di Alessandro Nadalin 

SECONDA PARTE: OGGI
Nell’ultima edizione ci siamo interrotti nel momento in cui le tensioni tra Russia e Ucraina iniziarono ad aggravarsi.
A fine 2021 Putin inizia a mobilitare le truppe lungo il confine ucraino, suscitando allarme sia a Kiev sia tra i suoi alleati occidentali che, per evitare l’inizio di un conflitto, cominciano a trattare con la Russia per esplorare ogni risoluzione diplomatica possibile.
Nonostante tali sforzi, l’intelligence americana è convinta che l’invasione sia inevitabile e avvisa Kiev che il Cremlino potrebbe lanciare l’offensiva in qualsiasi istante. Ed ha indovinato i piani di Mosca, infatti il 24 febbraio 2022 succede ciò che nessuno aveva ritenuto possibile: alle prime luci dell’alba la Russia attacca l’Ucraina.
Inizia con un massiccio bombardamento missilistico e aereo sui territori ucraini con l’obiettivo di abbattere obiettivi militari strategici (basi, depositi, aeroporti ecc…), ma in questa ondata vengono bersagliate anche diverse città, in particolare Kiev.
Nel frattempo, il presidente russo Vladimir Putin appare in diretta nazionale e rilascia le seguenti dichiarazioni: “Le circostanze ci costringono ad agire subito e con fermezza. Le repubbliche del Donbass hanno chiesto il nostro aiuto, per questo (…) ho deciso di dare inizio ad un’operazione militare speciale per proteggere il popolo e denazificare l’Ucraina. Chiedo alle truppe ucraine di arrendersi e di deporre le armi. Chi obbedirà non subirà alcuna ripercussione e potrà tornare a casa. Chiunque proverà a interferire con la Russia subirà conseguenze immediate mai viste nella storia
Con l’obiettivo di liberare il Donbass, la Russia avanza da tre fronti, ossia da nord (verso Kiev), da sud (dalla Crimea) e da est (Donbass).
Il Cremlino afferma che le truppe stanno procedendo  con successo senza incontrare resistenza, ma qualcosa non torna. Dall’Ucraina arrivano video di soldati ucraini che abbattono diversi mezzi terrestri russi e delle immagini mostrano un sistema AA Sam che abbatte un velivolo aereo russo, segno che Mosca non ha ancora ottenuto la supremazia nei cieli.
Nei primi giorni accade una cosa che nessuno aveva previsto: gli ucraini resistono.
Nonostante la loro resistenza, i russi continuano ad avanzare e pianificano l’attacco a Kiev, la capitale. Il primo obiettivo preso di mira è l’aeroporto di Hostomel, situato a pochi chilometri dalla capitale. In un primo momento i russi lo espugnano, ma vengono cacciati dalla quarta brigata ucraina, gruppo militare costituito da membri della guardia nazionale di Kiev.

I russi però non sembrano intenzionati ad abbandonare il loro piano e continuano ad avanzare da nord espugnando diversi insediamenti, tra cui Chernobyl, fino ad arrivare nei pressi delle periferie di Kiev. La sera del 25 le truppe di Mosca tentano di entrare nella capitale, ma, oltre alle truppe, i militari russi incontrano un ostacolo inaspettato: i civili.
I cittadini della capitale iniziano a lanciare molotov (granate incendiarie) contro i blindati, costringendo l’avversario a ritirarsi.
Dopo il fallimento dell’assedio, i russi si ritirano dalla città e dal nord del Paese, mentre nelle altre regioni le milizie di Mosca riescono ad avanzare di molto.

La domanda ora sorge spontanea: come hanno fatto gli ucraini a resistere?
Per competere con l’esercito russo, mettono in atto tattiche di guerriglia come le imboscate, inoltre, grazie all’acquisizione di missili JAVELIN e STINGER, le truppe di terra riescono facilmente ad abbattere carri armati, blindati e mezzi aerei che volano a quote medio-basse, come gli elicotteri.
Vitale per la sopravvivenza ucraina è stato anche l’aiuto dell’Occidente che risponde all’aggressione russa inviando armi, mezzi leggeri, droni, lanciarazzi portatili, elicotteri, pezzi di ricambio per i MiG-29 e munizioni.
L’utilizzo di queste tecniche e l’aiuto occidentale permettono agli ucraini di non capitolare, ma ciò non basta a fermare del tutto i russi, che infatti nei successivi due mesi consolidano le loro posizioni nelle zone a sud e ad est del Paese, impossessandosi di diversi punti strategici, come la città di Mariupol.
Il reparto russo che subisce un grosso colpo in questa prima fase è la marina, in quanto essa perde la nave ammiraglia della flotta del Mar Nero, ossia l’incrociatore Moskva.

Da fine aprile la guerra si trincerizza e l’Ucraina si rivolge nuovamente all’Occidente per chiedere armi più potenti da utilizzare contro i russi. Gli USA rispondono inviando i sistemi MLRS (multiple launch rocket system) mobili M142 himars, dei lanciarazzi mobili che possono colpire con grande precisione da lunghe distanze.
Grazie alla dotazione di queste armi, arrivate verso la fine dell’estate, gli Ucraini ottengono due risultati notevoli, ossia la liberazione delle regioni di Kharkiv e Kherson.
Per bilanciare l’asticella dello scontro, la Russia incrementa le forze sul campo e riesce di nuovo a congelare la situazione al fronte in attesa dell’inverno. Iniziata la stagione fredda, tenta l’avanzata nella zona est del paese a fine del 2022, stringendo d’assedio la città di Bakhmut.
L’operazione si rivela più difficile del previsto; negli scontri viene coinvolta anche la Wagner (gruppo mercenario assoldato da Mosca per combattere in Ucraina), supportata dalle unità aeree speciali russe VDV.
Zelensky prova a sfruttare il momento di difficoltà delle truppe ucraine per ottenere nuovamente armi più potenti, tra cui anche carri armati. La risposta è quella attesa da Kiev, infatti la Nato fornirà sia i carri armati, in particolare i Leopard 2, sia mezzi per il supporto della fanteria e sistemi AA (anti aerei) avanzati come i patriot.

Le armi occidentali non evitano però la caduta della città, infatti a fine maggio del 2023 le forze di Mosca riescono ad occupare l’insediamento.
Quella di Bakhmut, in realtà, si rivela essere una vittoria pirrica dal punto di vista strategico, in quanto il successo russo non comporta grandi cambiamenti, anzi, il suo assedio si è rivelato troppo costoso in termini di risorse e i russi sono costretti ad arrestarsi.
Ben più importante è l’impatto politico e propagandistico che lo scontro ha avuto per ambo le parti, infatti, grazie alla difesa della città, gli ucraini sono riusciti ad ottenere nuove armi e il Cremlino ha potuto rialzare il morale delle truppe al fronte e aumentare il consenso verso la guerra, mostrando la conquista dell’insediamento come una vittoria molto importante.

Con l’arrivo dell’estate si apre un nuovo scenario: la controffensiva ucraina.
Il governo di Kiev vuole sfruttare il favore della stagione per replicare l’avanzata avvenuta nel 2022. La strategia è quella di concentrare le forze a sud per attuare un attacco nella regione di Zaporizhya e sfondare le linee difensive russe nella zona.
Il piano si rivela un fallimento, infatti gli ucraini avanzano di pochi chilometri conquistando solo il villaggio di Robotyne. L’ostacolo principale è costituito dalle trincee e dai campi minati, infatti esse risultano difficili da sfondare e, quando una viene conquistata, i russi riescono sempre a costruirne una nuova in poco tempo. Qualche risultato importante per l’Ucraina c’è, infatti le truppe di Kiev riescono a colpire diversi obiettivi militari russi in Crimea, come la flotta.

La controffensiva genera un altro problema: la carenza di munizioni.
L’esercito di Kiev impiega un gran numero di colpi in attacchi che non portano a nessun risultato, a parte l’indebolimento dell’arsenale ucraino in vista della stagione invernale.
A fine 2023 i russi sfruttano le difficoltà logistiche degli avversari e a gennaio del 2024 riescono ad occupare Avdiivka, ultima roccaforte nemica nella regione del Donbass.
La perdita dell’insediamento costituisce un duro colpo per gli ucraini, che infatti non solo perdono l’ultima rampa di lancio per gli attacchi nel Donbass, ma sono anche costretti a ritirarsi per diversi chilometri, vista la mancanza di fortificazioni utili a fermare le forze russe.

Ad oggi (aprile 2024) la situazione al fronte rimane tesa, con una possibile avanzata russa anche nella regione di Kharkiv.
La mancanza di munizioni per gli ucraini si fa sentire e i vertici del comando hanno dichiarato che se non arriveranno nuove munizioni la linea del fronte cederà.
Intanto la Repubblica Ceca, nel tentativo di fornire aiuto a Kiev, riesce a rendere possibile l’impossibile, in quanto il presidente ceco Petr Pavel ha annunciato l’invio di 800.000 colpi all’Ucraina per colmarne la carenza.
Oltre alle munizioni, l’Occidente ha annunciato che a fine primavera potrebbero arrivare i caccia F-16 (24 in totale), promessi da diverso tempo, anche se, secondo il parere di diversi analisti militari, ciò  non cambierebbe le sorti del conflitto.