di Andrei Iepan-Enescu
Nella sera del 04/11 è stato eletto Zohran Mamdani come sindaco della città di New York, con una superiorità schiacciante sul suo avversario Andrew Cuomo: circa il 51% dei voters lo hanno preferito al candidato repubblicano, che si è fermato a poco più del 40%, mentre il terzo, Curtis Sliwa, ne ha ottenuti il 7%. Ma cosa significa questa vittoria per gli Stati Uniti?
34 anni, democratico, socialista e nato in Uganda: il nuovo sindaco di New York è tutto ciò che non ci si aspetterebbe dal primo cittadino della Grande Mela, ed il merito di una vittoria così netta è decisamente da attribuire alla sua campagna elettorale incentrata sull’uso dei social media, avendo nel mirino il pubblico giovanile. La vittoria di Mamdani ha però anche un significato simbolico: per vincere non servono fondi milionari, è necessario parlare alle persone e capire le loro necessità, cercando di aiutarle e mettersi a loro disposizione; le politiche del candidato socialista puntano ad abbassare il costo della vita a New York, attualmente il più alto in America, rendere gratuito il trasporto pubblico e congelare gli affitti, in modo da tutelare gli inquilini dall’aumento dei costi e garantire loro maggiore stabilità economica. Altro punto fondamentale del piano economico di Mamdani sta nella tassazione, in particolare un aumento del 2% sulle imposte dei cittadini con un reddito superiore al milione di dollari e del 4,25% delle aliquote fiscali di circa 1’000 aziende su 250’000, ovvero quelle con i fatturati maggiori; nonostante altamente criticate dai suoi avversari, i quali ritengono che questo sarà la causa di un impoverimento generale della città, vista, per esempio, la tassa di reddito già molto alta che aumenterebbe al 16.8, queste politiche potrebbero originare ben l’11% di introiti in più, e il reddito annuo della città aumenterebbe di oltre 9 miliardi l’anno.
Ulteriore fattore che impensierisce notevolmente la controparte repubblicana è la scelta del suo team di transizione: la celebre Lina Khan, famosa per la sua lotta contro le multinazionali tech, è affiancata dalle due vicesindache Maria Torres-Springer e Melanie Hartzog, e dalla CEO dell’organizzazione non-profit United Way, Grace Bonilla, mentre la squadra è capitanata da Elana Leopold. Il tocco femminile nella politica di Mamdani, però, non si limita qui, in quanto dietro al successo della sua campagna elettorale c’è la mente di Maya Handa, che da Luglio 2025 ha assunto il ruolo di campaign officer ed ha trasformato l’immagine di Mamdani sfruttando quelli che tradizionalmente sono punti deboli: i fondi limitati e la poca notorietà sono diventati caratteristiche fondamentali nell’immagine del neo-sindaco, che ha puntato molto sulla visione dei nuovi voters; in questa maniera, il suo passato da rapper e il suo frequente uso dei social non hanno fatto altro che aumentare la connessione col pubblico giovanile, ed il suo metodo diretto ma onesto ha garantito un gran numero di voti tra le fasce più basse d’età.
Vittorie come questa, o quelle di altre candidate dem in Virginia e New Jersey nella stessa notte, aiutano a comprendere quanto l’opinione pubblica sul partito repubblicano sia cambiata e come le azioni dell’attuale presidente Donald Trump abbiano avuto ripercussioni sull’esito delle elezioni: le azioni violente dell’ICE (polizia federale per l’immigrazione) ed il suo atteggiamento, che risulta spesso arrogante, hanno portato la sua popolarità tra i cittadini ad un minimo storico; in Mamdani le persone hanno visto una figura diversa, progressista ed onesta verso i suoi cittadini, il che ha portato la maggioranza dei newyorkesi a dargli fiducia;inoltre, in una città multietnica come New York, Mamdani è stato in grado di rappresentare coloro che, venuti da un altro paese negli Stati Uniti, lavorano onestamente e pretendono più uguaglianza. La reazione del presidente americano all’esito delle elezioni non si è fatta attendere: già prima dell’apertura delle urne Trump si era espresso sul neo-eletto: “un ebreo che vota per Mamdani, che odia gli ebrei, è uno stupido”, accusandolo di antisemitismo per le sue forti posizioni pro-palestina; oltre a ciò, il sindaco newyorkese è stato più volte chiamato comunista, e pochi giorni prima delle suddette elezioni Trump si era schierato dicendo: “Tra un cattivo repubblicano ed un comunista sceglierò sempre il primo”.
Visti questi precedenti, l’esito del loro incontro alla Casa Bianca ha generato non poca sorpresa: dopo poco più di mezz’ora di colloquio i due, che in passato hanno avuto non poche divergenze e discussioni, specialmente su X ma mai dal vivo, sono l’uno al fianco dell’altro e si parlano cordialmente; lo stesso Trump ha dichiarato che, nonostante i loro dibattiti, ritiene di avere più cose in comune con Mamdani di quanto pensasse, e che sarebbe tranquillo nel vivere a New York con il neo sindaco al comando. Per quanto i sostenitori di entrambi i partiti possano essere disorientati da questo armistizio, dal punto di vista politico era ciò che più di sensato potessero fare i due: nonostante le sue posizioni, senza l’appoggio del presidente, Mamdani avrebbe molta difficoltà a guidare una città come New York, e allo stesso modo per Donald Trump averla contro sarebbe più svantaggioso che altro, essendo questa la sede di numerose sue azioni imprenditoriali e della stessa Trump Tower. Il loro è quindi un compromesso, in cui, mettendo da parte le divergenze, cercano di trovare punti d’accordo per governare al meglio e garantire il benessere dei cittadini
Che voi siate d’accordo o meno con ciò che il neo-sindaco sostiene, l’unico modo per avere una vera risposta è attendere e osservare: le sue promesse elettorali sono indubbiamente ambiziose, specialmente in una città simbolo come New York, ma il gran numero di voti che ha ottenuto e la sua disponibilità a dialogare e trovare compromessi con un personaggio da lui aspramente criticato come Trump, testimoniano quanto siano importanti per lui gli interessi dei suoi cittadini e quanta fiducia questi ultimi ripongono in lui, ed è innegabile come questo ponga i presupposti per un cambio radicale nella Empire City.
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