Di ZhenTing Lei

Oggi avrei dovuto andare in palestra ma, stando nella mia stanza a non far nulla, decido di restare. Sospiro, prendendo in mano una tazza di tè che mi ero fatto: è fredda ormai. Alzo gli occhi ed osservo la stanza: avevo ordinato tutto qualche giorno fa ma, in così poco tempo, è tutto già disordinato.
A questo punto inizio a pensare: perché un muscolo non allenato si indebolisce anziché conservarsi? Perché un tè caldo diventa freddo, ma da freddo non diventa caldo? Perché una stanza ordinata facilmente diventa disordinata, mentre molto difficilmente una disordinata diventa ordinata?
Qui mi ricordo di quello che ho studiato recentemente a scuola: la termodinamica. Tra i vari principi fondamentali, c’è il secondo che afferma: l’entropia dell’universo aumenta e non diminuisce mai. In altre parole, il calore fluisce da posti caldi a freddi automaticamente e tutti i cambiamenti non sono reversibili; ad ogni reazione l’entropia aumenta e, ad un certo punto, l’universo arriverà ad un valore d’entropia massimo, un valore alto al punto che esso sarà un solo brodo omogeneo di radiazioni (dal momento che pure gli atomi stessi decadranno) alla stessa temperatura dove non sarà più possibile avere alcuna reazione, alcun movimento, niente. Questa fine è chiamata “morte entropica”.
Cosa significa ciò per noi?

Non so se hai mai avuto, nella vita, periodi dove ti facevi domande del tipo: Chi siamo? Che senso ha vivere la nostra vita? Cosa c’è dopo la morte?
Due anni fa, agli inizi dell’anno scolastico 2024/2025, ero nel periodo più buio della mia vita: non avevo amici, ero in dipendenza dai videogiochi, la scuola era un disastro e non riuscivo a concentrarmi. In questo periodo buio iniziai ad avere dubbi, e a pensare a queste domande, giungendo alla conclusione che l’universo sia formato da atomi, e quello che chiamiamo “anima” o coscienza non sia altro che risultato di combinazioni di atomi, i quali formano un corpo con una mente, che però è destinato a scomparire nel tempo: la nostra coscienza non esisterà per sempre. Questa idea mi schiacciò: se tutto è destinato a scomparire, che senso ha continuare la vita, che senso ha crescere, imparare, migliorare? Se sto vivendo male, perchè non posso togliermi la vita direttamente?
Fortunatamente, separai la filosofia dalla  vita reale, senza compiere nessun atto strano o estremo. Intanto i mesi passavano, la situazione migliorava, e lasciai da parte questa questione.

Ora, però, ho iniziato a guardarla da una prospettiva diversa.
Prendiamo il famoso mito di Sisifo. Nel mito greco, Sisifo, re e fondatore della città di Corinto, dopo la sua morte, fu punito dagli dei e costretto a spingere un masso dalla base alla cima d’una montagna, ma ogni volta che vi ci arrivava, il masso rotolava giù, obbligandolo a scendere e spingerlo ancora per l’eternità. Nonostante questa futilità ed insensatezza, Sisifo è felice, perché nella condanna lui riesce a conoscere i propri limiti, assumendo su di sé il proprio destino e continuando a “vivere” senza lamentarsi, andando contro gli dei che lo volevano far soffrire. La nostra situazione è alquanto simile ma anche diversa dalla sua: se lui deve trovare un senso in un mondo eterno ma in cui lui stesso è bloccato, noi ne dobbiamo trovare uno in un mondo dove siamo liberi, ma con una esistenza fragile e limitata.
Se non c’è un fine ultimo, non ci sarà neanche uno sbagliato, e quindi abbiamo il diritto, se non il dovere, di cercare un senso alla nostra vita. Se il funzionamento dell’universo non ci dà un senso, anzi ci spinge verso il caos, ce lo possiamo costruire noi da soli. Come diceva il famoso fisico Erwin Schrödinger, la vita è essenzialmente una lotta costante, dove ognuno di noi mantiene il livello di entropia del nostro corpo costante, nutrendoci di “entropia negativa”, ovvero diminuendo il livello di entropia e portandolo all’esterno con il proprio metabolismo. Come Sisifo, quindi, stiamo combattendo silenziosamente contro l’universo, creando piccole isole di ordine, dove l’entropia non riesce ad alzarsi come dovrebbe.
Forse, questo è il punto, non  dobbiamo né cercare un senso della vita da qualche parte, perché non c’è, né spegnerci interiormente, perché non serve. Dobbiamo trovare noi un senso: diventare un dottore e salvare le persone, farsi un rapper e creare musica, ma anche solo vivere per gusto, basta vivere senza buttarsi via.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mito_di_Sisifo

https://it.wikipedia.org/wiki/Sisifo

https://it.wikipedia.org/wiki/Nichilismoi

https://it.wikipedia.org/wiki/Che_cos’%C3%A8_la_vita%3F