di Sofia Vecchiato 1C
Il poeta greco Konstantinos Kavafis, vissuto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, in un passo della sua lirica intitolata “Troiani”, riprende uno degli episodi più emblematici della guerra di Troia, ovvero la morte di Ettore, presentandola come emblema della condizione umana.
I Troiani sono in una condizione di rivalità nei confronti degli Achei. In questo momento del conflitto si trovano in una posizione di inferiorità rispetto a loro, ma nonostante ciò vanno avanti continuando a combattere, rincuorandosi con i piccoli successi che ottengono occasionalmente e che generano speranza. Sebbene i Troiani sanno di andare incontro a un destino già segnato, continuano a combattere e a vivere con coraggio e decisione, illudendosi che in qualche modo la loro sorte potrebbe cambiare grazie alle loro azioni. La figura di Achille per i Troiani rappresenta un ostacolo, che ferma il loro successo e blocca la loro speranza, perché questi hanno timore di lui e sanno di non poterlo affrontare, sanno che potrebbe segnare il loro momento finale, la loro morte. Sono impauriti dalla sua improvvisa apparizione e dalle sue forti grida spaventose. In generale però la figura di Achille simboleggia le difficoltà e le paure che ogni uomo deve affrontare nella sua esistenza. Sulle mura poi ci sono Priamo ed Ecuba, che piangono per la sorte e la morte di Ettore. Sono presi da un male inconsolabile, profondo e amaro, infatti hanno perso il loro ultimo figlio e non possono tornare indietro per modificare il suo destino, per riaverlo tra loro. Va ricordato che Priamo ed Ecuba sono due genitori come altri, sono madre e padre prima di essere re o regina, e come qualsiasi genitore che perde il proprio figlio sono afflitti da una pena straziante e logorante, carica di nostalgia e angoscia. Il popolo troiano, ma in generale tutta la vicenda narrata, rappresenta la condizione dell’esistenza umana. Infatti come i Troiani anche gli uomini vanno avanti grazie a dei successi personali, degli avvenimenti che gli rincuorano e gli danno speranza per continuare a vivere. Anche noi siamo immersi in questo ciclo e, come i Troiani, nel nostro cammino è inevitabile incontrare delle paure, degli ostacoli che ci spaventano, e ci fanno fermare, ma che dobbiamo affrontare con coraggio e decisione, unico modo per poter continuare nel nostro cammino. Molte volte cerchiamo di scappare di fronte alle difficoltà, come i Troiani cercano di scappare nel loro attimo supremo, ma di fatto il destino è segnato anche per gli uomini. Caratterizzato da una condizione effimera, ciascuno di noi è infatti destinato a morire. Kavafis ha quindi una concezione di fondo della vita abbastanza pessimistica, nella quale l’esistenza umana è vista come un ciclo dentro al quale noi uomini siamo alimentati da una iniziale speranza che però ad un certo punto viene sempre smorzata da qualcosa che ci incute timore, che frantuma le nostre speranze e che è necessario superare.
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