di Vittorio Romano

Anche quest’anno, tra  il 6 e il 9 novembre, i padiglioni milanesi di Rho Fiera si sono riempiti di visitatori da tutta Europa per EICMA, la più grande esposizione del mondo legata alle moto e a tutto ciò che le concerne. Ogni anno l’attesa è tutta riservata alle grandi case e alle loro ultime evoluzione, come la strabiliante KTM 990RC dell’anno scorso; ma stavolta buona parte dell’attenzione è stata catalizzata dagli stand delle moto cinesi. Sì, perché quest’anno la presenza cinese era “enorme”, con marchi di recente sviluppo come ZXMoto e Wottan, fino alle più blasonate QJMotor e CFMoto, quest’ultima capace di una grande ascesa negli ultimi anni, fino addirittura alla vittoria del mondiale Moto3 2024, uno dei più importanti campionati dedicati ai prototipi da corsa, dopo solo due anni di presenza nella classe.
E proprio da quest’ultima si può partire, perché meglio rappresenta il tentativo degli asiatici di conquistare anche il mercato motociclistico europeo: è stata infatti presentata la CFMoto SR-RR V4, il prototipo di una supersportiva con motore a 4 cilindri a V da 1000cc e un’aerodinamica attiva da paura, che promette di lottare nei prossimi anni con le giganti come Ducati e BMW nel mondiale Superbike. E non è l’unica: tutti i marchi cinesi si stanno dotando di moto tecnicamente all’avanguardia, per puntare per davvero alla conquista del mercato del Vecchio Continente.
Certo, ovviamente queste moto non sono perfette, ci sono molti dettagli che saltano all’occhio, soprattutto a livello di componentistica: le moto a cui siamo abituati, su cui troneggia con evidente superiorità la nostra Ducati, hanno una raffinatezza costruttiva evidentemente superiore; però, questi sono particolari che vengono notati soprattutto dai motociclisti appassionati, o da quelli che sono nati e cresciuti con l’olio e i carburatori, con moto che strappavano le budella con un filo di gas, mostri senza elettronica e senza sicurezze. E tutti questi motociclisti che storcono il naso di fronte ad appendici aerodinamiche e telai compositi in breve tempo saranno soppiantati da una nuova generazione, più moderna, nel bene e nel male, cresciuta con abbassatori e controlli di trazione, con moto che paiono strumenti chirurgici con cui misurare con precisione ogni minimo input, che in testa hanno i nuovi missili V4, invece che i vecchi, folli 2 tempi. E questo, unito al fatto che siamo solo all’inizio dell’ascesa cinese, e che quindi il comparto tecnico delle moto potrà solo migliorare in futuro, mette in serio dubbio la supremazia europea e giapponese.
Ovviamente, c’è un però. Ed è che la moto è da sempre uno strumento raffinato, destinato ai pochi che riescono ad apprezzare la follia di salire su un mezzo che da un momento all’altro può lanciarti per terra; che il mondo del motociclismo è pieno di questa cultura, così intensamente radicata nella nostra società, fatta di carburatori maggiorati, di valvole di distribuzione desmodromica, di telai a traliccio; e che ormai ogni casa ha il suo posto anche nel mondo del motorsport: come dimenticare la leggenda di Yamaha con Rossi, le imprese di Ducati in SBK, le vittorie di McGuinness tra i muretti e i crepacci in sella alla Honda, il dominio di Agostini con la MV Agusta. Le moto sono, prima ancora che un mezzo di trasporto, un simbolo di passione: passione per la meccanica, passione per la velocità e l’adrenalina, passione per un mondo che non può e non deve sparire. Perciò, non possiamo permettere che le moto europee muoiano, ma è fondamentale che sopravvivano come parte integrante della nostra società e della nostra cultura, per riconoscere sempre il suono unico e inimitabile di un motore desmodromico.