di Alice Pellicciotti
“In Don Giovanni il desiderio è assolutamente determinato come desiderio. […] In questo stadio il desiderio è assolutamente vero, vittorioso, trionfante, irresistibile, demoniaco, ma naturalmente non si dovrà dimenticare che qui non si parla del desiderio di un singolo individuo, quanto del desiderio come principio spiritualmente determinato come ciò che lo spirito esclude. […]”
Con queste parole si è aperto il terzo incontro di Filosofia in Città, progetto promosso dalla Società Filosofica Italiana sezione F.V.G. che, in occasione del tema trattato “La musica del caso”, ha avuto luogo presso il Conservatorio Jacopo Tomadini il 19 marzo. Durante l’occasione, moderata e presentata dalla responsabile del progetto, la professoressa Beatrice Bonato, hanno dialogato su Kierkegaard, Adorno e la musica Alessandro Bertinetto, professore di estetica e filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Udine e Stefano Catucci, professore alla facoltà di architettura dell’Università La Sapienza di Roma. Gli estratti letti da Stefano Rizzardi e Alessandra Pergolese, e scelti per l’occasione sono stati: “Enten-Eller” di Søren Kierkegaard dedicata al Don Giovanni di Mozart e “Kierkegaard: la costruzione dell’estetico” di Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno, filosofo, musicologo e sociologo tedesco, in cui critica e analizza la filosofia della musica e il concetto dell’estetico in Kierkegaard. Le discussioni sono state arricchite dalle esecuzioni al pianoforte e al clavicembalo di Francesco del Gobbo, allievo del Conservatorio, che ha realizzato “Batti, Batti” dall’opera Don Giovanni di Mozart e “Pièces De Clavecin Sixième Ordre – Le Baricades Misterieuses di Francois Couperin.
La prima lettura, uno dei più conosciuti e felici incontri tra la musica e la filosofia, trattava della musica dell’immediato, del desiderio puro, come tale irraggiungibile e perfetta, che tuttavia non esaurisce la possibilità dell’estetico, che oltrepassa nella più raffinata seduzione della parola. Nel delineare la figura del Don Giovanni mozartiano Kierkegaard parte dall’estetica, conferendole una purezza che ne rivaluta lo statuto non solo nei riguardi dell’etica ma anche della stessa estetica del seduttore psichico. Egli mette in atto una seduzione mediata poiché ha bisogno di tempo per predisporre i suoi piani, facendo del tempo stesso uno strumento di seduzione. Il seduttore psichico rimane schiavo e vittima dei suoi stessi intrighi e dei suoi conflitti rendendo la sua esistenza costantemente inquieta, in preda a una consapevole follia. Ma la sua condanna ha un carattere puramente estetico, dove l’estetica trova già in se stessa la chiave per intendere il proprio fallimento. La seduzione sensuale, emblematizzata da Don Giovanni, viene presentata come la possibilità di sottrarre l’estetica tanto alla determinazione del pensiero quanto alla giurisdizione dell’etica per restituirle una dignità. Il seduttore sensuale è presentato da Kierkegaard come colui che “non ha bisogno di alcun preparativo, di alcun progetto, di alcun tempo, egli infatti seduce nell’immediatezza del proprio desiderare.” Soltanto la musica per Kierkegaard esprime adeguatamente l’erotismo immediato, la genialità sensuale, in quanto essa è “il medio dell’immediato”. La musica ha in sé un momento di tempo, e tuttavia non scorre nel tempo se non in senso figurato tanto che riesce ad esprimere la successione temporale degli accadimenti. La genialità sensuale non risiede in un momento ma in una successione frenetica di momenti che non possono essere fermati in un’immagine né scultorea né pittorica ma solo lirica, musicale. Don Giovanni è sparizione del tempo e un calarsi interamente nell’immediatezza, come la musica. “Don Giovanni non deve essere visto ma ascoltato!” vederlo presupporrebbe infatti una sua dimensione fisica e temporale tradendo così la sua stessa essenza; egli seduce non per bellezza ma in virtù del suo stesso desiderare incarnando la costante oscillazione tra essere idea, vale a dire forza, vita, ed essere individuo. Ma questa oscillazione è la vibrazione musicale tanto che appena Don Giovanni diventa individuo, l’estetico avrà tutt’altre categorie ripiombando nel flusso dell’estetica governata dall’etica. Dunque soltanto il Don Giovanni musicale, di cui quello mozartiano rappresenta per Kierkegaard la più emblematica incarnazione, può esprimere adeguatamente l’essenza della genialità sensuale, realizzando compiutamente la purezza della sfera estetica in quanto egli è fondamentalmente un’idea musicale, un principio, un mito.
La seconda lettura riguardava il più rilevante, per Adorno, tra i significati dell’estetico ossia “un’esperienza di pensiero rivolta alla forma” che va oltre l’immediato, va nell’esperienza del pensiero filosofico. Adorno partendo dal problema della conoscenza sostiene che non bisogna reificarla, riducendo il soggetto all’oggetto o viceversa. Si tratta di assumere piuttosto il metodo della dialettica di Hegel per Adorno mistificatrice perché considera il finito e il negativo come un momento meramente provvisorio destinato a dissolversi nell’accostamento conciliatore finale e nella riconquistata identità di soggetto e oggetto, di razionale e reale. In questa situazione l’unica fioca speranza è offerta dall’arte nella misura in cui essa riesce ad armonizzare forme e contenuti soggettivi ed oggettivi. In quanto la realtà oggettiva è contradditoria, la conciliazione sul piano estetico delle contraddizioni è insufficiente; l’armonia realizzata sul piano artistico deve sempre contenere un elemento di protesta nei confronti della realtà esistente. Tra le arti è la musica quella caratterizzata da elementi meno rappresentativi che, secondo Adorno, nella sua indeterminatezza è la più idonea ad esprimere quel che è altro rispetto alla situazione presente. Adorno conclude con il rifiuto di scendere a compromessi con le contraddizioni che rimangono irrisolte nella realtà, attribuendo all’arte un ruolo di contestazione della società esistente.
Attraverso il colloquio con il pubblico mediato dai due relatori, è emerso che Adorno afferma che il significato dell’estetico deriva dalla relazione tra soggetto e oggetto individuando tre significati dell’estetico in Kierkegaard e riflette su come il medesimo si dimentica della realtà riducendo l’astratto e il soggettivo. Inoltre Adorno alla soggettività estetica di Kierkegaard contrappone il peso dato all’oggetto e all’astrazione derivante dalla soggettività, che secondo Adorno connota Kierkegaard, viene opposto il peso da dare al contesto in cui l’individuo è immerso. Kierkegaard è proiettato verso la ricerca di una formula della sua esistenza, proiettando la sua vita verso la morte, proprio a concludere quell’analisi sul Don Giovanni che per rimanere in eterno, come la musica, deve morire.
L’incontro a cui il pubblico, in maggioranza composto da persone adulte e preparate sull’argomento su cui si andava a discutere, ha partecipato numeroso e in modo attivo, intervenendo con numerose domande e chiarimenti, è stato per gli studenti, nonostante la difficoltà degli argomenti trattati, occasione per spunti e riflessioni che, in un futuro, potranno essere ripresi ed approfonditi.
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