di Andrei Iepan Enescu
Per anni lo spazio ha affascinato e catturato l’essere umano: l’ignoto scuro e misterioso è stato al centro di una miriade di racconti, spesso incentrati su ciò che si nasconde al di fuori dell’atmosfera terrestre. Fra battaglie stellari e alieni spaventosi, l’immaginario comune descrive spesso lo spazio come un vasto territorio denso di pericoli. Non sempre, però, il terrore dell’ignoto è suscitato da mostri terrificanti: a volte a spaventarci è la semplice sensazione di non essere soli nella vastità dell’universo. È con questa premessa che Stanley Kubrick, con 2001:Odissea nello spazio, ha rivoluzionato il genere fantascientifico, e ha lasciato in ereditá ai posteri una pietra miliare della storia del cinema.
Invece di concentrarsi sugli ignoti pericoli dello spazio, Kubrick preferisce incentrare la trama e l’ambientazione sul progresso scientifico del genere umano: lo sfondo principale del film è infatti un avanzato satellite spaziale in orbita attorno alla Terra, popolato da astronauti e dotato di una futuristica intelligenza artificiale. Grazie ad un chiaro riferimento nella colonna sonora, è intuibile il collegamento di questa scelta con il saggio filosofico Così parlò Zarathustra, scritto da Friedrich Nietzsche alla fine del 1800. In questo libro, il filosofo preannuncia la ‘morte di Dio’, a cui seguono due diverse fasi dell’umanità. La morte di cui parla Nietzsche non è letterale, ma è necessario interpretarla in chiave allegorica: rappresenta la fine dei valori e delle certezze che per secoli hanno rassicurato il genere umano, con il rischio di produrre una generazione di uomini deboli, senza scopi o obiettivi. A salvare l’umanitá da questo abisso, denominato ‘Ultimo Uomo’, sarà l’’Ubermensch, il Superuomo (o Oltreuomo), che supererá questa fase di debolezza e sarà capace di ricostruire una civiltà migliore secondo le sue idee. “L’uomo è un ponte fra la scimmia e l’oltreuomo” è una celebre frase presente nel libro che perfettamente descrive quello che Kubrick ha voluto rappresentare. L’uomo come civiltà incompiuta, capace di grandissime imprese ma al contempo causa di mille disgrazie, che viene guidato nell’evoluzione da una forma di vita superiore, il monolite, riconducibile all’Oltreuomo di cui parla Nietzsche. Il monolite appare anche all’apice del progresso scientifico sotto forma di intelligenza artificiale, quando ormai la seconda fase del genere umano è stata raggiunta: gli astronauti e la società superficiale descritti nel film sono perfette manifestazioni della mancanza di valori, individualismo e passioni, che Nietzsche identifica nell’Ultimo Uomo, simbolo di un’umanitá sprofondata in un nichilismo senza speranza. A chiudere il ciclo dell’evoluzione è l’apparizione del ‘Bambino delle Stelle’, ovvero la nascita del Superuomo destinato a stravolgere l’umanità e a trascinarla fuori dalla fase precedente, che appare negli ultimi fotogrammi della pellicola dopo la trasformazione dell’astronauta Dave Bowman.
In un film come questo, lo spazio non è più descritto come un universo di pericoli, ma è anche uno strumento per descrivere il genere umano nella sua interezza, criticando indirettamente i valori della società moderna. La cornice fantascientifica viene usata come mezzo per approfondire temi filosofici ed introspettivi, creando un modello che verrà ampiamente usato anche in futuro.
L’uscita di un film di tale spessore, nel lontano 1968, aiutò gli Stati Uniti a mostrare al mondo le loro capacità in ambito scientifico ed astronomico, ed in piena guerra fredda la potenza di una pellicola del genere non era da sottovalutare. Infatti, la risposta sovietica al film di Kubrick non tardò di molto, e nel 1972 uscì Solaris, diretto da Andrej Tarkovskij e tratto dall’omonimo romanzo di Stanislaw Lem. È necessario sottolineare, però, che Solaris fu spesso pubblicizzata come risposta dell’URSS a 2001: Odissea nello spazio; tuttavia la scelta di dirigere una versione alternativa del film americano arrivò direttamente da Tarkovskij e, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, Solaris non presenta alcuna esaltazione del progresso sovietico o critiche al governo americano; per via di questa scelta fu più volte imposto al regista di modificare il film e renderlo più celebrativo, ma visti i numerosi rifiuti il film fu pubblicato nella sua versione originale.
Se lo scopo di 2001:Odissea nello spazio era anche quello di mostrare l’innovazione umana in ambito spaziale, in Solaris lo spazio diventa concretamente un mezzo per l’uomo di comprendere sé stesso, mentre il progresso scientifico cade in secondo piano. Anzi, è proprio questo progresso che Lem, e Tarkovskij dopo di lui, voleva criticare: l’uomo è una creatura fragile ma arrogante, schiava della propria psiche ma convinta di poter conquistare l’ignoto, così la corsa agli armamenti non è altro che un tentativo umano di nascondere i propri limiti e la propria incompetenza. Il pianeta su cui si incentra la storia scruta nei pensieri degli astronauti in orbita e gioca con le loro menti, materializzando ricordi sepolti e provocando allucinazioni che portano uno di loro al suicidio; questo evidenzia ampiamente la fragilità dell’essere umano e la sua ipocrisia: se l’umanità non riesce a domare la propria mente come pensa di poter domare lo spazio?
L’intreccio di fantascienza e filosofia non si fermerá ai film sopracitati: con l’affermarsi del cinema come forma d’arte e con la conseguente popolaritá del genere, il modello di Kubrick verrá seguito innumerevoli volte; basti pensare a Matrix, celebre film uscito nel 1999 che riprende vari temi trattati da Platone, Cartesio e il giá citato Nietzsche. O anche Blade Runner, che nel 1982 utilizza lo scenario cyberpunk per indagare sull’identità dell’essere umano e la natura dei ricordi. Insomma, l’intersezione tra due mondi che spesso si pensano cosí distanti avviene invece piú spesso di quanto crediamo; ma sono davvero cosí distanti?
La fantascienza è un genere cinematografico che sviluppa storie basate su ipotesi scientifiche o tecnologiche, fondendo fantasy e speculazione sul futuro. Essa gioca quindi con la fantasia delle persone ideando società immaginarie, spesso irrealistiche e ideali, in cui il mondo è completamente diverso da quello di oggi. Cambiando prospettiva, si può affermare che la fantascienza analizza il comportamento degli esseri umani posti in situazioni irreali o fantastiche, ma non è anche questo lo scopo della filosofia? L’analisi del comportamento umano in diverse situazioni, la ricerca e lo studio dei valori che danno forma alla società in cui viviamo e l’origine della nostra esistenza sono tratti centrali della riflessione filosofica, che per anni è stata fondamentale anche nel progresso scientifico. Se la filosofia analizza comportamenti e valori umani nella nostra società, e quindi l’attività umana nel complesso, la fantascienza li prende e li adatta a mondi fantastici, in cui ciò che diamo per scontato viene stravolto completamente, creando universi distopici o iper-tecnologici. E lo spazio, che da sempre spaventa l’essere umano, è stato per secoli al centro di indagini: guardando l’immensità dell’universo viene naturale porsi interrogativi di carattere metafisico, che siano sotto forma di scritti filosofici o di pellicole fantascientifiche.
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