di Andrei Iepan-Enescu

Per soli tre giorni torna al cinema un film imperdibile uscito più di due decenni fa, Mulholland Drive! Capolavoro di David Lynch e decretato miglior film del 21esimo secolo tramite un sondaggio della BBC nel 2016: ma cosa lo rende tale?

Film che in origine doveva essere l’episodio pilota di un’omonima serie, ma ai dirigenti televisivi non piacque lo stile di Lynch e che venne esteso, diventando a tutti gli effetti un lungometraggio, Mulholland Drive è appositamente enigmatico e confuso, come è di consueto per ogni film di David Lynch: gli eventi della prima metà del film, apparentemente scollegati l’uno dall’altro, fanno tutti parte di un disegno più grande che andrà a completarsi verso la fine.
La storia inizia con un incidente d’auto sulla Mulholland Drive di Los Angeles, di cui l’unica sopravvissuta è una donna che successivamente conosceremo come Rita e che si nasconde nel giardino di una casa, dove si addormenta; la stessa casa appartiene alla zia dell’aspirante attrice Betty Elms, appena arrivata dal Canada e in cerca di fortuna nel mondo di Hollywood, a cui Rita si presenta dopo essersi intrufolata in casa, rivelandole di soffrire d’amnesia; Betty le offre un posto dove stare.
Nel mentre, all’interno del ristorante Diner Winkie’s, un uomo rivela all’amico di aver avuto un incubo in cui un mostro che si nasconde dietro al locale lo assaliva; pervasi dalla curiosità, i due perlustrano l’esterno dell’edificio e trovano sul retro il suddetto mostro, che causa ad uno dei due uomini una morte per infarto. La scena passa poi ad un sicario, che nel maldestro tentativo di rubare dei numeri di telefono uccide erroneamente tre persone, e successivamente conosciamo anche un terzo personaggio centrale nella storia, ovvero Adam Kesher. Costui è un regista in cerca di un’attrice femminile per il suo nuovo film ma viene ricattato da due mafiosi, i quali gli impongono di ingaggiare la sconosciuta Camilla Rhodes; il rifiuto iniziale vacilla quando la moglie lo caccia di casa e gli viene congelato il conto dalla banca, trasformandosi definitivamente in assenso dopo l’incontro con un personaggio misterioso chiamato ‘Il Cowboy’.
Betty e Rita si recano al Diner Winkie’s dove il nome della cameriera, Diane Selwyn, rimane impresso nella mente di Betty, tanto che, dopo che Rita trova una grande quantità di denaro ed una strana chiave blu all’interno della sua borsetta, lei e l’amica decidono di cercare il suo numero nella rubrica telefonica; chiamato il numero, non ottengono alcuna risposta e decidono di recarsi al suo appartamento dove, dopo essere entrate senza permesso, trovano il corpo della cameriera in decomposizione. Sconvolte da questa visione, le due donne tornano a casa e invase dalla passione diventano amanti;
Rita prega Betty di accompagnarla al Club Silencio dove, sulle note di Crying di Roy Orbison, il presentatore rivela che si tratta tutto di un’illusione, ed è a questo punto che avviene una svolta importante per la trama e l’intero film. Infatti, aperta la scatola blu che Betty trova nella borsa, si assiste alla ‘vera’ versione degli eventi. Tutti i fatti accaduti fino a questo momento, che possono apparire privi di logica, sono in realtà solo le visioni confuse di Betty Elms, o meglio Diane Selwyn: sì perchè poco prima di uccidersi, Diane immagina una vita radicalmente diversa, in cui lei, l’aspirante attrice Betty, ha un brillante futuro nello spettacolo ed aiuta la confusa Rita a ritrovare la memoria. La realtà è però ben diversa, e la brutta situazione porta Diane sull’orlo del delirio.
È per questo che la prima parte del film sembra così confusa e senza senso: alle fantasie di questo mondo parallelo, si alternano fatti collegati con la realtà di Diane; ad esempio, il mostro dietro al Winkie’s è una materializzazione della paura e la frustrazione di Diane, tanto forti da causare l’infarto dell’uomo che l’ha visto. La dinamica di amanti tra Betty e Rita è presente anche nella realtà, ma lo è anche la convinzione di Diane che il ruolo ottenuto da Camilla sia solo per via della relazione con il regista: nel sogno delirante, Adam Kosher viene costretto tramite minacce a scegliere Camilla, nonostante un’attrice con molte più capacità fosse stata un’opzione. Inoltre, il corpo trovato da Rita e Betty non è altro che il corpo della vera Diane, in decomposizione dopo essersi suicidata, ed il maldestro sicario è quello da lei ingaggiato, oltre ad essere la ragione del gesto estremo.
Anche il modo di recitare ‘macchinoso’ che caratterizza tutta la prima parte è un indizio ancora più evidente dell’illusione presente, e la coppia di anziani che all’inizio del film incoraggia Betty nel suo approdo sulla scena dello spettacolo americano si presenta alla fine come delusione ultima della povera Diane: apparsi per la prima volta nel concorso di ballo di Jitterbug e primi ad averla incoraggiata nel suo approdo a Hollywood, sono anch’essi illusioni della delirante attrice, manifestazione di tutti coloro che lei pensa di aver deluso in quanto primi ad aver creduto veramente in lei.
La generale sensazione trasmessa da questo film e la regia complicata e confusa sono tratti tipici di un film scritto e/o diretto da David Lynch, ma in Mulholland Drive l’effetto viene amplificato al massimo: nulla è per caso, e tutto è talmente complesso da rischiare di non farci capire nulla se non si presta abbastanza attenzione, ed in realtà questo è proprio quello che Lynch sperava di ottenere; infatti lo stesso regista ha spesso rifiutato di spiegare le intricate trame di molti suoi film, consigliando agli spettatori di evitare di concentrarsi troppo sulla trama, focalizzandosi invece sull’esperienza e gli effetti che una pellicola può suscitare. Non esiste perciò una interpretazione sicura e oggettiva di alcun film di David Lynch, e quella fornitavi oggi è solamente quella da me elaborata e anche la più condivisa; in ogni caso, seguendo il volere del regista, consiglio a chiunque legga questo articolo di recuperare qualsiasi lungometraggio da lui prodotto e di trarre le proprie conclusioni, sperando che ne rimanga incantato come lo sono rimasto io!