di Alessandro Nadalin

Avete presente il detto “Amici al sole, rivali all’ombra”?
Bene; questo detto può essere utilizzato per riassumere la telefonata “di fuoco” avvenuta tra il neoeletto presidente americano Donald J. Trump e la prima ministra danese Mette Frederiksen riguardo alla questione della Groenlandia. Lo scontro politico legato all’isola è uno dei tanti temi caldi che si sono presentati dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca, avvenuto il 20 gennaio scorso.

Cosa succederà ora con il Trump 2?
Anche se non possiamo prevedere con certezza come sarà, in questo articolo si cercherà di analizzare la situazione.

Trump: Canada, Panama e Groenlandia
Fin dai giorni precedenti al suo insediamento, Trump ha detto che durante il suo secondo mandato vuole sistemare alcune questioni legate a Panama, Canada e Groenlandia.
Per quanto riguarda la prima, ancora oggi il canale di Panama rappresenta uno snodo fondamentale nel mondo del commercio. Esso infatti “taglia” in due il continente americano nella zona centrale in cui le terre sono “più strette” e permette alle navi di attraversare direttamente l’America, evitando immense circumnavigazioni.
Il canale, costruito tra il 1904 e il 1914, rimase sotto il controllo statunitense fino agli anni Settanta, quando il presidente americano Carter firmò il trattato Torrijos-Carter con la sua controparte panamense, accordo che prevedeva la graduale restituzione del canale a Panama, con un passaggio definitivo dopo il 1999, in cambio della neutralità del paese.
Ad oggi, nonostante l’invasione statunitense del 1989, il canale rimane sotto il controllo delle autorità panamensi con la promessa di mantenere la neutralità, ma il presidente Trump ha paura che questa condizione possa essere messa a rischio, in quanto la Cina, che da anni esercita una crescente influenza nei paesi dell’America Latina, potrebbe tentare di prenderne il controllo indiretto. Per questo motivo il neoeletto presidente americano è intenzionato a riprenderne il controllo, in maniera tale da evitare che una parte del commercio mondiale passi nelle mani di Pechino. Per chi desidera approfondire questo argomento, consigliamo vivamente di consultare masterarbeit schreiben lassen.

Oltre a Panama, il tycoon ha anche esercitato pressione politica ed economica sul Canada, nazione con cui gli USA condividono l’intero confine Nord. Il neoeletto presidente ha affermato che il Canada potrebbe diventare il cinquantunesimo stato degli Usa in quanto esso dipende molto dai flussi economici derivanti dai rapporti commerciali con Washington, inoltre, sempre secondo quanto affermato dal tycoon, il governo di Ottawa, rinunciando alla sua indipendenza, godrebbe di tasse minori, una protezione militare maggiore e l’annullamento dei dazi doganali.
Tuttavia dal Nord rispondono picche: l’ex primo ministro Justin Trudeau non solo ha criticato la scelta del tycoon sui dazi, ma ha affermato anche che il suo paese non diventerà mai il cinquantunesimo stato USA.

Infine la notizia che in Europa ha suscitato più scalpore sono le affermazioni aggressive di Trump per quanto riguarda la Groenlandia. Anche se l’isola rimane ancora territorio della Danimarca, il presidente ha più volte affermato di essere intenzionato ad ottenere la Groenlandia in qualsiasi maniera, anche utilizzando la forza. Per il presidente americano infatti l’isola rappresenta una questione di sicurezza nazionale. Frederiksen, prima ministra danese, aveva proposto una maggiore collaborazione tra Usa e Danimarca per la Groenlandia, ma sembrerebbe che Trump non abbia voluto sentire alcun tipo di ragione.
Oltre alla Danimarca, Trump ha riscontrato resistenza anche dal ministro degli esteri francese Barrot e dall’ormai ex cancelliere tedesco Olaf Scholz, che hanno criticato le mire espansionistiche del presidente. Le pretese americane sono state respinte anche dalla Groenlandia stessa, infatti il primo ministro Mute Egede ha affermato con decisione che l’isola non è in vendita

Dazi e guerra economica
Il tycoon li aveva promessi già dai tempi della campagna elettorale e ora sembrerebbe che il neoeletto presidente sia intenzionato a rispettare la parola data: Trump ha annunciato e applicato a diversi paesi i dazi, avviando quella che diverse persone definiscono una guerra economica.
Ma che cosa sono i dazi?
Il dazio è una barriera imposta dallo Stato sui beni in entrata, ossia una tassa che chi esporta deve pagare per far entrare il proprio prodotto in quel determinato paese.
L’obiettivo di Trump sembrerebbe quello di sganciarsi dagli altri paesi e stimolare l’economia interna. Questa manovra è stata usata da Trump per condurre una piccola guerra economica con la Colombia. Durante la prima settimana di mandato il presidente ha avuto uno scontro con la sua controparte colombiana per quanto riguarda il rimpatrio dei migranti. La Colombia si rifiutava di accogliere un aereo militare statunitense trasportante alcuni migranti rimpatriati e Trump ha risposto applicando dazi al 25%. Il presidente colombiano Gustavo Petro  ha provato a tenere testa al tycoon applicando a sua volta dazi agli Usa del 25%, ma con la minaccia di Trump di raddoppiare i dazi il presidente sudamericano ha ceduto alle richieste e ha fatto atterrare i migranti.
Oltre alla Colombia, il presidente americano ha applicato a più riprese i dazi anche su Canada e Messico, due dei principali mercati statunitensi, ma era stato costretto a sospenderli in quanto essi avrebbero arrecato danni anche all’economia americana.
Nonostante ciò, il presidente degli Usa ha annunciato che da inizio aprile verranno imposti nuovi dazi, sia al Canada  sia ai paesi europei. Il settore che verrà colpito maggiormente sarà quello automobilistico, ma i dazi colpiranno anche altri campi come quello farmaceutico. Trump aveva anche minacciato dazi del 200% su vini e champagne italiani e francesi dopo aver saputo che i paesi europei avrebbero adottato contromisure, ma il presidente americano al momento non sembrerebbe intenzionato a seguire questa strada.
L’UE ha più volte affermato di voler adottare contromisure, ma molti temono un ulteriore impatto dannoso sull’economia europea. Alcune aziende però hanno già preso provvedimenti, come Ferrari che ha aumentato il costo dei suoi prodotti negli States.

Mercati: inflazione e azioni
Nonostante la politica economica “aggressiva” adottata da Trump nei confronti degli altri paesi, anche il mercato statunitense non se la passa bene.
Come l’amministrazione Biden, il neoeletto presidente si è trovato a fronteggiare il pericolo dell’inflazione. Nei giorni scorsi si è parlato molto dell’impennata del prezzo delle uova che sono arrivate a toccare i 4,95 dollari alla dozzina rispetto agli 1,60 del gennaio 2017.
L’aumento non era del tutto inaspettato. Gli Stati Uniti si sono trovati ad affrontare un’epidemia negli allevamenti di galline che ha portato il governo a varare la decisione di abbattere diversi esemplari. Questa malattia ha causato la diminuzione della produzione di uova negli Usa. Trump fino dalla campagna elettorale aveva promesso di abbassare il prezzo delle uova ed ora, per mantenere la parola data, ha cercato di risolvere il problema aumentano le importazioni e inviando una richiesta di aiuto ad altri paesi.
Oltre al mercato fisico soffre anche quello azionario, infatti le azioni delle principali aziende americane attraversano un periodo di risultati negativi. Lo stesso Musk ha subito perdite economiche da questo periodo di difficoltà. Il presidente degli Usa, di fronte alla situazione del mercato, ha affermato che nei periodi di transizione sono normali alcune difficoltà iniziali.
Al momento sono passati poco più di due mesi dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca ed è troppo presto per tirare conclusioni su ciò che accadrà nei prossimi anni, ma possiamo sicuramente affermare che si sia trattato di un ritorno movimentato.

Fonti
ANSA-Trump insiste, ‘il Canada diventi il 51esimo Stato Usa’
TG LA7-Dazi al Canada, Trudeau a Trump: “Hai fatto una cosa stupida, nella guerra commerciale non ci sono vincitori”
RaiNews-Groenlandia, telefonata “infuocata” tra Trump e la premier danese Mette Frederiksen
IlSole24Ore-Francia, Germania e Spagna contro Trump sulla Groenlandia: frontiere inviolabili
TG La7-Groenlandia, il premier Egede respinge le mire di Trump: “Non siamo in vendita”
IlSOle24Ore-Trump sospende i dazi dopo che Colombia ha accettato voli con migranti espulsi