Il 25 marzo i gruppi delle tre annualità del progetto Biomedica del nostro liceo hanno avuto la grande occasione di fare qualche domanda a Mauro Ferrari, collegato da Houston (Texas). Il Dottor Ferrari è nato a Udine, ha frequentato il liceo classico Stellini e in diverse occasioni l’abbiamo visto tornare in Friuli. Dopo la laurea in matematica, si è trasferito negli Stati Uniti dove ancora vive. Tra i diversi progetti in cui è stato impegnato, il più grande e innovativo è sicuramente quello dell’Houston Methodist Research Institute, fondato da egli stesso, e dove ha assunto più di 2000 persone in 10 anni. È uno dei padri delle nanotecnologie e della bioingegneria applicata alla medicina. 

Oggi sono il vostro servitore. È proprio quello che ci ha detto a pochi minuti dall’inizio della chiamata su meet, e sicuramente non ha esitato a spiegarci il perché: la vita migliore che possiamo vivere, la medicina migliore che possiamo sviluppare, sono quelle in cui agiamo da servitori. A servizio degli altri. E’ questo il mindset che permette di rialzarsi dopo i fallimenti, che Mauro Ferrari ha incontrato diverse volte, tanto che il titolo di una sua conferenza è “I miei 29 anni di fallimenti”. C’è un detto dei samurai che sua moglie gli ricorda sempre: finisci 7 volte al tappeto e 8 volte in piedi.

Il messaggio di Ferrari mi ha fatto riflettere perché porta l’esperienza di chi ha lavorato tanto: se fai le cose solo per te, dopo un po’ smetterai di rialzarti. Ma nella vita potrai rialzarti solo se fai qualcosa che ti fa “glow in the dark”: quella voce che dice “ho qualcosa da dare al mondo” e senti dentro di te il potere di fare la differenza. Allora fare i servitori è l’unica cosa che potrà farti rialzare tutte le volte che cadrai, senza lasciarti a terra neanche una volta.

Mauro Ferrari si è reinventato tante volte. A 42 anni si è iscritto alla facoltà di medicina quando era già professore ordinario di ingegneria e pur avendo delle specializzazioni in campo medico. Ci ha consigliato di essere sempre aperti a cambiare strada, perché cambiare strada non è un fallimento: quello che vuoi a volte non coincide con quello che sei. Quando guardi te stesso e ti metti veramente a nudo, non spesso trovi quello che vorresti (perché spesso quello che vuoi ti è stato imposto da chi ti sta accanto o dall’ambiente in cui sei) ma quando segui il tuo cuore capisci veramente cosa va bene per te. L’emozione è ciò che guida tutto, anche se sei uno scienziato e ti imponi di essere razionale (ma anche la scelta di essere razionali è guidata dall’emozione!).

Sicuramente, la sua personalità ha lasciato il segno su di noi: umile ed entusiasta di rispondere alle nostre domande, ci ha fatto capire che lavorare molto è sicuramente uno dei pilastri fondamentali per fare qualsiasi cosa nella vita (abbiamo suggerito che fosse probabilmente un tipico tratto che ha ereditato dalla patria friulana). Nella sua esperienza, è importante anche il gruppo di lavoro, perchè oltre ad essere il migliore nel proprio campo, un perfetto collaboratore deve anche essere una persona che possa dare supporto nei momenti belli e brutti e di cui ci si possa fidare.

Ferrari ha applicato il conosci te stesso socratico alla sua vita: ha provato molte cose per trovare veramente quello che andava bene per lui. L’impegno nella ricerca e la vita accademica non è l’unica cosa che caratterizza la sua vita: il 2021 è l’anno del suo “triplete creativo” . Ha recentemente firmato un contratto per una serie televisiva a Hollywood, sta scrivendo dei libri per Mondadori e si è scoperto cantante a 60 anni e uscirà presto un suo disco. L’ho ascoltato cantare con la Rhythm & Blues Band di Cividale: non è poi così male! 

Il nostro incontro è stato stimolante sotto tutti gli aspetti: oltre a portarci la sua esperienza in Europa e quella negli Stati Uniti, ci ha fatto capire dove ha trovato la motivazione e la forza per continuare a portare avanti i progetti della sua vita e a farne sempre di nuovi.

Il prof Ferrari è stato anche, seppur per breve tempo, a capo del Consiglio Europeo della Ricerca. La sua breve permanenza è stata giustificata dai problemi che affliggono il sistema europeo che non gli hanno permesso di svolgere il suo lavoro in modo ottimale. Mauro Ferrari conosce queste problematiche, in quanto l’Italia è la sua terra natale, ma sa bene anche come funzionano le cose negli Stati Uniti, in cui vive da circa 40 anni. 

Mauro Ferrari ha parlato quindi anche di Europa e Italia: la principale differenza con gli Stati Uniti è che il nostro sistema politico è spesso inefficiente perché la risoluzione dei problemi viene surclassata dai problemi interni che si creano tra i personaggi politici. Infatti, quando era presidente del CER, Mauro Ferrari si è scontrato con queste inadempienze dei commissari alla salute europei nel momento in cui era necessario fronteggiare velocemente l’emergenza Covid. A dimostrazione della maggiore efficienza statunitense i dati sulla distribuzione dei vaccini parlano chiaro: negli USA il 28% della popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino oppure la monodose, mentre in Italia soltanto il 10% della popolazione ha ricevuto la prima dose o la monodose (dati aggiornati al 28 marzo).

Inoltre, ha sottolineato la sua posizione in un dibattito che ha luogo prevalentemente in Europa: il confine tra i ruoli di pubblico e privato. Secondo l’ex-presidente del Cer, è fondamentale riconoscere che per creare farmaci è fondamentale il contributo privato perché questo settore ha una guida esecutiva preparata per fronteggiare i rischi e i costosi investimenti della ricerca. Se un’impresa del genere fosse lasciata all’amministrazione pubblica, in particolare quella europea (e quindi anche italiana), i risultati non arriverebbero così velocemente e in modo così efficace, come è stato fatto per i vaccini anti-covid. Purtroppo, questa opinione è impopolare soprattutto in Italia, ma personalmente sono rimasta molto colpita e ho apprezzato molto la presa di posizione del dottor Ferrari, perché vive in prima persona e conosce quello che manca all’Italia e all’Europa rispetto agli Stati Uniti, paese che da anni è leader mondiale nell’economia e non solo e da cui possiamo solo imparare.

L’incontro è stato per me una ventata di aria fresca: nella situazione in cui ci troviamo è difficile conoscere nuove persone, interagire, uscire a fare nuove cose e quindi essere stimolati e crescere intellettualmente. Sono sicura che Mauro Ferrari abbia lasciato un segno su noi studenti e i professori, grazie alla sua umiltà e alla sua disponibilità. È riuscito a illuminare le nostre stanze direttamente da Houston e a farci capire che c’è un mondo là fuori e c’è sempre un modo di trovare una strada se lavoriamo bene, non ci tiriamo indietro quando abbiamo di fronte scelte importanti, se seguiamo il nostro cuore e soprattutto se facciamo quello che ci fa glow in the dark. Qualunque cosa sia.

Grazie Mauro Ferrari da parte di studenti e insegnanti del Liceo Copernico.  

Sitografia