di Sara Dominissini

C’era una volta, in un tempo lontano, la fede nella Scienza.
Sin dai tempi dei Lumi si iniziò ad applicare nel campo della conoscenza il metodo scientifico, in una continua indagine sulla natura e sull’uomo che prescindesse dall’erudita e cieca fede nei dogmi ecclesiastici.
Affermato questo, è indispensabile sottolineare un aspetto: la scienza non procede per verità assolute.
Nella speranza che nessun fanatico cintura nera di empirismo si offenda, ribadisco che i risultati scientifici sono sempre aperti alla discussione e a un’eventuale revisione.
Scienza e dubbio costruttivo sono un binomio indissolubile, la ricerca avanza per prove ed errori e, spesso, avviene che quanto nel passato fosse ritenuto vero sia poi sormontato e cestinato da nuove conoscenze.
Questa introduzione non è un compendio o un’argomentazione a favore dei negazionisti delle evidenze scientifiche, ma una premessa necessaria per evitare fraintendimenti rispetto a una presunta dicotomia fra il vero e il falso.
Tutte le conoscenze scientifiche sono autorevoli fino a quando la stessa scienza, attraverso metodi sperimentali validati, non le sormonta con delle nuove.

Asserito ciò, nel modo più esaustivo che mi era concesso senza rischiare di annoiare eccessivamente i lettori, spostiamo il focus del discorso sui veri protagonisti dell’ articolo: i “famigerati” negazionisti.
Per ragioni scontate prenderò in considerazione gli scettici del riscaldamento climatico e della crisi che ne deriva, attendendo che la questione “vaccini” divenga meno infuocata e più agevole da trattare.
Prima di addentrarci nel vivo chiediamoci: chi sono i negazionisti?
Ad oggi, nonostante la certezza della genesi antropica della crisi climatica,  riconosciuta come tale dalla comunità scientifica e dalla consapevolezza della maggioranza della popolazione comune, alcune forze hanno agito nell’ombra allo scopo di confondere l’opinione pubblica in merito alla veridicità o gravità del riscaldamento del globo costruendo meticolosamente, mattoncino dopo mattoncino, una montuosa campagna di disinformazione.
Citando la giornalista Stella Levantesi, «ci troviamo davanti alla più grande opera di insabbiamento della storia recente», talmente intricata da far provare invidia ai fanatici del complotto sulla morte di Lady D.
In senso stretto un negazionista è chi nega l’esistenza di un cambiamento e la responsabilità lampante dell’uomo; chi semina il dubbio sulla scienza del riscaldamento globale, chi fa maturare i frutti della misinformazione sull’inquinamento, chi, non limitandosi solamente alla rimozione della realtà accertata, ne crea una alternativa.
Si arriva quindi a dare origine a una falange iper compatta, composta da multinazionali e piccole industrie di combustibili fossili, lobby lungimiranti, think tank conservatori a servizio della demagogia e masse di gente comune inesperta e soggetta ai pregiudizi antiscientifici.
Questa deriva negazionista va contrastata prima che la sua opera egemonizzatrice diventi troppo capillare e infiltrata nel tessuto sociale; per farlo è indispensabile avvalersi di un linguaggio preciso (ponderato e studiato) e strategie di comunicazione appropriate.

Obiettivo di questa umile guida è accompagnare gli intrepidi desiderosi di dibattere costruttivamente con un negazionista, senza toni roboanti e accusatori, biasimi velenosi e parti ferite.
Ecco qui alcuni consigli.

1. APRIRSI E ESPORRE I PROPRI TIMORI.
Non sempre il cambiamento climatico e la modalità “dibattito” sono un’accoppiata vincente; percepiamo a livello di stomaco la totalizzante necessità di smentire, con carisma e lucidità irripetibile, le argomentazioni altrui, dimenticando che ciò di cui si sta parlando non è una scommessa calcistica o la classifica di Sanremo pilotata, ma la sorte delle nostre vite.
Contestare delle prove fattuali è un gioco da ragazzi, dissentire e sorvolare sui sentimenti, invece, è arduo anche per gli animi più burberi.
Ad esempio, invece di tempestare il tuo ascoltatore informandolo di quanto metano in atmosfera è generato dagli allevamenti intensivi, condividi il timore che nutri verso la non trasparenza dei supermercati in materia di prodotti animali e derivati.

2. ADEGUARE LE PROPRIE ARGOMENTAZIONI A CHI SI HA DI FRONTE.
Un errore ricorrente è pretendere che la risposta di altre persone a certe narrazioni sia aderente alla nostra; presumiamo che una certa dinamica che ci rende frustrati e desiderosi di rivoluzione debba inequivocabilmente incendiare gli animi di tutti; ma la maggioranza delle volte non è affatto così.
Il modus operandi comunicativo preponderante negli ultimi tempi corrisponde al martellare con una manciata di tesi dominanti non argomentate, frasi retoriche asserite con arroganza e accuse mosse a suon di “Perchè non lo accetti e basta?”.
Non esiste metodo migliore per attivare difese e soffocare  l’interesse di chi abbiamo di fronte, durante il dibattito.
Non bisogna dimenticare che il negazionismo affonda le sue radici nell’autodeterminazione (e nel mito occidentale in cui è degenerata) e soprattutto nell’aspirazione a rafforzare i propri principi, inducendo i soggetti a circondarsi di individui che conformino le proprie convinzioni, selezionando ambienti favorevoli dove garantirsi un consenso sociale.
Relazionarsi in modo arbitrario e in tono accusatorio, quindi, è controproducente.

3. FAI APPELLO AI VALORI PORTANTI DELLA LORO COSCIENZA.
Nella maggioranza dei casi le istanze che animano il tuo spirito non sono allineate a chi sta intrattenendo il dibattito con te, quindi è essenziale selezionare tematiche adeguate e plasmarle a seconda di chi abbiamo di fronte.
Ad una cena a casa di un integrale conservatore, per esempio, attingi al pozzo di valori tradizionali quali il patriottismo e la purezza; proponi una prospettiva innovativa la cui ottica pone il vostro (o suo)  paese come leadership sullo scacchiere globale, principio agente attivo per contrastare il cambiamento climatico.
Celebra la ricchezza meravigliosa che la natura del suo territorio regala e sottolinea l’essenzialità della sua preservazione, come motivo di orgoglio nazionale.

4. INCORAGGIA COMPORTAMENTI ECOLOGICI CHE ADERISCONO A CIÒ CHE STA LORO A CUORE.
Chiunque, anche i sostenitori della tesi di un complotto mondiale ad opera di una setta di illuminati estasiati e fulminati ha degli interessi, dei ricordi incastonati in pieghe nostalgiche del tempo, dei valori che rispetta profondamente.
Esponi alcuni esempi elementari di scelte e di comportamenti a tutela dell’ambiente allineabili con le sue passioni, i suoi interessi e le sue abitudini.
A due genitori solerti e riguardosi evidenzia l’urgenza generazionale della questione climatica e l’ineludibile e fatale sorte che spetta alle neo-generazioni se la nostra risposta non cessa di essere pleonastica e insufficiente.
Al tuo vicino di casa, accanito maratoneta e sportivo salutista, ricorda come la riduzione del consumo di carne consente di rendere il proprio regime alimentare più genuino.

5. METTI DA PARTE L’EGOCENTRISMO, NESSUNO DI NOI È IL MESSIA REDENTORE.
Quasi nessuno ha il potere di convertire, attraverso un semplice dibattito, l’animo e la ragione di qualcuno; tuttavia anche solo riuscire ad appellare ai valori del tuo ascoltatore e far risuonare nelle sue orecchie la tua voce è un grande passo. Nonostante ognuno di noi narcisisti di questo secolo brami la possibilità di inculcare i propri ideali in qualcun’altro, questo, fortunatamente, non accade.
Limitiamoci ad accogliere a braccia e cuore aperto i micro cambiamenti che cogliamo nell’altro, conservando la nostra resilienza e coltivando i semi della coscienza comune.
La bugia più colossale che ci possono raccontare è che non siamo artefici di nulla e il cambiamento non è influenzato dalle nostre scelte.
Usciamo dalla zona di comfort e instauriamo reti di dialogo stimolanti che arricchiscano i nostri bagagli culturali ed emotivi, anche se questo significa mettere in dubbio le nostre certezze, che scopriremo presto non essere poi così irremovibili.

Bibliografia
Stella Levantesi, I bugiardi del clima: Potere, politica, psicologia di chi nega la crisi del secolo, Roma, Laterza, 2021;