di Daisy Aiello

A Clapham, o meglio, sotto Clapham (un quartiere di Londra), si trovava la nuova frontiera dell’agricoltura: Growing Underground, letteralmente “coltivazione sotterranea”. È stata chiusa nel 2023.

Riutilizzare tunnel già scavati

La compagnia era stata fondata nel 2012 da due amici imprenditori: Steven Dring e Richard Ballard.
Questa fattoria, 33 metri sottoterra, sfruttava i seimila metri quadrati di tunnel scavati durante la Seconda Guerra Mondiale (gli stessi per cui era stato ideato un progetto per unirli alla metropolitana di Londra, finito però abbandonato e irrealizzato), anche se solo il 25% di questo spazio veniva sfruttato. Le coltivazioni, però, si stavano espandendo gradualmente anche nei tunnel vuoti.

Sostituire terreno e luce solare

Growing Underground sfruttava metodi di coltivazione idroponica, con le piante che crescevano in verticale, sostituendo il terreno con una “rete” di materiale compostabile. Ai germogli veniva data una soluzione ricca di sali minerali e nutrienti, mentre la luce solare era rimpiazzata da dei led rosa.
Rosa perché il sapore dei vegetali è affetto dal colore della luce a cui sono esposti mentre crescono. Lunghezze d’onda rosse e blu (insieme rosa o viola) contribuiscono ad aumentare la produzione di zuccheri e amidi nelle piante, rendendole persino più buone rispetto a quelle cresciute “naturalmente” alla luce solare, oltre a costare meno di lampade bianche.

Quali piante venivano coltivate sottoterra?

Ovviamente si è dovuta fare una selezione di quali germogli provare a far crescere nei tunnel: Growing Underground aveva coltivazioni di broccoli, piselli, crescione, rucola, cavolo rosso e altri tipi di insalata, ravanello, coriandolo e girasole. Queste piante erano più idonee rispetto ad altre per via della loro crescita più rapida, la loro necessità di spazio non troppo elevata e la prestazione migliore per essere coltivate “indoor”.

L’intervista a Ballard

In un’intervista, Richard Ballard (uno dei due imprenditori fondatori di Growing Underground) ci parla di come hanno avuto l’idea che ha portato a questa compagnia.
Uno degli spunti proviene dal concetto di Terza Rivoluzione Industriale, creato dall’economista Jeremy Rifkin. Questa idea è basata su edifici che producono energia per sé stessi, autoalimentandosi, ed è già stata applicata in diverse città in Europa e in Cina.
Ballard parla del controllo della fattoria (temperatura, piante, luci, nutrimenti) e del “Taste test”: dice che il sapore dei vegetali di Growing Underground è quasi identico a quello di piante coltivate in serre. Ci racconta anche del fatto che, allungando una pianta o rendendola più folta o cambiando le condizioni in cui cresce, amidi e zuccheri aumentano e la rendono più buona, come già detto.
Infine, Richard risponde a una domanda sulla possibilità di portare questa tecnologia persino nello spazio e su altri pianeti: si limita a dire che nello spazio non sono e non saranno usati metodi di coltivazione idroponica.

I vantaggi per il futuro

Secondo le previsioni, entro il 2050 il 75% della popolazione mondiale vivrà in città e se le coltivazioni fossero letteralmente 30 metri più in basso, si riuscirebbe ad avere cibo in tavola praticamente a chilometro 0: meno trasporti, meno inquinamento, costi minori, come già detto, questo cibo avrebbe anche un sapore migliore rispetto alle piante cresciute all’esterno, tutte le sostanze con cui i germogli verrebbero nutriti sarebbero controllate, ovviamente senza bisogno di usare pesticidi perché la presenza di parassiti e insetti sarebbe meno probabile.
Inoltre la scelta di piante che crescono in fretta produrrebbe addirittura 60 raccolti all’anno, contro i 3-4 che si ottengono coltivando all’esterno, il che sarebbe utile considerando che nei prossimi 30 anni la popolazione mondiale potrebbe aumentare di 2,2 miliardi.
Questo sarebbe aiutato anche dal fatto che, qualunque sia la temperatura fuori, nella fattoria sotterranea è controllata e stabile.

Rischi e svantaggi 

Prevedibilmente, le coltivazioni sotterranee sono estremamente dipendenti dalla tecnologia: il controllo di acqua e specifiche sostanze che arrivano alle piante, la luce, la temperatura e l’automazione dei sistemi di irrigazione e nutrizione aumentano notevolmente la quantità di energia elettrica utilizzata.
Oltre a questo, bisogna tener conto del fatto che alcune piante necessitano di specifiche condizioni climatiche (temperatura, umidità, ecc) per poter crescere bene: anche questo contribuisce all’aumento dei consumi energetici.
Questa dipendenza crea un enorme problema: in caso di blackout o semplicemente mancanza di energia elettrica, l’intero funzionamento di colture come Growing Underground andrebbe in crisi, e come conseguenza andrebbero a rischio decine di raccolti.
Infine, è ovvio che se i prodotti di queste coltivazioni non vengono comprati non ci sono guadagni sufficienti a tollerare le spese, ma dato il costo elevato di produzione, anche il costo finale del prodotto è maggiore di quello di raccolti “naturali”.

La fine della società

Nel 2023, la società di Growing Underground è stata sciolta, per via dei costi troppo elevati di energia elettrica e scarsità di collaborazioni.
Nonostante questo, il futuro dell’agricoltura ha ancora una porta aperta… verso il basso, 33 metri sottoterra.

Fonti:

Growing Underground, la prima fattoria sotterranea al mondo – Gambero Rosso 

Growing Underground

Growing Underground: Sustainable Urban Farming , Julian Earwaker, SpeakUp no. 489, dicembre 2025

Svantaggi nel vertical farming: ottimizzare i consumi energetici | SEW

Immagine: https://designstudio31.co.uk/landscape-architecture-london/