di Alessandro Nadalin

Le elezioni europee del 2024 sembrerebbero mostrare la “grande” riconferma della Von Der Leyen e del suo PPE (Partito popolare europeo), che è passato da 182 a 188 seggi, ma la realtà è ben diversa. Se si analizza bene il voto si può notare la comparsa di due nuovi gruppi euroscettici che accusano l’unione di aver piegato le economie nazionali a causa delle politiche adottate dal parlamento europeo, in particolare il Green Deal e il supporto militare ed economico dato all’Ucraina: il primo è “Patrioti per l’Europa”, capeggiato dal politico francese Jordan Bardella ed il suo partito “Rassemblement National”, mentre il secondo è “Europa delle nazioni sovrane”, guidato dal partito tedesco AfD (Alternative fur Deutschland). 

In effetti la crescita della sfiducia verso l’UE non è così inaspettata, in quanto l’Unione non sta passando un buon momento dal punto di vista economico. I problemi principali sono l’aumento dell’età media della popolazione, le resistenze dei vari paesi che si rifiutano di creare capitali europei comuni e la presenza di piccole o medie aziende in continuo contrasto tra loro. A questa serie di problematiche si aggiungono anche le politiche del Green Deal e le sanzioni alla Russia. La conferma del secondo mandato di Trump rischia di peggiorare il tutto. Il Tycoon è sempre stato per un’America isolazionista, incurante di ciò che accade in UE, e lo spettro dei dazi che Trump ha promesso in campagna elettorale è un problema con cui Bruxelles dovrà fare i conti.
Questa crisi ha avuto un effetto significativo sui due paesi più importanti dell’UE, ossia Francia e Germania, che ad oggi presentano delle forti problematiche. Le sanzioni imposte alla Russia che hanno privato le industrie dei due paesi dell’approvvigionamento di una parte consistente delle risorse che permettevano lo sviluppo delle economie di questi due paesi, anche se parte di questo problema è dovuto anche a decisioni precedenti allo scoppio della guerra. Un esempio è la chiusura delle centrali nucleari in Germania che ha reso il paese ancora più dipendente dalle risorse energetiche provenienti dal Cremlino.
L’andamento negativo dell’economia e le decisioni spesso controproducenti prese dai paesi ha generato diverse proteste popolari e da questo malcontento nascono questi due gruppi euroscettici.

Per capire meglio il fenomeno però bisogna analizzare nello specifico le situazioni di questi paesi 


Francia
Gli ultimi due anni sono stati molto bruschi per la Francia. Diverse delle politiche interne attuate dal presidente Macron sono state oggetto di discussione, come la riforma delle pensioni, che ha generato diverse proteste popolari per le strade, e l’aumento del carovita, che consiste nella crescita dei prezzi dei beni di prima necessità. Queste mosse sono la figurazione di una Francia in crisi, con un debito pubblico immenso che continua a crescere e si prevede che il rapporto debito/PIL passerà da 109% a 119% entro il 2029 (10% in più nei prossimi 5 anni). A peggiorare la posizione del presidente francese contribuiscono le sue mosse aggressive in politica estera. Riguardo alla guerra russo-ucraina Macron aveva dichiarato che “non escludeva l’invio di truppe francesi in Ucraina”.
D’altro canto, il capo dell’Eliseo non ha fatto altro che seguire tutte le politiche europee volte a danneggiare la Russia che, secondo alcuni, hanno danneggiato di più l’Europa  con la riduzione degli approvvigionamenti di risorse energetiche.
Dal malcontento per le politiche macroniane ne esce rafforzata la figura di Marie Le Pen e del suo Rassemblement National.
Marine Le Pen è sempre stata una grande rivale dell’attuale presidente francese e più volte ha criticate le sue politiche, sia in campo economico, sia in campo estero.
Oltre ad essere una forte sostenitrice del protezionismo e della sovranità economica francese, Marine Le Pen ha espresso più volte posizioni euroscettiche. In passato la leader del RN aveva insistito sulla sospensione dell’area Schengen, area che favorisce la libera circolazione dei cittadini europei all’interno dell’Unione, e l’uscita della Francia dall’UE e dalla zona euro. Quest’ultima posizione fu successivamente ritrattata a causa dell’impopolarità colta. Ora la Le Pen punta a rimanere nell’Unione ma riformandola radicalmente.
Per avvicinarsi al mondo dei giovani in maniera da raccogliere più consensi la Le Pen ha posto a capo del partito il suo “delfino” Jordan Bardella, politico ventinovenne che ha spopolato tra i giovani, sia sulle strade, sia sui social.
Sotto la sua guida il RN si è presentato alle europee ottenendo un grande risultato, infatti il gruppo di Bardella ha ottenuto ben il 31% dei voti, battendo la coalizione macroniana, fermatasi al 14%.
Questo risultato ha portato il presidente Macron a sciogliere le camere e indire nuove elezioni nazionali.
Per fronteggiare la destra di Marine le Pen e Bardella, tutti i partiti francesi si sono coalizzati in un’unica alleanza che prende il nome di “Nuoveau Front Populaire”.
Il primo turno, come da previsioni, fu vinto dalla destra, ma a sorpresa il NFP è riuscito ad ottenere la vittoria, sorpassando il RN e arrivando primo. Anche la coalizione macroniana ha superato la Le Pen arrivando seconda.
Nonostante la vittoria della sinistra, Macron ha deciso di nominare premire Michel Barnier, politico proveniente dai repubblicani, la forza politica che alle elezioni si era posizionata quarta. Questa decisione aveva subito scatenato l’ira della sinistra che invocava la sfiducia, mentre la destra di Le Pen aveva deciso di aspettare e valutare la situazione, ma dopo la decisione del nuovo premier di scavalcare il parlamento con la legge 49.3 anche il RN ha votato a favore della mozione. Dopo a malapena tre mesi il governo Barnier è caduto e ora Macron si è trovato costretto a nominare un nuovo premier, ed il capo dell’Eliseo ha scelto Francois Bayrou. Essendo Bayrou membro della coalizione macroniana, la sinistra di Mélenchon, vincitrice delle elezioni, ha gia detto che non voterà a favore del nuovo premier, mentre la Le Pen e il RN devono ancora prendere una decisione

Germania
La crisi non si è limitata solo alla Francia, ma ha colpito anche la Germania. Questo evento è molto preoccupante per l’Unione, in quanto il paese ha rappresentato per anni e tuttora rappresenta la “locomotiva” d’Europa, visto la grande ricchezza economica che essa ha portato; ma ora si è “inceppata”.
Nell’ultimo periodo la Germania ha dovuto fare i conti con una leggera recessione, ossia una diminuzione del PIL. Gli esperti di economia affermano che il PIL crescerà entro fine anno dello 0.3%, dato negativo viste le capacità dimostrate dalla Germania in passato, ma secondo alcuni la crisi potrebbe concretizzarsi anche con la flessione del -0.2.
Il colpo più pesante lo hanno subito le industrie automobilistiche che, a causa dell’aumento dei costi di produzione dovuti alla crisi energetica generatasi a seguito delle sanzioni alla Russia, hanno dovuto eseguire manovre sul personale lavorativo, tra cui il taglio del salario, per alleviare i costi. Il caso che ha fatto più scalpore è stata la notizia che Volkswagen avrebbe seriamente preso in conto l’ipotesi di chiudere due insediamente produttivi e licenziarne i dipendenti. La notizia della chiusura è stata smentita pubblicamente da Wolkswagen stessa, ma la paura del licenziamento ha generato proteste e scioperi tra gli impiegati dell’azienda automobilistica.Per scongiurare nuovi problemi Berlino è corsa in aiuto di Volkswagen con prestiti economici, ma l’azienda ha avvertito che se la “rotta” non cambia in 2 anni la situazione potrebbe peggiorare.
Alle europee tutto il malcontento si è concretizzato con la sconfitta dell’SPD, principale partito della maggioranza capitanato da Scholz, che ha raggiunto solo il 13,90%, scavalcato da CDU/CSU, ex partito di Angela Merkel che ha raggiunto il 30%, e dal partito Alternative fur Deutschland che ha raggiunto il 15,90%.
Quest’ultimo partito è particolarmente temuto dalle forze europeiste.
Classificato come partito di destra e capitanato da Alice Weidel, AfD ha raggiunto risultati impressionanti  non sono alle europee, ma anche nelle elezioni negli stati federali, dove ha conquistato la Turingia e ha perso in sassonia con uno scarto inferile all’1%.
Oltre al sovranismo economico, Alice Weidel promuove un’ideologia totalmente euroscettica; a differenza della sua controparte francese Marie Le Pen, la leader di AfD ha affermato che se l’UE non concede più libertà decisionale a Berlino, lei inizierà le procedure per la Dexit, la Brexit tedesca. Anche se la Weidel raccoglie diversi consensi a causa delle varie problematiche, AfD si trova ad affrontare la potente CDU che, secondo i sondaggi, avrebbe ancora un grande margine di vantaggio a livello nazionale,
Nel frattempo, mentre AfD e CDU lottano per raccogliere consensi e spingono per una mozione di sfiducia, la famosa “coalizione semaforo”, formata dai socialdemocratici (SPD), verdi e liberali, è implosa su se stessa.
Il cancelliere Scholz infatti ha licenziato il ministro delle finanze Linder, leader dei liberali e membro della coalizione di maggioranza. A seguito di tale evento Linder ha annunciato che non ci sarà una nuova collaborazione con Scholz. Appreso l’accaduto, tutti i ministri hanno annunciato di voler lasciare la coalizione, segnando la fine dell’alleanza politica.
A causa di tutte queste problematiche, il cancelliere ha deciso di accogliere la mozione di sfiducia e di indire le elezioni anticipate che si terranno il 23 febbraio 2025.

Dichiarazioni di Ursula Von Der Leyen
Nel frattempo Ursula Von Der Leyen, che ha appena ottenuto il suo secondo mandato per la presidenza della commissione europea e l’incarico di formare il nuovo team esecutivo, guarda la situazione da lontano e parla di  estremismi politici promettendone la sconfitta:
“Non lascierò che estremismi distruggano l’UE” queste sono le sue dichiarazioni in merito alla questione.

Ma torniamo alla domanda iniziale: l’Unione Europea rischia di vedere la sua fine?
Anche se si può provare ad ipotizzare degli scenari probabili, ad oggi la risposta a questo quesito verrà fornita dal tempo.

Fonti:
GioPizzi – ELEZIONI FRANCIA: Le Pen VS la Sinistra Unita
Il sole 24 ore- recissione germania
SkyTg crisi di governo in Germania
Rai News: caduta del governo Barnier