di noi ha vissuto e continua a vivere a causa della pandemia, che continua a creare stress e continua fatica assieme ad un possibile crollo delle certezze. Il grado di ansia dipende da quanti sono i fattori di stress a cui viene sottoposto un individuo; questi fattori possono essere influenzati da persone esterne oppure legati alla personalità del singolo individuo. Questa situazione di continua instabilità, derivata non solo dall’emergenza ma anche dalle comunicazioni dei media, continuamente caotiche, ha cancellato ogni punto di riferimento. Questa situazione  ha creato solo un grandissimo consumo di energia, che ha prodotto solo stati d’ansia.
In questi casi è essenziale intervenire in modo da poter ristabilire l’equilibrio tra la propria “comfort zone” e lo stare all’esterno, che è il luogo dove è possibile formarsi e crescere. Se queste emozioni, difficili da gestire, vengono affrontate è possibile chiarire la propria situazione interiore e rialzarsi nuovamente.
Ora, ragazzi e ragazze stanno attraversando tempi molto difficili. La mancanza di rapporti di vita con amici e compagni di classe, le difficoltà dell’apprendimento a distanza e la privazione causata dalle misure di controllo delle infezioni mettono sotto pressione la loro salute mentale.
Infatti la salute ed il benessere dei ragazzi deve essere tutelata nel modo migliore da genitori, insegnanti e adulti. Si potrebbe iniziare ascoltandoli, non interrompendoli e non essendo troppo soffocanti. Bisogna sostenerli nella loro interpretazione degli eventi discutendo con loro il loro punto di vista e le loro reazioni.
Si deve essere aperti al dialogo, così che possano sempre venire a parlare.
I ragazzi si potrebbero isolare e di conseguenza bisogna trovare dei modi per parlare con loro e fargli sentire il supporto degli amici e della famiglia. Bisogna incoraggiarli a rispettare le misure di sicurezza e a passare più tempo con gli amici, infatti le relazioni con i coetanei sono molto importanti e i giovani ne hanno bisogno per potersi sviluppare nella sfera sociale ed emotiva. Si deve essere realistici e onesti quando si parla con loro della situazione e delle difficoltà che tutti stanno vivendo, infine bisogna apprezzare ogni loro sforzo, perché in fondo sono loro che stanno vivendo il momento peggiore.