di Riccardo Bernardinis

Vladimir Putin ha affermato più volte di essere un uomo di fede, molto attaccato alla chiesa ortodossa. Se è davvero così, molto probabilmente nella gran parte delle preghiere che rivolge a Dio prima di dormire, come ogni buon fedele, il presidente chiede a Dio perché non abbia messo delle montagne in Ucraina.

Se Dio avesse messo le montagne in Ucraina, la Russia non dovrebbe preoccuparsi di quella enorme, strategicamente pericolosa e scomodissima pianura che ne rende scoperto, e vulnerabile ad attacchi esterni, il confine occidentale.

Da ogni altro lato la geografia ha favorito il paese degli orsi: a nord si estende il mar glaciale artico, il confine orientale è talmente lontano che si affaccia sul Pacifico e a meridione la Russia può contare su varie catene montuose, come gli Altai o il Caucaso. L’ovest è il solo punto debole di questo gigante, che si estende per 17 milioni di chilometri quadrati.

Ma proprio per queste enormi dimensioni la Russia in passato non è mai stata conquistata: un esercito invasore avrebbe dovuto avere delle linee di rifornimento lunghissime, senza contare le rigide temperature che avrebbe incontrato proseguendo in territorio russo.

Napoleone prima e Hitler poi hanno commesso il grave errore di non considerare questi fattori. Invadere la Russia, insomma, non è una passeggiata e questo potrebbe lasciar pensare che la pianura occidentale, per quanto passaggio agevole per un invasore, non rappresenti un vero pericolo, in quanto nessuno si azzarderebbe a tentare un’impresa tanto difficile. Ma non è così che la pensano i russi e la storia gli ha dato ragione: l’esperto di geopolitica Tim Marshall, infatti, stima che dai tempi di Napoleone i russi abbiano combattuto in media ogni 33 anni in quella pianura per difendersi da attacchi esterni. E questo non è un concetto così nuovo: il primo nucleo della Russia è il Khanato mongolo di Rus (da cui il nome odierno del paese), che prese poi il nome di Gran Principato di Moscovia. Questo stato, che si trovava nell’odierna pianura occidentale, era indifendibile, in quanto non aveva né fortificazioni naturali né fiumi navigabili e nemmeno delle alture su cui ritirarsi. I russi adottarono dunque il concetto di attacco come miglior difesa: sotto la guida di Ivan il Terribile si espansero fino ai limiti estremi della Russia moderna. L’Unione Sovietica, inglobando ulteriori stati europei e asiatici, li ampliò ulteriormente, fino all’Est Europa. A quel punto i russi avevano una grande zona cuscinetto da usare come scudo in caso di invasione, poiché nessuno li avrebbe attaccati se non da occidente, ma con la caduta dell’URSS i confini russi tornarono quelli pre-bolscevichi. Da quel momento si è ripresentato alla porta di Putin il vecchio problema di quella pianura. I vari stati prima inglobati nell’Urss si sono divisi tra filorussi, antirussi e neutrali. Questi ultimi (Uzbekistan, Azerbaigian e Turkmenistan) sono quelli che hanno meno interessi ad allearsi sia con la Russia sia con l’Occidente. Hanno grandi risorse naturali, petrolio e gas soprattutto, e possono quindi ritenersi indipendenti sul piano economico e politico sia dalla NATO che dalla Russia. Dello schieramento filorusso fanno invece parte la Bielorussia, il Kazakistan, il Tagikistan, l’Armenia e il Kirghizistan. Su costoro Mosca punta moltissimo per fare in modo che costituiscano un prezioso supporto economico: sono tutti dipendenti in una qualche misura dalla Russia, inoltre 4 su 5 di questi paesi sono uniti con Mosca nell’Unione Economica Eurasiatica (una Ue gestita dai russi). Tutti gli altri paesi ex Urss hanno invece scelto di allearsi con l’Occidente e tra loro c’è quello che in questo momento costituisce il problema più caldo dell’Est Europa: l’Ucraina. Lo stato famoso anche per i deliziosi Golubcy (degli involtini di carne), insieme con la Georgia e la Moldavia, fino a questo momento ha flirtato con discrezione con l’Occidente, chiedendo di far parte dell’Ue prima e addirittura della NATO poi, ma sono stati tenuti a distanza dagli europei per la loro vicinanza alla Russia, che in effetti a quel punto è intervenuta: finché a Kiev comandava un governo filorusso, Putin non aveva nulla di cui preoccuparsi, poiché il suo cuscinetto era intatto. Avrebbe addirittura potuto tollerare una Ucraina neutrale, specie dopo l’annessione della Crimea nel 2014, che ha portato enormi vantaggi ai russi: grazie alla città di Sebastopoli la Russia acquisisce un importante porto sul Mar Nero. Quello che Putin sostiene di non poter invece tollerare sarebbe la presenza di basi NATO letteralmente sulla porta di casa e lo ha fatto capire senza mezzi termini. Di certo è difficile ignorare l’attacco di circa 250.000 soldati russi sul fronte ucraino in questi giorni. L’America ha risposto immediatamente: lo zio Sam ha già sopportato a denti stretti il rafforzamento della Russia seguito all’annessione della Crimea, per non scatenare una guerra, ma dopo l’invasione russa in Ucraina ha inviato rifornimenti e riunito gli alleati NATO in est Europa con effetti immediati. Putin lo sa bene, ma sa anche che non è necessaria una conquista del paese, poiché il suo vero obiettivo è sostituire l’attuale governo ucraino con uno più accondiscendente alle sue pretese. Fino a questo momento la Russia stava ancora mostrando i muscoli per far desistere gli ucraini da ogni intenzione filoccidentale. Ciò non è avvenuto e ora la situazione sarà molto delicata: la Russia è disposta a moltissimo pur di conservare il suo cuscinetto difensivo, anche se Biden ha ripetuto più volte come un’invasione in Ucraina avrebbe procurato non pochi grattacapi ai russi. Può sembrare semplice intimidazione, ma il presidente americano non ha in effetti tutti i torti: la Russia cerca di far pesare sul piatto della bilancia il fatto che le sue esportazioni di gas naturale rappresentano il 40% dei consumi europei per tentare di rabbonire la NATO, ma gli americani hanno risposto con prontezza, intavolando trattative con il Qatar per fornire il gas ai propri alleati; si sottrarrebbe così alla Russia un importantissimo introito economico. Una cosa che certamente Putin non accetterebbe di buon grado, specialmente dopo lo stop al gasdotto Nord Stream 2, che sarebbe dovuto diventare il nuovo rubinetto d’Europa, e di certo le pesanti sanzioni imposte dall’occidente nei suoi confronti avranno un peso molto importante. Di queste, due in particolare sono degne di nota: la prima è lo stop dell’invio in Russia dei pezzi di ricambio per gli aerei e senza questi non sarebbe più possibile effettuare la periodica revisione di questi mezzi di trasporto. In poche parole, tempo qualche mese al massimo, gran parte degli aerei russi potrebbe rimanere a terra. Un duro colpo, ma la sanzione più pesante è senza dubbio l’esclusione della Russia dal sistema SWIFT:  l’80% delle transazioni commerciali a livello globale avviene in dollari ed è gestita, per l’appunto, da questo sistema. Esso è una “chat” tra banche che consente rapide transazioni finanziarie internazionali e può influire molto anche sulla quotidianità, perché anche le carte di credito si basano su di esso. Togliendo alla Russia questo mezzo, l’occidente le toglie in pratica la possibilità di partecipare al sistema di interscambi globali e anche di piccole transazioni (alimentando tra l’altro il malcontento della popolazione russa), con perdite economiche catastrofiche, specialmente contando che in Russia il PIL Pro Capite ha livelli molto bassi (al livello di quelli bulgari) e, al contrario di ciò che molti credono, la sua economia è solo 2⁄3 di quella italiana. Si potrebbe comunque pensare che il Cremlino ricorrerà al sistema sviluppato e adottato in Cina al posto di quello occidentale, ma questa è un’opinione fuorviante: la Russia e la Cina non si considerano propriamente amici e probabilmente Pechino non metterà in pericolo la propria economia solo per aiutare il vicino. La Russia rischia di diventare uno Stato pària agli occhi del mondo occidentale e certamente l’aver riconosciuto le due repubbliche di Lugansk e Donetsk non aiuta il presidente Putin. Economicamente, dunque, “l’operazione speciale” (come Putin la definisce) in Ucraina sta costando all’Orso molto più del previsto, anche in termini umani: gli Ucraini stanno resistendo molto più del previsto all’avanzata russa, al punto che le vittime dell’esercito invasore hanno raggiunto, secondo le fonti ucraine, quota 10.000.

La domanda più complessa, in ogni caso, resta la stessa: si arriverà a una guerra mondiale? Difficile dirlo.

Mi sia permesso a questo proposito ricordare un aneddoto storico: nel 1938 Hitler dichiarò di voler annettere alla Germania la terra abitata dai tedeschi dei Sudeti, una minoranza germanofona in Cecoslovacchia, nel nome dell’unione di tutti i popoli di lingua tedesca in un solo Stato. La Cecoslovacchia, naturalmente, chiese aiuto alle altre potenze europee. Gli italiani si fecero dunque promotori di una conferenza che si tenne a Monaco tra Italia, Francia, Inghilterra, Germania e Cecoslovacchia. Hitler si mostrò categorico su questa questione: avrebbe occupato la terra dei Sudeti, anche a costo di una guerra. Francia e Inghilterra, che ricordavano bene la carneficina della Grande Guerra e contavano ancora milioni di veterani, alla fine dichiararono che non sarebbero intervenute militarmente in favore della Cecoslovacchia. Questa venne così abbandonata e costretta, volente o nolente, ad acconsentire alle pretese territoriali del Reich; Hitler l’ebbe vinta. L’anno successivo la Germania provò di nuovo la stessa mossa cercando di annettere Danzica ed il famoso “corridoio”. Tutti sanno come andò a finire. È opportuno anche ricordare la crisi missilistica cubana del ’62, quando l’URSS decise di sospendere l’invio dei suoi missili nucleari sull’isola e, di conseguenza, accettò di limitare la sua influenza in quel territorio così vicino agli USA. La NATO farà altrettanto? La storia, in questo caso, sembra ripetersi: la Russia, dopo aver annesso la Crimea, punta a mantenere il controllo sull’Ucraina. Se questo sarà troppo, sarà la storia a deciderlo.

Bibliografia

  • Tim Marshall, “Le 10 mappe che spiegano il mondo”, Milano, Garzanti, 2017.

Sitografia