INTERVISTA AL DIRETTORE DEL MESSAGGERO VENETO

di Eljona Elezi, Desiree’ Saccavini e Valentina Segatti

Il 28 ottobre, il direttore del Messaggero Veneto, Paolo Mosanghini, ha fatto visita all’Intrepido. Prima di esporvi ciò che ci ha raccontato, diciamo brevemente qualcosa sulla sua vita. Paolo Mosanghini è riuscito a realizzare il suo più grande desiderio, diventando giornalista nella redazione di questa importante testata, a cui si è dimostrato sempre fedele. Ha avuto anche l’opportunità di lavorare per altre redazioni e, seppur si siano trattate di brevi esperienze di tutoraggio, sono state una preziosa occasione per conoscere e capire i meccanismi di altre realtà. Laureato in sociologia, Mosanghini consiglia agli aspiranti giornalisti di intraprendere un percorso di studi in grado di fornire una base culturale solida per compiere al meglio il proprio lavoro, completando solo successivamente la propria specializzazione con una scuola di giornalismo. Durante la presentazione ha sottolineato, infatti, che i giornalisti al giorno d’oggi non lavorano più per un semplice giornale, bensì per un brand. Con tale termine viene messa in primo piano la garanzia di qualità offerta: quando il lettore legge la notizia, che sia cartacea o digitale, sa per certo che quello che sta leggendo è un’informazione affidabile, verificata, frutto di un lavoro di professionisti. Questo aspetto non deve per nulla risultare scontato, soprattutto al giorno d’oggi, tempo in cui le cosiddette fake news sono molto diffuse nel web e attirano l’attenzione di molti.
Per quanto riguarda l’organizzazione della redazione, essa si sviluppa secondo una piramide gerarchica in cui il direttore costituisce il vertice e al di sotto si trovano le altre figure. Partendo dal basso, troviamo i redattori che si occupano principalmente della stesura degli articoli e sono controllati dai rispettivi capi servizio, divisi secondo i consueti settori (politica, cronaca, sport, cultura, attualità…). Proseguendo verso l’alto, vi è il caporedattore, che tiene i fili di tutte le parti e si occupa di realizzare la prima pagina del giornale. Infine, si presentano il direttore e il vice direttore o, talvolta, condirettore; il ruolo di direttore è molto complesso e comprende diverse funzioni, come quella di partecipare alle riunioni, svolgere pubbliche relazioni, rispondere alle lettere o intervenire personalmente su ciò che i redattori scrivono. Quest’ultimo compito si rivela particolarmente importante dal momento che al direttore spetta la diretta responsabilità su ciò che viene scritto nel giornale.
Viviamo in una realtà bombardata da notizie (social, giornali e testate online), ciascuna delle quali necessita di un linguaggio e un metodo di comunicazione adeguati. Ogni canale di comunicazione ha, infatti, tempistiche diverse e coinvolge varie fasce d’etá: sui social si usano foto e video come veicoli di informazione, lo stile è piú breve e efficace rispetto al linguaggio scelto per un pubblico più adulto che predilige il giornale cartaceo; la pubblicazione sui social necessita inoltre di una velocità mediatica che il quotidiano fisico non richiede. La media company del Messaggero è attiva a tutte le ore del giorno in modo da poter pubblicare un articolo online il più velocemente possibile.
“Non è tramontato il mondo dei giornali” precisa tuttavia il direttore Mosanghini, semplicemente anche il settore del giornalismo è in evoluzione e deve riuscire a stare al passo con il nuovo gigante mediatico, ovvero i social. Stiamo andando verso un rafforzamento del digitale e per questo le copie cartacee dei giornali sono diminuite. Il Messaggero sta spingendo verso una sempre maggiore digitalizzazione e questo sta avendo riscontri in numero di click e abbonamenti online.
Mosanghini ci riporta poi una delle maggiori difficoltà del mondo dell’editoria: i giornalisti tendono a essere lavoratori precari, poiché non vengono assunti ma pagati per i singoli pezzi pubblicati. Giornali e televisioni tendono infatti ad abbattere i costi non assumendo personale: la redazione del Messaggero, il giornale più letto nella nostra regione, è composta da solo una quarantina di giornalisti. Di questi, Mosanghini ci assicura che circa la metà sono donne, ma è davvero così?
In ogni caso il direttore sostiene che ormai, al giorno d’oggi, l’unico ostacolo che si può presentare a una donna che voglia fare carriera è se stessa. La differenza di genere, a suo avviso, è superata, infatti “Sta alle donne farsi valere” ha affermato, evidenziando, inoltre, che la presenza femminile è fondamentale perché dotata di una maggiore sensibilità.
Il lavoro del giornalista, dunque, non richiede solo abilità tecniche e lessicali, ma anche sociali, dal momento che è necessario che un bravo giornalista sappia rapportarsi anche con il mondo esterno: tanti, infatti, sono i rapporti che egli deve avere con le altre cariche, dai politici fino al dirigente scolastico, per poter ricevere e scambiare informazioni che abbiano un fondo di verità e che siano del tutto affidabili.
Alla luce di questa affermazione, possiamo dire che il mondo del giornalismo è in continuo contatto con tutto quello che ci circonda e che, per tale motivo, continuerà ad essere in costante evoluzione.
Durante l’incontro è emersa anche la seguente domanda: “Al giorno d’oggi sono presenti la libertà di espressione e di parola nella composizione di un articolo?”. Al quesito il direttore risponde di aver trovato una maggiore possibilità di lasciar spazio al proprio pensiero, alla condizione che questo sia critico e funzionale a ciò che si scrive nel giornale, cartaceo o digitale che sia. Per sottolineare questo concetto Mosanghini fa riferimento alla citazione di Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”. Il diritto di parola, infatti, se usato nella modalità meno eticamente corretta e in termini volgari, può comportare  danni e divenire pericoloso. A questo proposito, Paolo Mosanghini ci racconta come spesso gli sia capitato di trovare sotto ad un post pubblicato su diverse piattaforme, ad esempio Instagram o TikTok, dei commenti da parte di alcuni utenti che si sono dimostrati inappropriati o offensivi; lui e i suoi colleghi hanno dovuto eliminarli, altrimenti avrebbero potuto rappresentare un reato.
In conclusione il direttore ci ha voluto lasciare con un consiglio: “Leggete sempre con uno sguardo critico e siate dei lettori attivi!”.