di Alice Sebastianutto

Chiudo la porta, scendo in strada e inizio a camminare. Una fitta nebbia ricopre la città e io, che mi dimeno sotto il suo manto, passo dopo passo mi dirigo senza meta verso il mio destino. Riesco lo stesso a intravedere le persone e riesco a comprendere i loro movimenti. Vedo in bianco le azioni che mi sembrano corrette e in nero quelle che mi appaiono scorrette… il resto del mondo, quando non ci presto attenzione, mi risulta grigio.
Continuo a camminare da sola fino a quando appare una persona sotto un lampione. “Scusami, puoi indicarmi la via?” mi chiede. “Dove devi andare?” rispondo. “Voglio fare un giro della città, voglio conoscere questo posto” replica. Stavo per chiedergli chi fosse e da dove venisse, ma, quando ho cercato di iniziare la frase, mi sono sentita stringere il cuore e non sono riuscita ad emettere alcun suono. Vedo la sua immagine bianca, perciò decido di fidarmi. “Nella nostra città è tutto monotono” inizio a raccontare allo sconosciuto “le persone ogni giorno fanno le stesse cose, ma metà di esse vivono a rallentatore mentre l’altra metà sempre di fretta. Ogni persona che incontri per la strada è identica alle altre, ma una serie di cause inspiegabili fa in modo che ciascuna compia le stesse azioni, ma in momenti diversi, non sempre sincronizzati, e per questo talvolta percepisco le azioni come giuste mentre altre volte come sbagliate. Non so il perché di nulla; ti sto solo descrivendo come mi hanno programmato per percepire ciò che ho intorno. Non so cosa ci sia di bello da vedere in questa città”. “La vedi quella signora che sta abbracciando il suo bambino?”, mi chiede lui, “Sta sorridendo. Come la vedi?”. “Vedo due figure bianche. È corretto che sia così”, rispondo. Replica lui: “Ma è corretta l’azione in base al contesto oppure è corretta l’azione in sé?”. “Non so rispondere, io vedo quello che sono limitata a vedere” dico io. Camminiamo vicini in silenzio lungo la strada, la nebbia pian piano scompare eppure inizio a percepire un’atmosfera pesante e a sentirmi affaticata. Decido di sedermi su una panchina che si trova ai lati della strada e l’uomo mi segue e si siede accanto a me. “La vedi quella rosa sul prato davanti a te? Racchiude l’essenza del desiderio e del mistero. Vedo il dolore straziante di una donna che si affanna a cercare di migliorare continuamente il suo carattere e vedo la gioia che la coglie di sorpresa mentre sta danzando in una stanza. Tu invece cosa vedi?” mi chiede. “Una sagoma bianca. È corretto così.” rispondo. “Prova a guardarla di nuovo, ma con la convinzione di voler vedere quel che ti ho detto di aver visto io. Coglila delicatamente e non lasciare che i tuoi occhi abbiamo limiti” aggiunge. Provo a fidarmi. Mi alzo dalla panchina e mi dirigo verso il fiore, tendo la mano per raccoglierlo e, appena lo tengo tra le dita, un vortice inizia a girare intorno a me, vengo travolta da uno strano senso di libertà, il battito del mio cuore inizia improvvisamente ad accelerare, le mie membra si rilassano e un brivido percorre il mio corpo. La rosa inizia a colorarsi di rosso e sul suo stelo iniziano a spuntare spine di color verde. Sospiro, chiudo e riapro velocemente gli occhi e osservo il cielo che inizia a tingersi d’azzurro.
La rosa scivola dolcemente dalle mie dita e si appoggia delicatamente al terreno e tutto a un tratto la magia svanisce. Sono immobile, mi sento smarrita. “Anche tu hai visto quello che ho visto io? Cosa è successo?” sussurro con voce tremolante allo sconosciuto. “Hai imparato a vedere la stessa realtà con occhi diversi. Io non posso dirti quale sia in assoluto la visione più reale e più corretta, ma vorrei sapessi che in ogni momento della tua vita puoi scegliere con che occhi guardare la stessa persona, la stessa azione, lo stesso paesaggio. Devi però fare attenzione a trovare un equilibrio perché la mente può essere molto persuasiva convincendoti di vedere ciò che in realtà pare non esistere, e lo stesso vale per il cuore. Devi fidarti di entrambi perché ti indicheranno nuovi modi di guardare la realtà, ma devi cercare tu di indirizzarli a vedere nel modo che ti appare più giusto. Devi lasciarti guidare e allo stesso tempo governare per riuscire a guardare con occhi migliori.”
Mi sento confusa e agitata eppure so di aver trovato pace dentro di me. Allungo la mano tremante verso la mano dello sconosciuto e, appena sfioro le sue dita, un brivido mi percuote, i miei occhi immediatamente si sbarrano e il mondo intorno a me inizia a girare. Sento la pressione di due mani che mi cingono la vita e mi sollevano in un caldo abbraccio. Respiro profondamente. All’improvviso riapro gli occhi e mi ritrovo seduta sulla stessa panchina, ma sono sola. Ora la realtà si presenta nei suoi svariati colori e riecheggia la voce dello sconosciuto che mi dice “ora puoi vedere quello che vuoi vedere, ciò che non sapevi di poter vedere e quello che hai paura di dover vedere”.
“Chi sei tu? Dove sei andato? Cosa è successo?” urlo disperata al nulla. Risponde la voce dello sconosciuto: “Io sono la forza della tua anima e quella della tua mente. Io sono sempre stato dentro di te, ma tu prima d’ora non hai mai voluto cercarmi né vedermi. Di tanto in tanto ho provato a manifestarmi in altre forme: dentro altre persone e dentro altri oggetti, ma solo quando hai voluto davvero guardare sei riuscita a trovarmi. È strano da comprendere, lo so, ma ciascuno ha una forza che gli permette di affrontare la vita in modo diverso, che gli consente di comprendere di più alcune persone e di meno altre, che lo porta a fidarsi e a cambiare e che gli permette di vedere le stesse cose da prospettive diverse. Ora che sei venuta a conoscenza di questo dono, devi farne tesoro in ogni momento e devi cercare di sfruttarlo per trarre del bene.”
La voce scompare e io incomincio di nuovo a camminare lungo lo stesso vialetto e inizio ad accorgermi di avere occhi diversi. Vedo un bambino che passa accanto a me e riesco a leggere l’innocenza nei suoi occhi; si avvicina poi un ragazzo e vengo catturata dal suo sguardo profondo: posso cogliere la sua fragilità che tenta di nascondere per proteggere la sua vera natura. Vedo anche una signora anziana che sbatte un tappeto dalla finestra e un vecchio signore sulla terrazza che ride guardando la televisione e riesco a capire quanto sia speciale la normalità. Oltre l’orizzonte intravedo il rosso di un tramonto: un’emozione unica.
Gli attimi si possono vivere attivamente o passivamente e talvolta un problema può apparire difficile, ma affrontandolo in maniera diversa può risultare semplice.
Cammino per la strada mentre cresce in me il desiderio di ricordarmi quanto sia decisivo provare a guardare gli occhi e l’anima delle altre persone, cercando di comprendere ciò che hanno vissuto, quanto sia importante riuscire a trovare una connessione con il mondo e avere occhi sinceri che riescono a guardare da varie prospettive.
Il sole ormai è tramontato e in cielo brilla una pallida luna che tenta di illuminare la città. C’è ancora la stessa gente che corre o che cammina, che si interroga e che lavora, ma questa notte la percepisco diversa: il mio cuore batte più forte e sento che la mia mente è imprigionata in mille pensieri.
Ho realizzato che può esserci molta magia nei singoli e semplici gesti, che tutti cambiamo continuamente modo di guardare la vita perché cresciamo e ognuno di noi matura una sensibilità diversa.
Sono giunta davanti alla porta di casa mia, entro in casa, salgo le scale, vado in camera e apro la finestra. Il paesaggio è quello di sempre, ma ora è a colori.
Per la prima volta mi sembra di avere aperto gli occhi.