di Vitaliiy Horal

E’ il 1929, mi chiamo Nadia, il mio nome significa speranza, e come dicono nel mio paese la speranza muore per ultima, chi sa?

Mio marito Mykhailo Grynych è un militare partigiano contro il regime comunista di Stalin; ormai l’Ucraina, circondata in una gabbia, combatte tra i due regimi della dittatura, ma è meglio dare anima e corpo per l’indipendenza, che stare assieme al nemico, dividendo pane sacro. Mio marito è stato catturato dall’Armata rossa e reindirizzato in un campo di lavoro in Siberia. Sono rimasta da sola con il mio figlio Alessandro.  Alessandro, dopo l’esilio del padre, divenne il capo della famiglia, lavora in una acciaieria a pochi chilometri dalla nostra campagna, a 16 anni ha già dei capelli bianchi, di notte urla di dolore per il padre e il lavoro di dieci ore lo distrugge, mi si rompe il cuore pensandoci, però non potrei far nulla. Siamo persone dal destino segnato, il cui esilio è già scritto, la nostra destinazione è la luce di Dio, e le sofferenze ci tolgono la speranza di accogliere il sorso di aria fresca. E quel signore Joseph,  macchiato di sangue, ci toglie l’onore , e noi le pecore, gli schiavi del governatore lo proclamiamo il Signore….. E Dio? Lui che mi ha fatto nascere, per cui la mia anima si perde,  ha fatto un accordo con Stalin, e ride dal cielo dandoci degli schiavi. E nell’inferno io andrò, ma Dio si dovrà scusare, altrimenti io non lo accetterò….

30 febbraio, 1930. Con la crescente riduzione della resa agricola, il popolo decide di agire, Ale decide di unirsi ai protestanti, anche se non voglio, non mi ascolta, piangendo gli dico: ‘fermati, figlio mio, ti bastano le sofferenze, non cambierà nulla, siamo solo degli schiavi’. Mi guarda negli occhi sorridendo e mi dice: “Madre mia, non piangere, perché il pianto non ha salvato mai nessuno. Sono nato in un’ora cruciale nelle fiamme del fuoco, il dolore per la patria mi ha nutrito del vigore e adesso partirò a Kiev per riprendere ciò che ci hanno sottratto da tanto: il nostro orgoglio”.

9 Aprile, 1932. Ed  ancora aspetto mio figlio, è già passato quell’ inverno buio e la primavera porta una ventata di speranza. E il padre?  Meglio non parlare, il suo destino è già segnato: come Penelope lo aspetto, ma il mio caro Odisseo non tornerà, il Poseidone dell’inverno ci ha mandato lettera e scuse. Il suo destino è già segnato.

12 Aprile, 1932. Legge di 5 Kulaki. La situazione peggiora soltanto. Dall’approvazione della legge della sottrazione del cibo ho visto persone morire per strada, non avendo più le forze per chiedere aiuto. Ormai tutti si isolano per la paura di essere mangiati. I mercati sono mutati diventando il punto di vendita di carne umana: è terribile assistere a questo fenomeno. Ormai il cannibalismo è diventata l’unica alternativa. Il regime ci fa lavorare nei campi; il solo pensiero di venire fucilati per aver rubato un chicco di grano mi terrorizza. Terribile…. Terribile come ci hanno ridotto, e sento sussurrare la casa vuota, che una volta era piena di felicità.

20 aprile 1932. La vita diventa sempre più disgustosa. Siamo come dei cavalli, che una volta correvano liberi nel mare infinito del grano ma, dopo l’arrivo dell’uomo, lavorano incatenati nei campi finché ne sono capaci, e quando giunge la loro ora quei terreni diventeranno le loro tombe…

11 luglio 1932. Tu che leggi il diario, della donna povera, fuggi. Con pietà chiedo perdono al mio Signore per ogni volta che l’ho nominato invano. Il mio corpo ha scordato la sensazione dell’amore, ma tra poco mi incontrerò con mio marito. La mia voce sussurrando chiede aiuto e l’anima urla di dolore. Ci hanno tolto il cibo pensando di batterci. Dietro al Dnipro già sorge il sole, però i miei occhi non vedranno mai quella gloriosa ora quando potremo chiamarci… Liberi…

Epilogo.

Durante il genocidio di Stalin in Ucraina morirono dai 2,6 ai 10,5 milioni delle persone e il popolo ucraino fu ridotto in schiavitù. E come insegna ogni fiaba il bene vince sempre contro il male: il re del male, Stalin adesso brucia all’inferno… per l’eternità. 

E spero che ogni male venga bruciato nel fuoco primordiale dell’inferno.