di Lucia Colledani
Era una tranquilla serata di ottobre, la conclusione di quelle tipiche giornate autunnali in cui le strade sono ricoperte da foglie rossastre e l’aria sa di castagne. Era una tranquilla serata di ottobre, la pioggia cadeva torrenziale davanti ai miei occhi e io ero seduta sul davanzale della finestra con il vecchio libro di racconti aperto sulle ginocchia. Era appartenuto a mia nonna ed era una delle cose a cui più tenevo.
Sfogliavo con attenzione le pagine ingiallite e ormai logore, in cerca di una storia da leggere. Il libro era un insieme di racconti e leggende antiche che mio nonno aveva raccolto per mia nonna quando erano giovani e che lei mi aveva poi tramandato insieme alla passione per le leggende. Conoscevo quei racconti a memoria fin da quando ero bambina eppure ogni volta che mi sentivo triste mi ritrovavo a sfogliare quelle pagine in cerca di un posto sicuro, di una certezza. Era paradossale come un insieme di racconti leggendari riuscissero a farmi sentire al sicuro, riuscissero a darmi certezza, a farmi sentire a casa. Sfogliai fino ad arrivare al mio racconto preferito: La libellula e il ragno, iniziai a leggere e subito tutto sparí. I problemi, le preoccupazioni scomparirono, ora ero solo la libellula protagonista del racconto.
C’era una volta una libellula che amava svolazzare in giro per il prato, era così elegante, leggiadra e spensierata, amava la sua breve vita ed era buona con tutti. Chiunque voleva bene alla libellula, anche il burbero ragno. Lui era tutto quello che la libellula non era; molto spesso scontroso, solo e sembrava non avere un cuore.
Eppure la grande corazza che aveva eretto intorno al suo cuore cedeva ogni volta che vedeva la libellula svolazzare vicino a lui. Il ragno era scontroso con tutti, tranne che con lei. La gentilezza di quest’ultima riusciva a sciogliere anche un cuore come quello del ragno. Per quanto lui non volesse accettarlo, tutti sapevano che era innamorato della libellula e viceversa. Erano infatti tutti consapevoli che il motivo per cui la libellula passava le sue poche giornate a svolazzare vicino alla tela del ragno era perché amava stare con lui e infastidirlo. Esattamente come ognuno sapeva che il ragno amava essere disturbato dalla libellula e passava ore a guardarla quando lei era distratta. Il ragno era dolorosamente consapevole di quanto la vita della libellula fosse breve, ma, nonostante questo, non era disposto a dichiarare il suo amore alla libellula per paura di venire rifiutato. Quei due passarono del tempo a ignorare i sentimenti che provavano, solamente perché erano troppo codardi. Un giorno però, la librellula realizzò che la vita, in particolare la sua, era decisamente troppo corta per passarla nella paura di un no. Inoltre se c’era una cosa che sapeva, era che il ragno, per quanto scontroso con tutti, non l’avrebbe mai ferita o fatta sentire sbagliata di proposito. Con queste rassicurazioni nel cuore un giorno la libellula svolazzò vicino alla tela del ragno. Lui, vedendola avvicinarsi, fermò tutto quello che stava facendo solo per poterle dare l’attenzione che si meritava.
Così iniziarono a parlare, il ragno, però, notò subito che c’era qualcosa che non andava. La libellula, infatti, che di solito era logorroica e raccontava al ragno molte storie e piccoli dettagli che le accadevano durante la giornata, quel giorno era particolarmente silenziosa. Il ragno, quindi, per non farla sentire a disagio, mise da parte il suo solito animo silenzioso e iniziò a raccontarle della sua giornata. Dopo che lui ebbe finito di lamentarsi del picchio che viveva poco lontano da lì, la libellula prese coraggio e finalmente gli confessò i suoi sentimenti. Se il cuore della povera libellula stava per avere un infarto a causa dell’agitazione, quello del ragno lo ebbe di sicuro. Era incredulo. La bella e dolce libellula innamorata di lui, così scontroso e antipatico? Non era possibile. Come poteva il cuore luminoso di lei amare quello ghiacciato di lui?
Il ragno, inconsapevolmente, troppo occupato a ripensare incredulo alle parole che la libellula gli aveva rivolto, la stava lasciando senza risposta. Lei, quindi, sentendosi a disagio volò via. Allora il ragno, rendendosi conto di quello che aveva fatto, iniziò a rincorrere la libellula, ma con scarsi risultati. Lei volava troppo in alto e troppo velocemente, motivo per cui per il povero ragno non c’erano possibilità di raggiungerla. Disperato, allora, si affrettò a chiedere aiuto a tutti gli animali che incontrava. Chiese una mano ai bruchi, alle farfalle, alle rondini, alle rane e, perfino, al picchio che tanto gli stava antipatico. Il ragno era fin troppo consapevole del fatto che la libellula non avesse ancora chissà quanto tempo e, quindi, lui non poteva perdere neanche un minuto. Dopo aver passato ore con tutti gli animali a cercare la sua libellula, finalmente la sera, quando ormai il ragno aveva perso la speranza, lei si presentò alla sua ragnatela. Subito, allora, lui le spiegò il malinteso e le confessò i suoi sentimenti.
La libellula, a sentire le parole del ragno, si rallegrò e, momentaneamente, la preoccupazione riguardo la brevità della sua vità fu alleviata.
Così il ragno e la libellula passarono molti giorni insieme, amandosi e facendo incantare tutti gli animali. Perfino il fastidioso picchio smise di fare rumore solo per dare pace ai due innamorati.
Avevano trovato il loro equilibrio, quando erano assieme entrambi dimenticavano le preoccupazioni. La libellula, infatti, dimenticava di come la sua vita stesse giungendo al termine e il ragno, dal canto suo, dimenticava di come, a parte la libellula, non avesse nessun altro e che, quindi, prima o poi sarebbe rimasto solo.
Loro due vissero felici e contenti per molto tempo, finché la vita della libellula non giunse al termine, ma al contrario di quanto lei aveva sempre pensato, non se ne andò da sola e neanche spaventata dalla morte, perché sapeva di avere a fianco qualcuno che l’amasse. Dall’altro canto, anche il ragno, che era sempre stato convinto che al momento della morte della libellula si sarebbe ritrovato da solo, scoprì di avere torto. Infatti, tutti gli animali si dimostrarono degli ottimi amici per il ragno, tanto quanto lo erano stati con la libellula mentre era in vita.
E fu così che, alla fine, il ragno visse il resto della sua vita accompagnato da ottimi amici e dal bellissimo ricordo del suo amore per la libellula. Felice che lei non si fosse fatta sopraffare dalla paura e che, invece, gli avesse confessato i suoi sentimenti, dando la possibilità ad entrambi di vivere la bellezza dell’amore.
Chiusi l’ultima pagina e sospirai, amavo quel racconto. La genuinità della storia, la bellezza del loro amore e il contrasto tra i due caratteri, mi avevano sempre affascinato; inoltre il fatto che quello fosse un racconto per bambini, per me, era sempre stato un pregio aggiuntivo.
Quella era una delle poche fiabe contenute nel libro, si trovava scritta in mezzo a miti e racconti d’avventura e per questo era sempre spiccata per il suo essere semplice, quasi infantile. Forse era proprio per questa sua semplice dolcezza, che era sempre stato il mio racconto preferito o forse era il fatto che raccontasse di quel tipo d’amore a cui avevo sempre aspirato e che in fondo un giorno avrei voluto provare.
La pioggia fuori continuava a cadere esattamente come prima e il freddo si era fatto perfino più pungente, ma il mio cuore era più leggero, liberato in parte dalle mille preoccupazioni che lo opprimevano. Perché, in fondo, la vita era fin troppo breve per passarla a preoccuparsi di cose futili e, alla fine, era meglio dedicarsi a cose come l’amore che l’avrebbero resa, almeno in parte, eterna.
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