di Sofia Marra 4A

“Confini immaginari”, due parole dai significati assai profondi: racchiudono molteplici significati e coinvolgono infiniti aspetti della nostra vita. Che cos’è esattamente un confine? Dev’essere necessariamente fisico? Personalmente, ritengo che con questo termine sia possibile indicare qualsiasi limite, ostacolo o barriera, di cui ciascuno vive l’esperienza almeno una volta durante il corso della vita. Non sempre essi si presentano in maniera concreta, ma spesso sono immaginari, presenti solo nella nostra mente, quindi sono completamente inesistenti e, potremmo aggiungere, anche illusori e irreali. In parole ancor meno complesse, sono rappresentati da limiti che noi stessi ci poniamo  e che ci ostacolano nel raggiungimento dei nostri obiettivi, nella riuscita dei nostri piani e nel perseguimento dei nostri bisogni o dei nostri fini.
Spesso tali “paletti” vengono piantati in età adolescenziale, quindi fra i dodici e i diciannove anni, e costituiscono veri e propri blocchi psicologici, che molte volte sono difficilmente rimovibili e compromettono la crescita serena di una persona. Il periodo adolescenziale, infatti, è particolarmente delicato in merito all’aspetto umorale, in quanto è piuttosto diffusa la comparsa dei disturbi d’ansia, che tendono a diventare cronici, se non curati, presentando ripercussioni negative su diversi aspetti della nostra vita quotidiana. Essi possono portare all’abbandono dello studio, all’utilizzo di sostanze e di alcolici, a pensieri autolesionistici, e causano anche difficoltà nelle relazioni interpersonali e nel rispetto di uno stile di vita decoroso e salutare. In altri casi, invece, è possibile che tali disturbi sfocino in depressione, la cui risoluzione implica un percorso parecchio duraturo e impegnativo. I disturbi d’ansia presentano diverse sfumature, ognuna di esse con proprie caratteristiche: la fobia specifica, la fobia sociale, il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo da panico.                                 

La fobia specifica è la paura che si ha nei confronti di un oggetto o di una particolare situazione e si manifesta attraverso azioni irrazionali e l’agitazione.
La fobia sociale, invece, è la paura più diffusa tra gli adolescenti, i quali temono, in un   contesto pubblico, di attirare troppa attenzione su se stessi, oppure di intervenire a sproposito trovandosi all’interno di un gruppo di persone. É possibile che tale ansia impedisca a un ragazzo di esprimere le proprie idee di fronte alla classe, di porre domande o rispondere ad alta voce.

Il disturbo d’ansia generalizzato indica la paura di eventi che riguardano la vita quotidiana, come la scuola, il futuro, gli amici, l’amore e la famiglia. Tali tensioni non sfociano solamente in preoccupazioni eccessive, ma si manifestano anche fisicamente, con riduzione del sonno, stanchezza e difficoltà di concentrazione, dovuta all’enorme flusso di preoccupazioni e pensieri cronici negativi. Il disturbo ossessivo-compulsivo, denominato anche “DOC”, è caratterizzato da ossessioni, ossia immagini o pensieri intrusivi distruttivi, e da compulsioni, ossia comportamenti ripetitivi volti a ridurre l’ansia.
Un ulteriore disturbo è caratterizzato dagli attacchi di panico, i quali colpiscono numerosi adolescenti; si possono presentare anche in un momento totalmente inaspettato, provocando un grande senso di disagio, seguito da sintomi fisici molto acuti, simili a quelli di uno svenimento, di un infarto o di un attacco di convulsioni.
In conclusione, i disturbi d’ansia sono veri e propri limiti per un adolescente: nonostante siano frutto di condizione mentale, essi causano numerosi pensieri soffocanti e frustranti, identificati come “voci nella mente” da alcuni adolescenti.

Questi aspetti sono sintetizzati anche in un film della Disney, intitolato “Luca”. Il protagonista è un bambino, che grazie all’amico Alberto scopre di ospitare alcuni “mostri” particolari nella sua mente. Per scacciare tali creature, Luca dovrà ripetersi alcune frasi, che lo aiuteranno a farsi coraggio e a vivere ogni avventura in modo spensierato, senza troppe preoccupazioni. Sarà proprio in seguito al dialogo tra i due amici, che Luca comprenderà la bellezza di ciascuna esperienza:

Alberto: “Ehi, ehi, ehi, so qual è il problema: hai un Bruno in testa!”

Luca: “Un Bruno?”

Alberto: “Già, capita anche a me!: “Alberto, non ce la fai!”, “Alberto, ti fai male!”,

“Alberto, non vorrai mangiarlo!”. Luca, è semplice: non ascoltare quel babbeo di Bruno.”

Luca: “Perchè si chiama Bruno?”

Alberto: “É uguale, non importa. Chiamalo come vuoi, ma fallo smettere. Di’:

“Silenzio Bruno!”.”

Luca: “Si…lenzio Bruno!”

Alberto: “Più forte, tipo “SILENZIO BRUNO!”.”

Luca: “Silenzio Bruno!”

Alberto: “SILENZIO BRUNO!”

Luca: “SILENZIO BRUNO!”

Alberto: “Senti ancora la sua voce?”

Luca: “No! Solo la tua!”

Alberto: “Bene, ora reggiti! Andiamooo!”

Luca, come molte altre persone, è stato capace di vincere la sua battaglia interiore, armandosi di coraggio e determinazione. Esistono due atteggiamenti differenti per ammutolire tali “vocine”: Innanzitutto ci sono la resa e la rassegnazione di fronte alle difficoltà, percorsi che pochi adolescenti intraprendono. Al contrario, molti accettano con fatica il limite, desiderando il riscatto personale. In questo modo è possibile creare un equilibrio attraverso la scelta di un’azione consapevole e razionale che consideri tutte le conseguenze: negative o positive. Appena una persona comprende che l’opportunità migliore è l’abbandono delle “vocine”, la sua vita cambierà radicalmente: avrà la possibilità di vivere nuove esperienze senza troppe preoccupazioni, di riprendere il mano la propria vita, adottando un comportamento più leggero e sereno in modo da guardare il proprio viso allo specchio e pensare: “Finalmente è tornato questo sorriso stupendo!”.                                                               

Nonostante questi limiti siano illusori, condizionano concretamente il nostro corpo e la nostra vita, causando un conflitto fra la realtà fisica e quella psicologica. Essi, infatti, influiscono sull’aspetto sociale, contribuiscono alla rottura di legami e di relazioni interpersonali, fermano le nuove esperienze per l’ansia e la paura che procurano, rendono difficili le scelte a causa dei sensi di colpa che suscitano, diminuendo l’autostima e provocando un senso di inferiorità che può permanere a vita.

Spero che la condivisione di tali informazioni sia riuscita a sensibilizzare molti lettori, in quanto non esistono solamente confini concreti, visibili da tutti, ma anche altri immaginari, difficili da notare e superare. Infine, desidero fornire dei consigli pratici a tutte le persone buone di cuore che desiderano mettersi a disposizione e a supporto di coloro che vivono situazioni angosciose o affannose tutti i giorni, proprio per questi pensieri: cercate di aiutarli, restate vicini nel momento del bisogno e, se necessario, imponete la vostra presenza, ripetendo “Non ti preoccupare, ci sono qui io!”, poiché molte volte la razionalità viene meno durante un momento d’ansia.