di Alessandro Nadalin

Nonostante sia passato relativamente poco tempo dall’ultimo aggiornamento sulla situazione in Ucraina, gli eventi sono mutati rapidamente. Il 19 febbraio, infatti, il nuovo presidente americano Trump ha attaccato pubblicamente il presidente ucraino Zelensky, definendolo un dittatore e un comico, in un paese senza più elezioni. Questo evento ha suscitato molto scalpore anche in vista dell’incontro tra i due presidenti che era stato fissato per la fine del mese. Nonostante l’inconveniente, i due presidenti si sono incontrati nello studio ovale con lo scopo di ratificare l’accordo sulle terre rare, ma quella che doveva essere una semplice firma si è trasformata in una “lite”, dove il presidente americano Trump e il vicepresidente JD Vance hanno attaccato Zelensky per la gestione del conflitto e la mancanza di volontà di trattare.
Dopo la conclusione dell’incontro il presidente americano ha detto al suo omonimo ucraino di tornare quando sarebbe stato pronto a parlare di pace.

Questo incontro ha segnato una vera e propria rottura (momentanea) tra due paesi che fino a un mese prima sembravano grandi alleati nello scontro contro la Russia; infatti di lì a poco il presidente americano ha interrotto tutte le forniture militari, sia gli approvvigionamenti di munizioni e mezzi sia la condivisione dell’intelligence. Questo secondo fattore si è rivelato determinante nelle operazioni sul campo, infatti subito dopo l’interruzione dell’afflusso di informazioni la Russia ha condotto un contrattacco nella zona del Kursk occupata dagli ucraini, riuscendo a respingerli verso il confine. Dal Cremlino giungevano notizie di soldati ucraini circondati, ma questa notizia è stata successivamente smentita da Kiev, che ha affermato di aver condotto con successo la ritirata delle sue forze.

Alla fine, anche su pressione degli alleati europei, l’Ucraina è riuscita a ricucire i rapporti con gli States dichiarandosi pronta a firmare un accordo di cessate il fuoco. Notando la volontà dell’Ucraina di giungere a una sospensione del conflitto l’11 marzo gli Usa hanno ripristinato gli aiuti militari al loro alleato.

I “Volenterosi”
La momentanea rottura tra Usa e Ucraina, avvenuta dopo il litigio tra Trump e Zelensky, ha suscitato grande preoccupazione negli Stati europei per una possibile evoluzione negativa del conflitto. In particolare, il primo ministro inglese Starmer ha indetto con urgenza un meeting degli alleati europei per far fronte al peggioramento della situazione. A questa riunione hanno partecipato praticamente tutti gli Stati membri della Nato, a parte gli Usa, ed è stato ribadito il supporto all’alleato ucraino. L’obiettivo della coalizione non è solo quello di incrementare gli sforzi nelle forniture militari all’Ucraina, ma anche di arrivare ad una pace che preveda delle garanzie per Kiev. Questa coalizione ha presto assunto il nome dei “volenterosi”. Oltre ad alcuni nuovi pacchetti di aiuti militari, gli Stati hanno discusso insieme al governo di Kiev di nuove manovre da attuare per contrastare la Russia e queste prevedono l’inasprimento delle sanzioni nei confronti di Mosca; ma la notizia che ha suscitato più scalpore è la discussione di un possibile invio di contingenti di peacekeeping in Ucraina, formati da soldati delle nazioni appartenenti alla coalizione dei volenterosi.
Nonostante l’iniziativa, non tutti gli Stati hanno mostrato entusiasmo, infatti da una parte c’è chi l’ha accolta come Inghilterra e Francia e chi l’ha respinta, come l’Italia. La Russia, contraria alla presenza di truppe occidentali in Ucraina, ha respinto immediatamente la proposta.
La causa dei volenterosi ha suscitato ulteriore interesse quando hanno iniziato a circolare voci di una possibile adesione della Cina. L’ingresso del colosso orientale nella coalizione avrebbe potuto aumentare le possibilità dell’invio di una forza di peacekeeping, ma la Cina ha smentito tutte le voci.
Nonostante la parentesi Cina, i volenterosi sono intenzionati ad andare avanti con il loro obiettivo di raggiungere una pace “giusta”.

Contatti Usa-Russia
In parallelo al meeting dei volenterosi si è mossa anche la diplomazia americana. Il “nuovo” presidente Trump, infatti, sembra intenzionato a tutti i costi a raggiungere una pace nel minor tempo possibile. Dopo che l’Ucraina si è mostrata intenzionata a trattare, Stati Uniti e Russia hanno condotto una serie di “round” di negoziazione con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco. Dopo una lunga telefonata avvenuta il 18 marzo, il presidente Trump e il presidente Putin hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco sulle infrastrutture della durata di trenta giorni, ossia nel mese successivo nessuna delle due parti avrebbe attaccato le infrastrutture avversarie. Dopo questo successo i contatti sono andati avanti e le due parti sono arrivate a discutere di un cessate il fuoco nel Mar Nero.
Anche se il presidente Trump sembra voler continuare nelle trattative, l’Europa si è mostrata scettica e ha accusato il presidente russo Putin di non trattare con serietà.

Fonti:
Ansa-La Cina valuta l’adesione ai volenterosi per l’Ucraina
Ansa-I volenterosi da Starmer: ‘Massima pressione su Putin’
Rai News-Conclusi dopo 12 ore i colloqui Usa-Russia a Riad, il comunicato sull’esito sarà diffuso domani
SkyTg24-Lite Zelensky-Trump, le urla e poi la “cacciata” dalla Casa Bianca. Cosa è successo
SkyTg24- Guerra Ucraina-Russia, Kiev in ritirata dal Kursk. Cosa sta succedendo