di Vitaliiy Horal

La nave Desìo, uno dei più bei galeoni al mondo, solcava le acque in una giornata serena. Era primavera, il periodo in cui Persefone lascia il regno di Ade per portarci la serenità e il caldo tanto atteso. La principessa Katherine The Wonderful di Bretagna stava compiendo un viaggio regale verso le colonie nella Drechmania meridionale. Superata la barriera di Heracle ed entrata nel Mar Maggiore, dalla costa ell’Impero d’Oro apparvero sei caravelle. Su di esse svettava il simbolo di un teschio e due ossa incrociate, dipinte d’oro. In pochi minuti circondarono il Desìo, come avvoltoi attorno a una preda indebolita.

Il mare, che prima cullava dolcemente la nave come un bambino nelle braccia materne, ora la scuoteva violentemente, come per destarla. La nave regale iniziò a difendersi, sparando con i suoi cannoni, ma i pirati, agili come predatori selvaggi, schivavano ogni colpo. Lentamente la nave regale iniziò ad affondare. Piano piano, la nave e il suo equipaggio sprofondarono nel regno più profondo di Nettuno. Le sei caravelle dei pirati si ritirarono verso le coste dell’Impero d’Oro. Ma quella terra, considerata sacra, sarebbe stata rasa al suolo, e le fiamme della vendetta della Bretagna avrebbero saziato la loro sete di giustizia.

Come recita un antico proverbio: “La vendetta è un piatto che va servito freddo”.

«Si proclamano uomini liberi, questi pirati», disse il re di Bretagna con voce colma di disprezzo. «Non sono altro che banditi, privi di legge e ordine, sfuggiti al controllo della giustizia di Atene. Pensano davvero di passarla liscia? Liscia sarà solo la lama della spada che troncherà il capo dell’ultimo pirata. Il vile gesto compiuto dai pirati dell’Impero della Notte d’Oro segnerà la fine di chiunque osi alzare in mare la bandiera del teschio e delle ossa incrociate». Con queste parole, la Bretagna decise di creare una solida alleanza marittima con la Gallia, la Penisola Italica e la Libia Cartaginese. Il quartier generale della coalizione venne stabilito a Genuja, dove nel 1670 l’ammiraglio Marco Messino sancì la nascita della prima coalizione marittima internazionale. Fu un momento epocale che diede avvio a uno scontro senza precedenti. Il primo teatro di guerra sarebbe stato l’Impero della Notte d’Oro, un regno destinato a diventare il simbolo della ribellione e della sua inesorabile caduta.

(Discorso dell’Ammiraglio Marco Messino)

«Uomini e donne, oggi segniamo un momento storico. Il Patto dell’Alleanza e la missione Nettuno, che abbiamo appena firmato, rappresentano il nostro giuramento solenne: fare giustizia per l’omicidio della principessa Katherine The Wonderful di Bretagna, che fu tolta di vita nel Mar Rosso. La sua morte ci impone una domanda: come punire i colpevoli? La risposta è chiara. Non ci basta l’eliminazione dei pirati dal campo marino. La punizione arrivare anche al paese da dove sono partiti. L’impero della notte d’oro sarà quello che percepirà tutta la forza della marina. In nome della giustizia. In nome del nostro dio. Uccidendo Katherine, hanno firmato la propria condanna. Ma noi non molleremo. Combatteremo per mare e per aria. Combatteremo nelle foreste, nei campi, sulle rive e per le strade dal mar Mediteraneo fino alla più lontana montagna del nuovo mondo. Se mi avessero chiesto quante vite dobbiamo dare per essere liberi, direi che non ci saranno mai abbastanza vite offerte per esserlo. Ognuno di loro, dai semplici banditi ai loro leader, troverà il proprio destino sulla forca. Combatteremo con determinazione contro un nemico che non conosce né pietà né onore. Per accelerare la loro fine, poniamo una ricompensa per ogni pirata catturato. Un riscatto generoso per chi non ha paura di sfidare il mare. Ma i premi più grandi andranno a chi consegnerà i capi della Croce Ciclopica. Feus Sallis,della Scandinavia, vale 20 milioni di iliadi. Asur Rahbat dell’Impero della Notte d’Oro 30 milioni. La Regina Catafalco dal Giappone. E infine, l’ultimo e più temuto tra loro, Inferno Alabamico del Nuovo Mondo: 100 milioni. Portateli. Vivi… o morti.

Nel segno della dichiarazione Nettuno, la nostra Alleanza deve incarnare il potere di chi comanda nei mari. Ma ora vi chiedo: giustizia e onore sono davvero i soli obiettivi? Perché non limitarsi a punire i colpevoli, i pirati, che hanno assassinato la principessa? Perché pensano che sia necessario sterminare chiunque innalzi la bandiera del teschio e delle ossa incrociate, invece che punire i colpevoli? Perché L’Impero d’Oro deve essere raso al suolo se non sono loro a promuovere la pirateria? È davvero solo giustizia, o qualcosa di più oscuro sta guidando la loro vendetta?»

La notizia volò come un uccello sopra i mari e le terre, diffondendosi in ogni angolo del mondo. Alcuni pirati, sopraffatti dal terrore di essere catturati o uccisi, decisero di abbandonare il mare per sempre. Altri, invece, spinti dalla rabbia e dalla disperazione, ammainare le vele per la morte in mar libero, sfidando la morte stessa, convinti che sarebbe stato meglio affrontare il limbo, dove le anime non hanno mai incontrato “la veritas” di Dio, piuttosto che rinunciare alla libertà.

Intanto, nell’Impero della Notte d’Oro, il caos cresceva, alimentato dalla paura. La paura saziava il male. Il sultano, che per anni aveva governato come un padre accogliente verso tutti, comprese con amara certezza che le vie di fuga erano ormai chiuse. L’Impero, che tanto a lungo aveva protetto e nutrito i suoi figli, ora rischiava di essere abbattuto dai figli stessi. Non rimaneva altra scelta che rivolgersi a un famigerato leader della Croce Ciclopica: Asur Rahbat.