di Mattia Piccoli e Pierluigi Maranzana
Introduzione
Benvenuti cari lettori, siamo Mattia e Pierluigi e oggi salirete anche voi sull’EVA per ripercorrere e analizzare uno dei prodotti di intrattenimento più importanti degli ultimi anni: Neon Genesis Evangelion. Evangelion si presenta come una serie anime fantascientifica del filone mecha (quello di Jeeg Robot, Mazinga, Gundam e simili) uscita in Giappone nel 1995 e diretta da un ex-collaboratore di Miyazaki, Hideaki Anno. A questo punto si sarà sviluppata in voi l’idea del classico prodotto nipponico di animazione, anni ’60-70, in cui enormi robottoni combattono senza sosta per il “bene”. Evangelion, però, differisce dai predecessori (da cui, però, ricava molto in ambito di stilemi narrativi) perché l’ambito mecha e fantascientifico è solo un involucro che Anno riempie magistralmente con significati filosofici, religiosi e psicologici e saranno proprio queste parti nascoste di Evangelion ad essere l’oggetto della nostra analisi. Per chi desidera approfondire questo argomento, consigliamo vivamente di consultare bachelorarbeit schreiben lassen.
Trama
Quindici anni dopo il Second Impact la Terra vive un’estate perenne, il Giappone è una superpotenza industriale e ha stretto un accordo con il resto dei paesi del Mondo nello Stato del Vaticano, quando un giorno, Neo Tokyo 3 viene attaccata da una misteriosa creatura aliena, un Angelo. Una città sotterranea dovrà essere difesa dal pauroso adolescente Shinji, costretto a pilotare un robot dal padre senza scrupoli, Gendo. Questa è però soltanto l’entrata nella tana di coniglio che è Evangelion.
Analisi
Analizzare Evangelion da qualsiasi punto di vista è davvero complesso ma diventa un’ulteriore sfida quando giunge il momento di esaminare l’essenza stessa della serie. Questa si suddivide in 26 puntate, di cui le ultime due completamente diverse, sia dal punto di vista tematico che narrativo, perché frutto di fortissime difficoltà nella produzione: infatti il budget disponibile fu superato prima della fine e le tabelle di marcia insostenibili forzarono Anno alla registrazione di due ultime puntate in cui l’animazione è praticamente assente venendo sostituita da fermi immagine colmati da dialoghi fortemente introspettivi. Dopo il successo esorbitante della serie si pensò di rimediare a questo errore producendo un film che potesse mettere in scena un nuovo finale più coerente con la natura del genere. La trama di Evangelion è estremamente complessa e la visione non è semplice, non è una serie che si guarda quando ci si vuole rilassare. Nonostante ciò raggiunge dei picchi narrativi incredibili coadiuvati da una tecnica sopraffina nelle animazioni e, soprattutto, nel character design, che ha influenzato in modo molto forte i prodotti successivi. Anche se le vicende risultano a volte incomprensibili, tanto da richiedere una visione d’insieme, accompagnata da una re-watch dell’opera, esse riusciranno a trascinare lo spettatore inducendolo a fargli cliccare il tasto “Guarda nuovo Episodio” fino ad arrivare alla fine. La grandezza di quest’opera, e gli infiniti livelli di lettura, rende inesauribile la sete di Evangelion nello spettatore portandolo ad una costante ricerca di nuovi elementi per comprendere al meglio l’opera. I personaggi sono sfaccettati, in superficie tutti diversi ma nella sostanza accomunati dalle stesse caratteristiche. L’atmosfera che si respira guardando la serie è impossibile da racchiudere in un testo: per questo consiglio vivamente a tutti la visione di Neon Genesis Evangelion, per vivere le stesse sensazioni che Eva ed Adamo vivevano nel paradiso terrestre. L’opera è ricca di momenti che vi faranno riflettere, emozionare, piangere ed esultare e che, vista anche l’incredibile colonna sonora (di cui consiglio l’ascolto anche del disco derivato), rimarranno nel cuore di qualsiasi spettatore.
Psicologia e filosofia (da leggere dopo visione)
Il primo episodio di Evangelion si apre con l’arrivo di una creatura che giunge dal mare. Quasi ancor prima di essere vista si comprende che essa non appartiene a questo mondo, è aliena, eppure viene dal mare, dalla Terra. Quando la creatura viene avvistata nella città di Neo Tokyo 3, Gendo Ikari, capo del NERV, afferma “Non c’è alcun dubbio, è un Angelo”. La creatura comparsa è in realtà il secondo angelo: Sachiel, angelo dell’acqua, arcangelo di Giove appartenente all’ordine dei cherubini. Sachiel è soltanto il primo di una moltitudine di angeli — quindici in tutto — che Shinji e i suoi compagni saranno costretti ad affrontare. In Evangelion gli Angeli rappresentano l’Altro da noi, ovvero chi non siamo, colui che non posso comprendere e che non può comprendermi: questo accade perché gli individui, per quanto possano essere simili, rimangono sempre ermetici rispetto all’animo altrui. Gli Angeli sono quasi umani, essi possiedono infatti un DNA che coincide con quello dell’Uomo al 99.89%. Il vero nemico in Evangelion non sono gli Angeli ma l’Altro. Ogni componente dell’opera si presta a più interpretazioni. In questo articolo tratteremo naturalmente solo una parte di queste letture. Il concetto fondamentale su cui si basa la filosofia e la psicologia di Evangelion è il limite che definisce l’individuo o come viene chiamato nella serie l’AT Field (Absolute Terror Field, un campo di forza che protegge i robot EVA dagli attacchi nemici). AT Field è ciò che divide l’individuo da ciò che non è, esso è presente in una forma molto più intensa anche negli Angeli e negli EVA, ed è talmente intenso in questi casi da diventare percepibile o addirittura da fungere da arma. Così come un vaso conferisce all’acqua la sua forma, così l’AT Field, la barriera dell’animo, determina le nostre coscienze dividendole e isolandole. L’isolamento impedisce l’autentica e reciproca comprensione degli individui che finiranno per ferirsi. Fu il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer a esporre per primo questo problema in forma di racconto attraverso il “Dilemma del porcospino”. Il racconto descrive un gruppo di porcospini che, nel tentativo di scaldarsi in una fredda giornata invernale, si avvicinano gli uni agli altri quanto più possibile. Così vicini però si feriscono con i loro aculei. I rapporti tra le persone funzionano in maniera analoga: più ci avviciniamo all’altro più rischiamo di ferirci a vicenda; allo stesso tempo però se ci isoliamo, moriamo lentamente assiderati. Evangelion si sostanzia nelle relazioni dei personaggi che lo popolano e che portano in sé ognuno le proprie fragilità e il proprio passato.
Vorrei infine aggiungere che Evangelion non è come le altre serie: esso non si propone come un prolungamento della realtà, non è puro intrattenimento. Evangelion è più simile a un film d’autore che nell’animo dello spettatore lascia aperti dei quesiti, Evangelion vi “lavorerà dentro” anche dopo averlo visto e svelerà i suoi messaggi nel tempo.
Insomma, speriamo di avervi convinto a recuperare questo oggettivo monumento dell’animazione mondiale e vi aspettiamo per discutere assieme di tutte le possibili sfumature che Anno potrebbe aver inserito nell’opera. La serie, ed il film conclusivo (di cui consigliamo fortemente la visione per un trovare un finale più comprensibile) si trovano in streaming, in italiano su Netflix.
A rileggerci
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