Di Pierluigi Maranzana

Bentornati,

Oggi vi voglio parlare del film più bello visto l’anno scorso: La Chimera di Alice Rohrwacher, uscito nelle nostre sale a fine 2023.

Tuscia, fine anni ‘80: uno strano uomo, alto, silenzioso siede su un vagone di un treno fumandosi una sigaretta. Questa strana figura è Arthur, il protagonista nella nostra storia; è un tombarolo, cioè una persona che ruba nelle tombe per professione. Egli non è un uomo come gli altri, infatti egli possiede il potere di sentire la loro presenza.Egli verrà accompagnato da una rosa di stravaganti personaggi nelle sue avventure alla ricerca di tesori, con cui andrà molto lontano allontanandosi  dalla loro vita di paese. Durante questo viaggio emergeranno le fragilità sue e dei suoi amici, narrandoci a poco a poco i loro trascorsi passati.Il punto forte del film è proprio questo: la narrazione non è mai completa quindi tocca a noi spettatori, analogamente ai protagonisti, trovare i piccoli dettagli nascosti che non sono  fondamentali (come l’anno approssimativo in cui è ambientata la storia, intuibile da una serie di palloni di “Italia ‘90”  in una scena finale) ma che arricchiscono l’esperienza di visione.

Il film narra una storia emozionante, avvincente e ricca di spunti di riflessione.  I personaggi secondari rappresentano pienamente la vita di un paesino che la pellicola racconta: una banda di sempliciotti che, all’occorrenza, diventano degli esperti di storia etrusca. Anche  Arthur è un personaggio incredibilmente sfaccettato: scontroso ma allo stesso tempo docile e sensibile. Un protagonista con cui è difficile empatizzare; visto da tutti come un alieno (infatti viene sempre chiamato “lo straniero”) sia per il suo comportamento che per le sue conoscenze: un genio in confronto alla bassezza culturale del resto degli abitanti. 

I sentimenti, nella pellicola, trovano molto spazio: le storie d’amore (quella presente e quella passata) del protagonista sono espresse con una dolcezza disarmante; anche il senso di inadeguatezza dei co-protagonisti che si trovano catapultati in un mondo lontano dal loro (quello dei ricchi mercanti d’arte a cui vendono i loro ritrovamenti) è messo molto in risalto.

La regia  mozzafiato riesce a raffigurare le espressioni e le sensazioni dei protagonisti in modo unico, narrando perfettamente la vita sporca (effetto favorito dallo stile, simile nell’estetica ad un vecchio video che possiamo trovare in una cassetta in soffitta dai nonni) di paese.Ci sono moltissimi momenti di silenzio colmati solo dai rumori ambientali, in cui possiamo riflettere su quello che abbiamo visto ed in cui possiamo apprezzare le bellissime ambientazioni (come la stravagante casa di Arthur oppure il bar, lungomare dove i tombaroli si ritrovano).Si viaggia molto sul piano temporale, ricostruendo il passato di Arthur. Un passato più radioso, più soleggiato e molto meno decadente rispetto a quello del periodo in cui viene collocata la storia.Inoltre dal punto di vista tecnico il film è peculiare: infatti  è girato in diversi formati (il 35 millimetri, il super 16 millimetri e il 16 millimetri) che, in fase di montaggio, vengono riuniti.

Il film è un capolavoro, una perla, un gioiello raro è nascosto, anche troppo. Esso è riuscito (insieme a “C’è ancora domani”) a ravvivare l’entusiasmo di critica e pubblico per il cinema italiano, riuscendo anche a dimostrare la potenza degli spettatori su produttori e distributori.La pellicola mi è piaciuta veramente tanto e la reputo la più bella che ho visto al cinema da molto, molto tempo.Il genere, o forse meglio l’approccio cinematografico, della pellicola è il mio preferito:  è leggero (come lo sono i personaggi che si abbandonano ai piaceri della  vita) ma allo stesso tempo molto profondo (proprio come Arthur).Esso è paragonabile a “La vita del padrone” di F. Battiato (la cui traccia “gli uccelli”, peraltro, accompagna i titoli di coda).Forse, per qualche spettatore, la visione può risultare pesante, visti i suoi 130 minuti di durata e le scene apparentemente statiche, che, però, sono funzionali al messaggio che la regista prova a comunicarci. Per me non lo è stato affatto. Me lo sono goduto dall’inizio alla fine. Ho adorato anche  l’attenzione ai piccoli dettagli: per esempio il paio di calzini che il protagonista compra da un venditore ambulante nella sequenza iniziale (scena, tra l’altro, molto divertente) si ritrovano poi ai piedi della signora che lo ospita. Criptico il finale, o per meglio dire i finali, infatti penso che la storia di Arthur ne abbia due: quello della sua carriera da tombarolo e della sua storia.Si aggiunge  una forte critica al saccheggio del territorio compiuto da persone esterne ad esso. Questo messaggio viene espresso dal personaggio misterioso di Spartaco (Alba Rohrwacher), il cinico acquirente di Arthur e della sua banda.

Probabilmente l’unica nota negativa del film è esterna ad esso, cioè la sua distribuzione. esce in un numero irrisorio di sale (meno di un centinaio) il 23 novembre 2023 dopo essere stato presentato a Cannes, ottenendo, nel primo weekend, un totale di 1458 spettatori per un guadagno inferiore ai 12.000 €: Un risultato fallimentare per un film che è stato elogiato da una moltitudine di riviste cinematografiche (anche estere, come il Times oppure il Guardian). All’inizio di dicembre Josh O’Connor (Arthur) e la regista pubblicano un video chiedendo una migliore distribuzione nelle sale. Questo appello viene accolto (viste anche le richieste sui social) e viene riproposto al cinema raggiungendo i 100 mila spettatori.

Spero di avervi incuriosito e spero possiate godere di questa perla.

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