di Riccardo Sidoti

Dalla sua elezione ad oggi molti intellettuali, attori, personalità e comunità che avevano prima  sottovalutato Donald Trump hanno gridato e protestato indignati per le sue dichiarazioni e i suoi primi decreti. Le modalità con cui ci sta opponendo alle sue politiche, considerate da molti al limite dell’accettabile, sono le stesse che usava Hillary Clinton in campagna elettorale e l’8 novembre abbiamo capito che Donald Trump è immune a questa tipologia di attacchi.

Nei suoi primi dieci giorni di governo il neo-presidente degli Stati Uniti ha provveduto a smentire con un raffica di decreti esecutivi chi considerava le sue proposte elettorali delle sparate fatte al solo scopo di far rumore e magari ingannare qualche elettore.

Da quando Donald Trump ha iniziato la sua corsa alla Casa Bianca è stato sempre sotto i riflettori non tanto per le sue idee politiche, simili a quelle di molti esponenti dell’ala destra repubblicana, ma per il fatto di urlarle ai suoi comizi senza filtri, infatti una delle sue prime dichiarazioni è stata “Né io né gli Stati Uniti abbiamo tempo da perdere col Politically Correct”.

Il Politically Correct: il primo e il vero nemico di Donald Trump. Il candidato repubblicano l’ha dipinto come un regime costruito dalle élite a svantaggio dell’espressione politica delle classi popolari. Ha fatto di tutto per far credere agli americani che il politicamente corretto fosse la causa dell’immobilismo politico, il motivo per cui a Washington non erano più in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini.

E possiamo affermare che ci è riuscito, l’8 novembre  milioni di statunitensi sono corsi alle urne rimanendo indifferenti agli scandali durante la campagna elettorale: la sua imitazione di un reporter disabile, le sue affermazioni maschiliste, il suo ritenersi “smart” per non aver pagato le tasse.

Anzi penso che l’azione vincente di Trump sia stata proprio il non celare questi suoi lati più “rozzi” e a volte oscuri che condivide con una buona parte degli americani, i quali il giorno delle elezioni hanno finalmente avuto l’occasione di smettere di nascondersi.

Hillary Clinton l’ha capito troppo tardi, ha passato tutta la campagna elettorale con il suo sorriso falso stampato in faccia a spiegare perché l’avversario repubblicano fosse impresentabile come candidato alla presidenza, ha raccolto costantemente le sue gaffe in video accompagnandole con colonne sonore tristi e visi di bambini confusi e piangenti a causa delle sue dichiarazioni no-politically-correct.

Ero fortemente convinto che Donald Trump avesse vinto per questo e non per le sue concrete proposte, facevo parte di quella schiera di persone che pensava che in fondo “non avrebbe costruito nessun muro”.  Siamo stati smentiti: il Presidente ha firmato una serie di decreti che hanno limitato se non eliminato la possibilità di immigrazione, ha rimosso parzialmente la copertura sanitaria garantita dall’ Obamacare e ha anche ordinato la costruzione di quel maledetto muro.

Ogni anno il riscaldamento climatico aumenta indiscutibilmente causando anche fenomeni meteorologici devastanti e, mentre l’intera comunità scientifica parla della necessità di diminuire rapidamente e drasticamente l’inquinamento, Donald Trump parla di “Ambientalismo Esagerato”.

Mentre si cerca di garantire i diritti umani nel mondo Donald Trump dice “la tortura mi piace”…

Considero le politiche attuate dal nuovo Presidente degli Stati Uniti tra le più oscure degli ultimi decenni. E con me una moltitudine di persone ne è convinta.

Sono anche fortemente convinto che, se veramente riteniamo così urgente fermare queste azioni pericolose, forse è giunto il momento di cambiare strategia. Perché in parte, se sta accadendo tutto ciò è anche colpa di chi per anni ha ignorato la “maggioranza silenziosa” e le sue preoccupazioni, di chi ogni volta che doveva confutare i ragionamenti dei sostenitori di Trump, si limitava a disprezzarli.

Se solo si avesse avuto l’umiltà di discutere queste tesi, che riteniamo così indiscutibili con un’apertura mentale almeno pari a quella che chiediamo, forse alcune delle più importanti convinzioni che consideriamo così pericolose sarebbero alla lunga state smontate.

È giunto il momento di cambiare direzione, lo dobbiamo fare per salvare l’ambiente, per preservare i diritti umani e anche per rispetto della rabbia di milioni di altri esseri umani.