Sono passati esattamente tre anni dallo scoppio del conflitto tra la Russia e l’Ucraina e ad oggi, nonostante il cambio di presidenza americana, non è ancora chiaro come si evolverà ulteriormente la situazione.
Nell’ultima edizione ci eravamo soffermati sulla situazione di stallo che si era creata e la promessa degli stati occidentali di fornire all’ucraina i caccia F-16, velivoli arrivati nel corso del 2024. Ad oggi i combattimenti sulla linea di contatto continuano incessantemente e si può notare una lenta ma progressiva avanzata russa, iniziata già a gennaio 2024 con la presa di Avdiivka e proseguita con una spinta più forte durante l’estate.
Nel corso della stagione calda i russi sono riusciti a conquistare alcune posizioni strategiche tra cui Niu York, una città situata nel Donbass che costituiva un’importante roccaforte per i difensori ucraini. Dopo la conquista dell’insediamento i russi sono riusciti a penetrare anche nelle città di Toretzk e Chasiv Yar e ora minacciano anche Pokrovsk.
Nel frattempo gli ucraini provano a tenere più posizioni possibili, non solo nel Donbass ma anche nel Kursk, regione russa al confine con l’Ucraina, di cui i soldati di Kiev hanno conquistato una piccola parte.

Fronte del Donbass
Come abbiamo già anticipato la situazione in questa zona del fronte è critica per gli ucraini. Lo testimonia il fatto che le due località di Velyka Novosilka e Kurakove sono in procinto di cadere in mani russe e al momento si sono formate delle sacche che potrebbero intrappolare alcune unità ucraine, tra cui la centodecima brigata (Velyka Novosylka), costringendo il comando ucraino a impiegare risorse per permettere alle unità di lasciare la zona, come successo durante la caduta di Avdiivka.
Ma perché gli ucraini si battono per tenere queste posizioni?
Le zone in cui i russi stanno spingendo fanno parte delle varie linee difensive costituite dagli ucraini durante la guerra civile scoppiata nel 2014 e si teme che, se le truppe di Mosca riuscissero a superarle, la loro avanzata potrebbe accelerare, dato che alle spalle di queste fortificazioni non ve ne sono altre abbastanza solide da garantire la difesa delle posizioni.
Questa strategia però comporta diverse perdite di risorse tra le file ucraine.
Una località ancora più importante per entrambi gli schieramenti è Pokrovsk. La città rappresenta un importante snodo logistico per entrambe le parti, infatti è da lì che passano al momento le linee di rifornimento ucraine e se i russi riuscissero a conquistarla non solo infliggerebbero un duro colpo ai loro avversari ma potrebbero sfruttare la città come rampa di lancio per nuove avanzate.
Dall’altra parte gli ucraini cercano di mantenere la posizione non solo per l’importanza data dall’afflusso dei rifornimenti, ma anche perché la città rappresenta una delle ultime roccaforti del Donbass. Caduta Pokrovsk, rimarrebbero solo Kostiantinivka e Kramatorsk a separare i russi dalla presa completa del Donezk.
Per cercare di prendere la città i russi non hanno tentato un assalto diretto della città ma cercano di aggirarla, in maniera tale da arrivare alla strada M-30 e isolare l’insediamento tagliando i rifornimenti. In questa “manovra a tenaglia” i russi hanno preso Shevchenko, piccolo villaggio a sud di Pokrovsk, e ora premono su Udachne, poco distante dalle posizioni appena occupate.
Molto probabilmente i russi hanno cambiato approccio a causa delle elevate perdite che in passato avevano comportato grandi assedi diretti come nel caso di Backmut

Situazione nel Kursk
Kursk è probabilmente la manovra di guerra più sorprendente degli ucraini nell’ultimo anno.
Tra il 7 e l’8 agosto alcune delle migliori brigate dell’esercito ucraino sono riuscite a passare le difese di confine e a occupare una porzione di territorio russo nel Kursk, tra cui Sudzha.
Le incursioni ucraine in territorio russo non sono una novità, infatti è capitato spesso che durante il corso della guerra alcuni gruppi ucraini si infiltrassero nel territorio della Federazione Russa per eseguire operazioni di sabotaggio, ma mai prima d’ora erano riusciti a conquistare delle posizioni e a mantenerle.
Ma come è stato possibile ciò? Probabilmente i russi non si aspettavano questo attacco a sorpresa, infatti la zona era poco sorvegliata. Gli ucraini sono riusciti a infiltrarsi rapidamente servendosi anche dei mezzi occidentali tra cui i Marder e gli Stryker e nella loro prima avanzata non hanno incontrato particolare resistenza. Successivamente i russi si sono riorganizzati e hanno lanciato diversi contrattacchi riprendendo più della metà del territorio perso. C’è l’ipotesi che agli ultimi assalti abbiano preso parte anche i 10.000 nordcoreani, soldati inviati dal presidente della Corea del Nord Kim Jong Un come segno di vicinanza tra le due nazioni.
Non è ben chiaro il motivo di tale operazione, ma gli ucraini non sembrano intenzionati a lasciare il Kursk. Ciò è testimoniato dai nuovi recenti attacchi che gli ucraini hanno fatto per cercare di riprendere del territorio.

Supporto internazionale
Nonostante la difficile situazione sul fronte, l’Ucraina continua a ricevere supporto dagli alleati occidentali della Nato. Nel suo ultimo periodo di presidenza Joe Biden ha varato un paio di mega-pacchetti di aiuti per l’Ucraina che comprendevano munizioni per gli Himars, mine anti-uomo e pezzi per i droni. Inoltre l’ex presidente americano ha dato il via libera all’utilizzo dei missili a lunga gittata ATACMS in territorio russo; manovra discussa da tempo dai paesi europei, a cui ora il Parlamento europeo ha dato il via libera.
Ora però c’è Trump e, come emerso in campagna elettorale e nelle prime dichiarazioni dopo la vittoria delle presidenziali, la sua linea in merito alla questione è molto differente da quella dell’ex inquilino della casa bianca. Il Tycoon vuole mettere i due paesi in condizione di trattare e nel fare ciò ha affermato che il presidente Putin “ha perso la guerra” e che se non tratta imporrà nuovi dazi o sanzioni. Nonostante la sua volontà di intavolare le trattative e le voci di un possibile incontro tra lui e Putin, il processo di negoziazione potrebbe richiedere tempo e rischia di escludere dalle trattative i paesi europei.
Nel frattempo i paesi europei ragionano su come adattarsi al cambio di presidenza e mantenere costante l’afflusso degli aiuti all’alleato ucraino. Prima dell’insediamento di Trump i pacchetti di aiuti più importanti erano arrivati dalla Germania e dalla Norvegia. Il paese scandinavo in particolare ha promesso di inviare all’Ucraina un nuovo pacchetto di aiuti dal totale di circa 2.7 miliardi di euro.
Dopo il cambio di presidenza americana le prime a muoversi sono state l’Italia e la Francia.
Il presidente Macron ha promesso di rafforzare l’assetto militare aereo ucraino e per farlo ha deciso di inviare a Kiev una serie di caccia francesi Mirage-2000-F5.

Anche se è difficile che i russi riescano ad attuare uno sfondamento totale, la situazione per l’Ucraina sulla linea di contatto è critica. Per sapere come si evolverà la situazione dovremo aspettare le decisioni del neo eletto presidente americano Donald J. Trump; in particolare c’è grande attesa per il piano di pace che il Tycoon sta discutendo con Putin. Fonti
Parabellum-Russia e Ucraina-Live #404
Rai News: Parlamento Ue, ok all’uso delle armi a lungo raggio. Tajani: “Noi contrari ma sosteniamo Kiev”  
Sky tg24: Guerra Ucraina Russia, inviato Trump: “Discuteremo del piano di pace a Monaco”