“Riesco a sognare solo in rosso. Il mondo là fuori è in bianco e nero, ma un solo colore muore”. Dice così la canzone “Biko” di Peter Gabriel uscita nel 1980 e dedicata ad un attivista sudafricano che si impegnò nella lotta contro l’apartheid al fianco di Ghandi, ovvero a Stephen Bantu Biko, noto anche come Steve Biko. Il coraggio, la speranza che donò e il suo impegno furono un modello da seguire e ricordare.

Eerbaare apartheid significa “dignitosa separazione” ed è il termine con cui si indica il periodo di governo del Partito Nazionale in Sudafrica, salito al potere nel 1924 dopo aver vinto le elezioni, e il cui regime volgeva a favore della discriminazione razziale tra bianchi e neri. Nel 1931 l’Unione Sudafricana ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna, perciò il Partito Nazionale poté ufficializzare la discriminazione delle persone e, sia durante Seconda Guerra Mondiale, sia dopo, applicò leggi che vietavano l’accesso dei neri, dei meticci e degli indiani in molti luoghi che divennero così riservati ai bianchi.

E’ sconcertante il fatto che non si considerasse la dignità che ogni persona possiede per il solo fatto di essere nata ed essere umana; siamo tutti uguali pur essendo diversi per alcuni aspetti. Le nostre qualità, la nostra cultura, le nostre caratteristiche ci danno talvolta un senso di appartenenza a una comunità più ristretta e ci rendono differenti dagli altri, ma abbiamo tutti un’unica origine. Non ci sono razze migliori o peggiori perché semplicemente non esistono razze, eppure ancora oggi ci sono persone che continuano a fare differenze: talvolta perché considerano queste ultime, erroneamente, come stereotipi e talvolta, magari, per legittimare abusi politici o economici; ciò potrebbe essere motivo per introdurre un discorso più ampio che ora però non approfondisco, ma lascio a voi solo questo spunto di riflessione.

Per quanto riguarda i tentativi di moderare la politica spregiudicata del Partito Nazionale, alcuni sono stati pacifici, come quello dell’African National Congress (ANC): partito politico sudafricano fondato durante le lotte contro l’apartheid per difendere le libertà e i diritti dei neri; mentre altri tentativi sono stati attuati attraverso  le sanzioni economiche del 1962 e, dopo la morte di Biko, con il divieto di esportare armi nel Sudafrica del 1977, decisi entrambi dall’ONU: l’Organizzazione delle Nazioni Unite fondata dopo la Seconda Guerra Mondiale per aiutare a mantenere la pace internazionale, per incoraggiare lo sviluppo economico e per garantire il rispetto dei diritti umani. Tutte le opposizioni e le rivolte vennero tuttavia represse in modo violento.

Chi non si stancò mai di combattere, però, fu Stephen Biko, nato il 18 dicembre 1946 in Sudafrica, più precisamente a Tylend, la cui storia merita di essere conosciuta. Durante tutta la sua vita si impegnò attivamente e nel 1968 fondò la SASO: South African Students Organisation, ovvero un’organizzazione che promuoveva le capacità dei neri, aiutava a fortificare la loro autostima e a far prendere loro coscienza del fatto che possedevano una dignità. L’associazione inizialmente coinvolgeva solo gli studenti e gli intellettuali neri che studiavano nell’Università di Natal (dove Biko stava imparando la professione di medico), ma, successivamente, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio del nuovo decennio, si trasformò nel “Black Consciousness Movement”, diventando uno dei movimenti anti-apartheid per eccellenza che valorizzava, appunto, la coscienza nera. L’attivista, inoltre, si occupò di tutelare l’istruzione e la salute dei neri grazie al suo Black Community Programmes.
Considerato uno dei principali esponenti dell’opposizione, il 18 agosto 1977, Biko venne arrestato e portato nella prigione della stazione di polizia di Port Elizabeth, dove il 6 settembre fu interrogato e torturato per ventidue ore consecutive. L’11 settembre dello stesso anno, la polizia lo trasportò ammanettato e in condizioni disumane nell’ospedale della prigione di Pretoria. Il viaggio di più di mille chilometri che dovette affrontare Biko terminò con la sua morte poche ore dopo il suo arrivo, il 12 settembre del 1977. La polizia sostenne che fosse deceduto a causa di uno sciopero della fame prolungato, ma un’autopsia rivelò che Biko aveva subito un’emorragia cerebrale e ferite in tutto il corpo; pensandoci fa ancora rabbrividire come i poliziotti mascherassero le atrocità che compivano.

Il dolore di un finale tanto tragico viene ricordato da Peter Gabriel, che per primo dedica a Biko una canzone che include anche frasi nella lingua ufficiale del Sudafrica e dello Zimbabwe, ovvero in Xhosa. Il video è stato rimasterizzato nel dicembre del 2020 in occasione del Peace Through Music: A Global Event for Social Justice, ovvero un evento virtuale che comprende concerti con lo scopo di sensibilizzare le persone a lottare per la pace e la giustizia, e per festeggiare il settantacinquesimo anniversario delle Nazioni Unite. La nuova versione è stata registrata da remoto da Peter Gabriel assieme a grandi artisti quali Angélique Kidjo, Yo-Yo Ma, Meshell Ndegeocello e altri musicisti provenienti da vari Paesi che si intrecciano in un’unione non solo armonica, ma anche morale, perché tutto il mondo canta con una sola voce la compassione per le atrocità passate e ispira a non commettere gli stessi sbagli. I ricavi del nuovo video e dell’iniziativa Peace Through Music servono per sostenere alcune associazioni come la Playing for Change Foundation, lo United Nations Population Fund, le Nazioni Unite e il programma Remember Slavery, Sankofa, la Bob Marley Foundation, Silkroad e la Rock & Roll Hall of Fame Foundation.
L’artista Peter Gabriel, nato a Chobham, una località nel sud est dell’Inghilterra, il 13 febbraio nel 1969, fece il suo esordio con la band Genesis da lui formata. Nel 1975 ha poi intrapreso la carriera da solista e ha composto varie canzoni dove si impegna politicamente a favore dei diritti umani, specialmente nel suo terzo disco, dove troviamo “Biko” e “Not One of Us”, canzone che si riferisce a tutte le discriminazioni, da quelle dei bambini ai movimenti di massa religiosi o politici.