di Mattia Piccoli

Introduzione

Le comete sono forse i corpi celesti più affascinanti del cielo grazie alle loro lunghe code di polveri e gas, che si estendono per milioni di chilometri nello spazio interstellare. In questo articolo non voglio parlare di una di queste comete “appariscenti”, ma di una che, per così dire, mantiene un profilo più defilato. Mi riferisco alla cometa 29P/Schwassmann-Wachmann.

Prima di iniziare a dire cos’è 29P, sarà meglio fare una piccola digressione su cosa sono le comete. 

Cos’è una cometa

Le comete generalmente si possono suddividere in quattro parti:

  • coda di polveri, ovvero la tipica scia biancastra che si vede nelle foto che ritraggono le comete; essa è composta fondamentalmente da polveri, detriti e particelle neutre;
  • coda di ioni, tipicamente più debole in luminosità di quella di polveri e di un colore bluastro; essa è composta da ioni di vario tipo (tra cui CO+ che riflette principalmente la luce blu) che seguono il flusso del vento solare, per questo motivo la coda di ioni punta sempre in direzione opposta al Sole;
  • la chioma, ovvero la regione più interna della coda che si trova intorno al nucleo;
  • il nucleo che rappresenta la cometa vera e propria; si tratta di un oggetto solido simile ad un asteroide del diametro di circa 10 km che merita un paragrafo a parte.

I nuclei cometari sono composti prevalentemente da polveri, ma è la componente volatile che, sublimando, genera la chioma. La componente volatile delle comete è costituita da ghiacci; essi sono specie chimiche di vario tipo allo stato solido. Tra tutte la principale è l’acqua, seguita da monossido di carbonio, anidride carbonica, metano, metanolo, ammoniaca e molti altri composti.

Grafico rappresentante le percentuali in scala logaritmica (asse delle ascisse) di abbondanza rispetto all’acqua delle molecole presenti nelle comete. Le porzioni rosse indicano l’intervallo dei valori misurati, i numeri a destra indicano il numero di comete sulle quali sono state condotte le misure. L’immagine è stata estrapolata dall’articolo: “An Overview of Comet Composition”, 2011IAUS..280..261B.

Le comete hanno orbite ellittiche che le portano dalle zone più esterne del Sistema solare fino alle sue zone più interne. Quando una cometa si trova oltre una certa distanza dal Sole (limite delle nevi, circa 3 UA) i suoi ghiacci non ricevono sufficiente radiazione solare da permetterne la sublimazione. Una volta oltrepassato il limite delle nevi le comete diventano attive ed iniziano a sviluppare prima la chioma e poi le code.

Cos’è 29P?

Finalmente ora abbiamo un’idea di cosa sia una cometa e possiamo quindi dedicarci a capire cos’è 29P. Perché ho scelto questa cometa e non, per esempio, la Hale-Bopp del 1997 che quasi sicuramente tutti i vostri genitori avranno visto? La cometa che ho scelto ha diverse particolarità che la rendono interessante. Una di queste riguarda il periodo di rotazione: mentre il periodo di rotazione della maggior parte delle comete è infatti compreso all’incirca tra le 6h e le 70h, 29P ha un periodo di rotazione di 57 giorni (quasi 1400h!). La caratteristica più peculiare di questa cometa è però la sua orbita. Come già detto prima, le orbite cometarie solitamente sono fortemente ellittiche. L’orbita di 29P è invece quasi circolare e ha un raggio di circa 6UA! Nonostante ciò, la cometa 29P presenta delle attività esplosive 20-30 volte l’anno, a intervalli più o meno regolari quindi la cometa emette una grande quantità di polveri e di gas che si espandono nello spazio interplanetario. Il problema è che la cometa non riceve sufficiente energia dal Sole per alimentare questo tipo di attività così come le conosciamo, deve esserci pertanto un’altra spiegazione, ovvero un meccanismo che chiarisca il comportamento di uno degli oggetti più peculiari del Sistema solare! Di questo però discuteremo nella prossima edizione!

Orbita ellittica della cometa di Halley, tratta dal: “Small-Body Database Lookup”, https://ssd.jpl.nasa.gov/tools/sbdb_lookup.html#/.

Immagine dell’orbita di 29P tratta dal: “Small-Body Database Lookup”, https://ssd.jpl.nasa.gov/tools/sbdb_lookup.html#/.