(DIALOGO INTERIORE DI UN INTROVERSO, UN ESTROVERSO, UN PROFESSORE E UN BIDELLO) 

di Lisa Pinto

*AVVERTENZE: OGNI RIFERIMENTO A PERSONE ESISTENTI O FATTI REALMENTE ACCADUTI È PURAMENTE CASUALE. CONTENUTI ALTAMENTE IRONICI. IL TESTO NON VUOLE ESSERE D’OFFESA A NESSUNO, INSOMMA, IL MONDO È BELLO PERCHÉ VARIO.* 

Lunedì, ore 7:30 del mattino…

I: Manca solo mezz’ora. Non voglio andare a scuola. A casa sto così bene: nessun rumore, nessun motivo di disagio, nessuna pressione o giudizio. Quando iniziano le vacanze? Mamma mi sostiene ma mi obbliga ad andare. Esco di casa trascinandomi. Cerco di convincermi che possa comunque essere una buona giornata.

E: Finalmente è lunedì! Ora vado a scuola, incontro i miei amici, parliamo a ricreazione; nel pomeriggio studiamo assieme e poi andiamo in giro. Si parte.

B: Lunedì, di nuovo lunedì. Sono già a scuola. Tra venti minuti apro le porte. Si sente già l’incontenibile brusio dei ragazzi…

P: E si ricomincia: è incredibile come il fine settimana trascorra rapido e inesorabile. Un’altra settimana, verifiche e compiti da correggere e classi da gestire. Meglio se parto, altrimenti ritarderò di sicuro.

Lunedì, ore 8:00 del mattino…

E: Sono arrivato a scuola da tempo, raggiungo la classe il prima possibile, così racconto le mie avventure del fine settimana ai compagni. «Buongiorno!», saluto e mi accoglie un coro di risposta. Adoro parlare con chiunque; qualcuno mi sta riferendo un evento, ma questo mi ricorda proprio quella volta che…
L’aula inizia gradualmente a popolarsi, entra anche quel ragazzo che sembra perennemente teso e serio, non so inquadrarlo; non ci parlo molto, ma gli chiedo un “riassuntino flash” di fisica per la verifica imminente.

B: I ragazzi che attendevano fuori, gli inguaribili ritardatari, si sono arresi, salgono le scale, disperdono terra in ogni dove e respirano affannosamente arrivati in cima alla rampa. Uno di loro mi saluta, non sembra troppo entusiasta della giornata. Gli rispondo in tono consolatorio «Buongiorno». Tra qualche minuto la scuola cadrà nuovamente nel silenzio e potrò bermi un caffè.

I: Ciondolando ho raggiunto la scuola e, salite le scale, incontro il bidello; lo saluto e lui mi risponde, preso dai suoi impieghi quotidiani. La sua cordialità mi dà un po’ di carica per la giornata. Senza pensarci, quasi come un gesto involontario, raggiungo l’aula della mia classe. Mi chiedo come possa essere perennemente rumorosa.
Ora arriva il momento critico, il più temuto della giornata: entrare. Sorridi, sorridi, sorridi… «Buongiorno!», qualche lieve e incerto saluto di risposta mi raggiunge. Mi siedo e tento di isolarmi: c’è la verifica di fisica; panico. Incredibile come, mentre i miei unici pensieri siano non dimenticare tutto e respirare, ci sia sempre il compagno del “riassuntino flash”: utilità zero, tempo perso pari a 5 minuti e sguardi tra il perplesso e lo sconvolto a mille. Ma un buongiorno prima no?
Di norma non parlo molto, se non quando mi interpellano riguardo a qualcosa, solitamente compiti o verifiche e, puntualmente, mi si para davanti il compagno dei dubbi dell’ultimo minuto.

P: Entro in aula raccogliendo tutta la pazienza che possiedo. I ragazzi si alzano e mi raggiungono vivaci o assonnati «Buongiorno». Appello. Consegno i fogli per le verifiche nella speranza che, dopo tutti gli esercizi eseguiti, non siano pietose. Chiacchiericcio. Dovrei proprio cambiare di posto quell’angolo così preso dall’ilarità, ma oggi non è il giorno adatto. Approfitterò del silenzio durante la verifica per aggiornare il registro.

Lunedì, ore 11:00 del mattino…

E: È iniziata la ricreazione: i quindici minuti più brevi della giornata scolastica. Vorrei ridere e scherzare con i miei amici come al solito, ma oggi devo assolutamente capire se la verifica è stata impossibile solo per me o anche per gli altri. Almeno ai miei genitori potrò dire di non essere l’unico ad essere stato in difficoltà.

I: Mancano due ore e cinque minuti alla fine della giornata scolastica, posso resistere. Nel frattempo tento di non apparire un emarginato e scambio qualche parola con i compagni. Ovviamente si parla della verifica; era fattibile, insomma, spero nella sufficienza. Un compagno, per intenderci uno di quelli che non ha presente cosa significhi stare in silenzio e ascoltare gli altri, si compiange per come è andata la prova. Vorrei sinceramente ammettere che non è di mio grande interesse, ma preferisco lasciar correre.

P: Oggi sono di sorveglianza; è una bella giornata per stare fuori, ma i ragazzi stanno solo sui cellulari e non si godono il sole. Ah, quando ero giovane io…
L’unica classe che vedo discutere animatamente è quella che in prima ora ha svolto la verifica di fisica. Devo iniziare a preoccuparmi?

Lunedì, ore 13:00…

*campanella*

E: Il nostro gruppo di amici va a pranzo fuori. «Buongiorno» grido a tutti. Ci incamminiamo.

P: Magari la giornata fosse finita qui. Ora mi aspettano ore di correzioni e preparativi per le prossime lezioni, riunioni e colloqui. Comunque per ora lascio tutti con un ottimistico «Buongiorno».

B: Mettiamoci al lavoro per sistemare le aule. Saluto i ragazzi e i professori: «Buongiorno».

I: La giornata ha finalmente termine, -1 alla domenica. Non vedo l’ora di arrivare a casa. E se mi fossi scordato di dirlo, «Buongiorno».