della Classe 1^ DLSA
Un bravo ragazzo, un adolescente che un giorno si trova assieme ai suoi amici e si lascia convincere a fumare uno spinello. Da allora inizia il suo viaggio ai confini della realtà, in un tunnel sempre più buio che lo porta per due volte quasi alla morte passando dalla cannabis all’eroina, dallo stato di estasi al coma profondo. Ma dopo aver toccato il fondo e grazie alla famiglia e alla sua ritrovata forza di volontà, Enrico Comi, Rico per gli amici, inizia la sua rinascita.
Oggi è padre di tre figli e ha scritto un libro sulla sua storia, che ci è stata raccontata da un attore della compagnia teatrale Itineraria nello spettacolo Stupefatto…avevo 14 anni, la droga molti più di me tenutosi all’Auditorium Zanon il 27 marzo scorso.
Il monologo era finalizzato a farci capire che non dobbiamo nemmeno provare ad assumere droga perché si cade nella dipendenza senza neppure accorgersene. Non sempre la scelta che si ritiene migliore è quella giusta e può portare a gravi conseguenze: chiaro esempio è proprio la droga, che dietro all’aspetto attraente dato dall’ euforia momentanea e dal senso di onnipotenza che essa provoca, può portare invece alla morte. L’esperienza di vita di Enrico, che al termine dello spettacolo è salito inaspettatamente sul palco, ci ha dimostrato che drogarsi è una forma di debolezza in quanto è un modo per allontanarsi dai problemi della vita senza affrontarli: la droga trasforma la vita in un videogioco nel quale è difficile vincere e in cui si è da soli a disputare la propria partita.
La testimonianza diretta di Enrico ha dato concretezza ad uno spettacolo che ha lasciato noi studenti letteralmente…stupefatti. Il modo certamente migliore per fare prevenzione tra noi adolescenti.
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