di Lucia Colledani, Nicola Romanello e Manar Rahmouni
Il Copernico si sa, di attività fuori dall’orario scolastico ne ha a bizzeffe, ognuna con le proprie meraviglie, progetti e infinite possibilità. Il Copernidrama, il corso teatrale della nostra scuola viene frequentato da molti ragazzi e la prof E. Clochiatti, referente del progetto, ci ha permesso di conoscere e parlare con loro e con chi li aiuta in questo percorso.
Siamo quindi riusciti a fare delle domande ai ragazzi e al professor Fabiano insegnante di teatro, riguardo questa attività e ai motivi per cui l’hanno scelta.
Ecco di seguito le domande che sono state fatte e le loro risposte:
Che cosa ha spinto gli studenti a partecipare al copernidrama?
La voglia di scoprire qualcosa di nuovo e una grande curiosità fanno sicuramente parte dei ragazzi partecipanti al Copernidrama.
Tra chi ha continuato per passione e per le amicizie che si erano create, ci sono altrettanti ragazzi invitati da chi già partecipava, aggiungendo membri al gruppo e facendo nascere in molti l’idea che fra le attività provate, questa era quella più affine a loro.
Ad alcuni è sempre piaciuta la recitazione, il mondo del teatro, l’idea di lavorare in gruppo per creare qualcosa di bello e magari riuscire anche a migliorare le proprie capacità espressive.
Grazie al Copernidrama c’è anche chi è riuscito a continuare il percorso iniziato alle medie.
Cosa si aspettavano di trovare e a cosa si sono davvero trovati di fronte?
Tra chi si affacciava per la prima volta al mondo del teatro, alcuni affermano di non aver avuto nessuna aspettativa all’inizio del percorso, ma continuando, sono riusciti a trovare molte sorprese. Altri, già dal primo sguardo, si aspettavano ciò che il progetto rappresenta: un luogo dove trovarsi, improvvisare e costruire mondi e storie diverse dalla realtà odierna.
Per quanto il palco potesse far paura, l’impegno dei ragazzi ha dimostrato che ne valesse davvero la pena.
Qual era la preoccupazione che avevano prima di iniziare? Si è rivelata vera?
La paura di non trovare il proprio spazio in un gruppo, di non riuscire ad integrarsi subito e di ritrovarsi senza ruolo è stata per molti la preoccupazione più grande, scoprendo in realtà un mondo completamente diverso.
C’è anche chi aveva paura ad iniziare una cosa da solo o magari di non riuscire ad organizzarsi con il resto degli impegni, avendo anche le ansie che ogni anno persistono nonostante tutto.
Sarai in grado di parlare davanti a tante persone, di ricordare le battute?
Domande come questa in un gruppo unito e sempre pronto ad aiutarti non trovano posto.
Il consiglio di chi partecipa è di vincere la paura provando ad iscriversi, sapendo che molti hanno svariati consigli da darvi.
Che ruolo ha l’ansia durante gli spettacoli?
Secondo molti di loro l’ansia svolge uno dei ruoli più fondamentali.
Da essa si puo’ trovare una nuova energia e quindi, se gestita, potrebbe diventare uno strumento estremamente positivo.
L’ansia stessa è una motivazione per migliorare e dare il massimo durante lo spettacolo, anche perché fra gli spettatori, nessuno sa se sbagli. Alcuni affermano di lavorare meglio sotto pressione e che quindi l’ansia per loro è quasi un aiuto.
Realizzare uno spettacolo, in ogni caso, ripaga sempre tutta la fatica fatta.
Quanto è importante per loro essere uniti, soprattutto nel momento in cui si ritrovano sul palco?
Gli studenti ritengono che il gruppo sia fondamentale soprattutto nel primo periodo, cercando di unire e motivare tutti. Nelle fasi iniziali ci si concentra nel creare una fiducia reciproca, per poi rendere possibile la collaborazione sul palco. Questo a volte fa sì che alcune persone lascino, ma anche questo è parte del percorso.
L’obiettivo è fare esercizi per far sentire tutti parte di una cosa sola così che anche i più timidi si sentano a loro agio.
Dopo le svariate prove assieme e aver dato un primo spettacolo, si è sempre tutti più uniti.
Come si relazionano con i fallimenti e come li utilizzano affinché diventino opportunità di crescita?
È solo col tempo che si possono notare gli errori e cambiare, per esempio chi magari il primo anno non aveva una grande affinità con il palco, dopo prove e costante impegno riesce a migliorare. Nessuno è vincolato all’interno del gruppo, se si decide di rimanere ci si impegna così che tutti possano dare il meglio.
Anche se non sempre si è soddisfatti dello spettacolo e del lavoro fatto, grazie agli errori si può imparare e migliorare tutti insieme.
Cosa direbbero a qualcuno che sta pensando di iscriversi?
Di iscriversi senza paure, di provare senza mollare subito, anche se magari le prime lezioni sembrano “noiose”. Durante il percorso c’è tanto divertimento, ma anche lavoro e serietà.
Anche se non si vuole salire sul palco,ci sono tanti altri lavori da poter fare, in teatro non ci sono solo attori. Alcuni esempi forniti sono modificare il copione, scegliere le musiche e aiutare gli attori stessi…
Un’ottima possibilità di vedere tutti all’opera è lo spettacolo di fine anno aperto a tutti, così che pensa di partecipare può farsi un’idea.
Abbiamo inoltre posto delle domande al professore che aiuta i ragazzi nel percorso:
Come ha intrapreso la strada del teatro?
Il professor Fabiano ci ha raccontato di aver iniziato 45 anni fa da ragazzo, durante il periodo scolastico, poi continuando nella compagnia di paese, arrivando a quelle nazionali fino a rendere una passione una professione a tutti gli effetti, lavorando con varie compagnie anche non friulane.
La sua è una passione che nasce dal nulla, iniziata per sperimentare, che poi si è rivelata essere la sua strada.
Cosa l’ha portata a trasmettere la tua passione?
Dopo essere stato invitato dal precedente professore di teatro otto anni fa, il professore ha iniziato a lavorare al Copernico, ma in generale l’insegnare ai ragazzi è stata una sperimentazione che poi ha continuato, visto l’interfacciarsi con un mondo nuovo, più creativo: quello dei ragazzi.
Qual è una sfida che ha affrontato in passato e che l’ha cambiata, come persona e professionista?
Ad averlo cambiato è stato sicuramente il primo spettacolo da professionista, quando ha iniziato non era ancora convinto di rendere il teatro un mestiere, ma quell’esperienza è stata così gratificante che ha voluto rischiare.
Non è stato sempre semplice vivere di teatro, anche a causa dei problemi economici, dovendo a volte fare dei sacrifici, mantenendo però salda la passione, rendendola sempre più forte.
Come ultima domanda abbiamo chiesto se avesse uno spettacolo teatrale preferito, ma lui ci rivela che sono così tanti che è impossibile sceglierne uno in particolare.
Impegnarsi seriamente senza mollare è sicuramente un grande consiglio dato dal professore, i fallimenti sono tanti e sempre dietro l’angolo, ma bisogna capirne le motivazioni e trarne i benefici, anche per maturare e migliorare. Ogni sfida si pone per essere superata e il professore, insieme a tutti i partecipanti, lo dimostra costantemente durante i loro elaborati.
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