di Pierluigi Maranzana
Benvenuti nella rubrica di cinema del nostro giornalino. Oggi volevo trattare un’opera di uno dei maestri del cinema italiano: That’s it, let’s talk about “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio.
La pellicola, uscita nelle sale italiane nel 1972, ha una trama lineare ma ricca di significato. Le vicende si svolgono a Milano, in piena campagna elettorale, dove il direttore de Il Giornale (interpretato da un perfetto Gian Maria Volonté) vede la sede del quotidiano assaltata da manifestanti di sinistra. L’attacco non è casuale: infatti il periodico è molto indirizzato verso idee di destra, elemento che risulterà cruciale ai fini della storia. In questo clima politico teso, la notizia di un abuso che ha portato alla morte della giovane Maria Grazia Martini arriva alle orecchie del direttore che, sotto invito del proprietario della testata, inizia ad indagare. L’inchiesta ha, però, un secondo fine: infatti il sospettato maggiore è Mario Boni, un membro di un’organizzazione della sinistra extraparlamentare. Nonostante le prove contro il ragazzo siano scarse e basate su dichiarazioni confuse di una donna delusa dal rifiuto amoroso di Boni, prive di validità giuridica, Il Giornale inizia a pubblicare articoli che gli attribuiscono la colpevolezza, dando avvio a un processo mediatico nelle sue pagine. Questi pezzi, però, hanno un solo scopo: pilotare l’opinione pubblica e screditare le aree della sinistra in vista delle elezioni, presentando i suoi militanti come mostri assetati di sangue.
Il film è avvincente e tiene incollato lo spettatore fino al finale, che stravolgerà tutte le carte in tavola. Punto di forza, oltre alle superlative interpretazioni attoriali (in primis quella di Volontè che si riconferma come uno degli migliori attori italiani del secolo scorso) è la messa in scena (dalle ambientazioni alla regia) che riesce a catapultarci nella piovosa Milano, tra le sigarette e le macchine da scrivere.
La storia ci viene raccontata da due punti di vista: quello del direttore Bizanti, un freddo calcolatore pronto a usare ogni mezzo (lecito o meno) per costruire il ‘perfetto mostro’ sulle pagine del giornale, e quello del giovane Roveda (Fabio Garriba), un reporter appena arrivato, ancora non completamente corrotto dal clima marcio della redazione; sarà infatti lui il massimo oppositore alla pubblicazione degli articoli. Lo scontro fra le due posizioni risulterà essere il cardine della pellicola: realismo contro idealismo, opportunismo contro giustizia si sfideranno in una battaglia morale che terrà impegnato lo spettatore fino alla fine.
Il film mette in evidenza le opinioni politiche sia di Bellocchio che di Volonté (entrambi molto vicini agli ambienti di sinistra), che si riflettono nella narrazione della vicenda (elemento che, visto le mie posizioni e la mia idea di cinema come mezzo di espressione delle proprie opinioni, ho apprezzato molto): il direttore Bizanti, personaggio che incarna perfettamente gli ideali della destra, per cui è evidente che il regista non nutriva alcuna simpatia, uscirà sconfitto dal punto di vista morale, venendo presentato (e con lui le sue idee) come un mostro.
Cardine della pellicola è la riflessione, purtroppo molto attuale (anche dopo più di cinquant’anni) sul giornalismo che il film rappresenta in maniera perfetta. Si nota, infatti, una forte critica della politicizzazione della stampa: Il Giornale preso come sineddoche della stampa italiana, viene fortemente influenzato dalle posizioni politiche della proprietà del giornale che spinge molto, arrivando anche a incitare a seguire strade che si allontanano dalla legalità, la pubblicazione di articoli che, distorcendo la realtà, indirizzino l’opinione pubblica. Ritengo che Bellocchio sia riuscito in modo puntale a rappresentare una delle piaghe che affligge ancora oggi la nostra società: ormai, in praticamente tutti i nostri giornali le notizie sono presentate non per informare ma per influenzare il popolo. Ne è un esempio lampante il modo in cui vengono presentate le notizie riguardanti i crimini: quando è un extra-comunitario a compiere un illecito la nazionalità e il fatto che egli sia straniero (e in molti casi irregolare) sono scritti a caratteri cubitali nei titoli. Il messaggio che viene trasmesso è molto semplice: il problema non è che sia stato commesso un crimine ma che sia stato uno straniero a farlo.
Ritengo “Sbatti il mostro in prima pagina” un film incredibile, da vedere per ascoltare un’opinione (a mio avviso molto valida) su un tema importante come il giornalismo e la politica. Bellocchio e Volonté si riconfermano nell’Olimpo del cinema italiano portando sullo schermo una pellicola avvincente, perfettamente recitata e dalla messa in scena mozzafiato, che sono sicuro riuscirà a farvi riflettere e sorprendere.
Spero di avervi incuriosito
A rileggerci
Scrivi un commento