di Stella Simonin
Ristrutturando casa e svuotando i mobili si possono scoprire libri che non si sapeva nemmeno di avere. Io quest’estate ne ho trovato uno piccolo e bianco, che si nascondeva tra i vecchi tomi impolverati. Si trattava di Neve di Maxence Fermine. Non conoscevo il libro né lo scrittore, ma per le sue piccole dimensioni, mi sembrava una perfetta lettura da aereo.
Quello che mi ha particolarmente colpito nella trama è stato che il protagonista, Yuko, era uno scrittore di Haiku.
Gli Haiku sono brevi poesie giapponesi di tre versi e diciassette sillabe, solitamente senza rime.
Sono come delle fotografie scritte, volte a catturare brevi attimi di bellezza.Yuko voleva catturare la neve.
Cominciando a leggere il libro mi sono subito accorta che non è scritto come un semplice romanzo: la prima pagina pare composta proprio da degli Haiku, e proseguendo la narrazione continua a sembrare poesia.
Al giovane poeta giapponese viene proposto di diventare il poeta ufficiale di corte ma Yuko si rende conto di avere ancora molto da imparare sull’arte della poesia: gli manca il colore. Così intraprende un viaggio per conoscere un anziano pittore divenuto cieco, egli gli insegnerà a dipingere, ma per vedere i colori gli serve l’amore. Il giovane e il maestro scopriranno che i loro destini sono legati da un filo, sul quale Yuko deve imparare a stare in equilibrio, come un funambolo.
Dopo aver letto Neve, ho scoperto che apparteneva a una trilogia intitolata Trilogia dei Colori, contenente anche Il Violino Nero e L’Apicoltore. Questi tre racconti non sono apparentemente collegati, anche se condividono caratteristiche simili. Naturalmente, dopo essere rimasta affascinata da questa atmosfera, non potevo resistere alla tentazione di completare la trilogia…
Il secondo libro che ho letto è stato Il Violino nero. Ho subito notato che questo libro aveva un sapore molto più cupo rispetto a Neve, anche la narrazione sembrava meno leggera ma pur sempre poetica.
Qui si parla di un giovane genio del violino la cui aspirazione è quella di scrivere la sinfonia della sua vita.
Da bambino era un prodigio, ma una volta cresciuto si arruola e non ha più modo di sfruttare le sue doti musicali.
Un giorno gli appare in sogno una donna dalla voce divina, che diventa presto la sua ossessione.
Dopo essere rimasto ferito in battaglia, viene ospitato da un anziano liutaio, creatore del violino nero, strumento proibito che perseguita chiunque provi a suonarlo e nasconde un segreto che unirà il liutaio e il violinista.
Anche in questo libro si ritrovano i temi dell’amore e dell’ambizione, un vecchio saggio e un apprendista.
Il terzo libro color oro, L’Apicoltore, è il finale perfetto della trilogia.
Il protagonista di questo racconto, Aurelien Rochefer, è un apicoltore ma la sua vocazione è cercare l’oro nella sua vita.
Così un giorno parte dalla Francia, lasciando famiglia e fidanzata, verso un avventuroso viaggio in Africa per trovare l’oro.
Dopo svariate peripezie scopre che non era l’oro quello che cercava. Torna in Francia con un sogno ma infine realizza che il suo oro l’aveva sempre avuto tra le mani, e proprio in quel momento il suo grande viaggio prende significato.
Mi ha fatto piacere scoprire lo stile poetico e leggiadro di questo autore, che attraverso questi tre piccoli romanzi ha saputo esplorare vari aspetti della vita di ognuno di noi, facendo riflettere il lettore sui valori importanti. Consiglio questa trilogia che in poche pagine regala tante emozioni.
La trilogia si può trovare anche in una raccolta unica edita da Bompiani.
Data di pubblicazione: 2020
Autore: Maxence Fermine
Pagine: 330
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