“Fuocoammare”, il film di Gianfranco Rosi che parla di Lampedusa e di immigrazione, ha vinto ”l’Orso d’Oro 2016” al festival del cinema di Berlino. Adesso è candidato al “Premio Oscar” come film italiano.

Ambientato a Lampedusa, grazie ad un lavoro di oltre un anno effettuato da Rosi e dal suo staff presso l’isola agrigentina, il film parla sia della vita degli abitanti, sia della spinosa questione relativa all’immigrazione. Il regista si è trasferito a Lampedusa per vivere la sensazione dell’arrivo degli immigrati e realizzare scene reali da inserire nel film, come testimonianza. Infatti, per la sua posizione tra le coste nordafricane e il sud d’Europa, l’isola nell’ultimo decennio è divenuta una delle principali mete delle rotte dei migranti africani nel Mediterraneo. Qui è stato costruito un centro di accoglienza temporanea, gestito dal ministero dell’Interno, che provvede all’identificazione dei migranti e al loro trasferimento. Soprattutto nel periodo estivo migranti e rifugiati, partiti dai porti tunisini e libici, approdano sulle coste di Lampedusa e Linosa, o soccorsi in mare dalle motovedette della Guardia Costiera e/o della Guardia di Finanza.

Nel film viene raccontata la storia di un ragazzo che vive a Lampedusa, un ragazzo normale che va a scuola e nel pomeriggio si diverte creando fionde con ramoscelli. Ci sono poche parole (quasi tutte in dialetto siciliano) e molte immagini e suoni. Come spesso accadde, comunque le immagini riescono a trasmettere i sentimenti e le emozioni di chi l’isola la abita e di chi ci arriva alla ricerca di un futuro migliore.

Si tratta di un film che il regista ha dedicato a tutti coloro che a Lampedusa non sono mai arrivati nel loro viaggio della speranza e alla gente di Lampedusa, che da molti anni apre il suo cuore a chi arriva.

È un film di grande importanza soprattutto in questo periodo dove il tema delle migrazioni sta fortemente coinvolgendo la società. È un film che fa pensare e che forse farà cambiare idea alle persone che lo guardano.

Ci sono molte parti importanti e intense che colpiscono lo spettatore, come le canzoni che raccontano la vita dei migranti, le immagini, che sono una parte fondamentale del film e in generale le emozioni che traspaiono dai personaggi: talvolta indifferenza, talvolta tristezza e senso di impotenza, talvolta la gioia di poter aiutare qualcuno. Rimangono impressi soprattutto alcuni fotogrammi: il medico che guarda al computer le foto di un barcone pieno di migranti stipati su tre livelli a seconda della disponibilità economica e i volti dei militari e dei medici intenti a soccorrere vite umane, l’ingenua inconsapevolezza del protagonista di fronte ai grandi drammi umani che accadono sulla sua isola a pochi metri da lui. Colpisce infatti che gli abitanti di Lampedusa siano così lontani dal mondo dei migranti, pur essendo sulla stessa isola.

Il film è tosto, ma vale la pena vederlo perché offre la possibilità di capire e comprendere la difficoltà e le fatiche che queste persone affrontano nel loro viaggio fino in Italia.