di Oksana Verstiuk

Questa è la domanda che viene ripetuta durante tutto lo spettacolo a cura del CSS Teatro Stabile di innovazione del Friuli Venezia-Giulia, messo in scena il 22 febbraio scorso nell’Aula Magna del Liceo Copernico e ispirato al racconto della scrittrice danese Janne Teller “Immagina di essere in guerra”. Un libro sulla guerra che ci fa entrare in una prospettiva diversa, ribalta le posizioni e ci fa capire quanto sia prezioso ciò che abbiamo ora.

Molte volte, infatti, evitiamo di metterci nei panni di qualcun altro,  ostacolati spesso dalla paura di sentirci in colpa: perché se fossi io, vorrei davvero essere trattato così? È ciò che Jane Teller continua a ripetere nel suo breve romanzo ed è ciò che l’attore Claudio Moretti ha cercato di farci immaginare nello stesso spettacolo “…E se fossimo in guerra?”.                                                                                                                                       

Se noi fossimo in guerra. Immagina. Proprio tu. Cosa faresti? Mentre guardi il tuo respiro appannare la finestra rotta della tua casa distrutta. Mentre perdi tutto ciò che ami e l’unica cosa che resta è la solitudine, che ti svuota come il vento gelido fuori, ma in un modo più insistente, quasi a farti credere che questo sarà un vento che non smetterà mai di soffiare. Quando la notte non dormi perché la paura ti tiene sveglio e in allerta per qualsiasi minimo rumore, che in questo periodo diventa solo un avvertimento per possibili spari, possibili bombe, cioè possibile morte. E quando finalmente intraprendi la tua fuga verso la pace, che altro non è che un viaggio dalle rotte ignote su un mare stretto nella notte buia, che invece di accoglierti ed aiutarti ti spinge al naufragio, verso la morte. Persino quando ormai hai raggiunto la tua meta, un posto senza guerra, continui a sentirti diverso e senza l’agognata felicità perché poi anche i ricordi tornano, soprattutto quelli di quando non c’era la guerra, che sembrano così lontani e diversi dalla realtà, forse sono solo un sogno irraggiungibile. Inizi a non pensare più al significato della parola “casa”. Ma… “Dov’è casa?”.  È questa l’ultima domanda con cui il tutto si conclude e ci spinge a riflettere su ciò che chiamiamo casa e ciò che ci dà la felicità.                                                                         “Dov’è casa?”