Questa intrigante miniserie approfondisce il mondo affascinante e spesso sconosciuto degli scacchi, ripercorrendo le vicende che portano la protagonista, Beth Harmon, ad affermarsi sullo scenario scacchistico dei primi anni 60.

La storia comincia quando Beth arriva in orfanotrofio in seguito al tragico incidente stradale che portò alla morte della madre. Qui la piccola incontrerà il signor Scheibel, custode dell’istituto, che giocando a scacchi con lei nel seminterrato, stimolerà l’interesse della bambina verso il gioco. Durante gli anni vissuti in orfanotrofio Beth, oltre agli scacchi, sviluppa una forte dipendenza dai tranquillanti che giornalmente venivano distribuiti ai bambini e, spinta dell’amica Joline, la piccola inizia a conservarli per poi prenderli insieme in dosi maggiori.  

Gli effetti dei farmaci seguono Elizabeth durante i suoi primi passi nel gioco per il quale dimostra fin da subito un’innata abilità. 

Dopo alcuni anni  Beth viene adottata e, felice di lasciarsi il passato alle spalle, inizia una nuova vita a casa dei signori Wheatley.  Ma le aspettative di una vita serena vanno in frantumi quando il marito della signora Alma abbandona la casa, lasciando le due in una situazione difficile. Costrette a cavarsela da sole, trasformano la passione di Beth nella principale fonte di guadagno per la famiglia,la ragazza inizia così a partecipare a competizioni e tornei in una rapida scalata verso i campionati mondiali.

Uno degli aspetti che contribuisce a fare della regina degli scacchi una serie tanto amata dal pubblico e critica è sicuramente l’accurato profilo psicologico della protagonista. Nel corso dei 7 intensi episodi della serie possiamo vendere il personaggio di Beth crescere ed evolversi, passare dalla timida ragazza introversa alla temibile campionessa sicura di sé. Ci viene rappresentato, con grande abilità da parte degli sceneggiatori, un personaggio complesso e tormentato, del quale viene messo in risalto ogni aspetto del carattere. Beth, infatti, oltre ad essere un prodigio degli scacchi, costretta quindi a portare il peso di una mente brillante, è anche una bambina rimasta sola. Se da un lato ha imparato a gestire la solitudine, dall’altro la mancanza d’affetto durante l’infanzia e le delusioni che riceve nel corso della sua vita contribuiscono a renderla una donna indipendente ma allo stesso tempo chiusa in se stessa e preda delle sue dipendenze. 

La regina degli scacchi è un’accurata ricostruzione del periodo storico nel quale sono ambientate le vicende. Viene mostrato, con estrema attenzione ai dettagli, tutto lo splendore degli anni 50, dai grandi hotel, ai vestiti, alle automobili, che entrano in contrasto con la tesa atmosfera di un decennio segnato dalla guerra fredda, guerra che si ripropone anche sulla scacchiera. 

In questo contesto viene introdotto il tema del maschilismo, la protagonista è infatti una donna intraprendente che si afferma in un mondo dominato prevalentemente da uomini.      

La serie ha scatenato un dibattito sull’effettiva veridicità del maschilismo in questo settore e se si tratti di un problema risolto o ancora attuale. A intervenire sull’argomento sono state diverse giocatrici professioniste dei nostri giorni, tra cui Judit Polgar (unica donna ad essere mai stata classificata nella top 10 dei migliori scacchisti). La campionessa elogia la regina degli scacchi dicendo di aver provato un senso di déjà-vu ma afferma che, al contrario di quanto riportato nella serie, la galanteria e la gentilezza dimostrata nei confronti di Beth da diversi giocatori da lei battuti è ben lontana dalla realtà. Judit poi racconta come in più occasioni ci sono stati giocatori che si sono rifiutati di stringerle la mano (come d’uso all’inizio e al termine di ogni partita) perchè adirati di aver perso contro una donna.

A parte l’atteggiamento discriminatorio che mostra la mentalità fortemente maschilista di alcuni giocatori, sarebbe da fare chiarezza su un punto. In base alle classifiche stilate dall’ associazione internazionale scacchistica (FIDE), classifiche basate sul punteggio ELO dei giocatori, che è il risultato dai dati statistici forniti dalle molteplici partite svolte dal giocatore, l’attuale miglior giocatrice donna si trova “soltanto” all’86 posto. E’ forse la prova che conferma l’opinione comune che le donne sono meno brave o portate per gli scacchi?… Beh, la risposta è assolutamente no, il motivo per il quale le donne si trovane così in basso nelle classifiche generali sta semplicemente nel fatto che gli scacchi sono da sempre un gioco prevalentemente giocato dagli uomini, infatti i dati FIDE ci rivelano che solo il 15 % dei giocatori professionisti sono donne. 

Una serie ben strutturata e avvincente che, episodio dopo episodio, cattura e coinvolge lo spettatore, portandolo ad affezionarsi sempre di più a Beth e a condividere con lei i suoi successi e le sue sventure. Dallo stile poetico e originale, La regina degli scacchi è una serie da guardare tutta d’un fiato che commuove e fa venir voglia di giocare a scacchi senza neppure conoscerne le regole.