di Marta Bresin e Daisy Aiello

Le torbiere

A seguito dell’ultima era glaciale le grandi masse d’acqua disciolta portarono all’innalzamento delle acque freatiche. Nelle depressioni l’acqua, impossibilitata a defluire formò dei laghi poco profondi. Nelle fasi post-glaciali i laghi si riempirono mano a mano di materiale organico, alcuni tipi di flora galleggianti morirono senza venire completamente decomposti, depositandosi così sotto forma di torba.
Le torbiere si formano partendo da un’alta falda acquifera e da un suolo costantemente umido. Esse differiscono dalle paludi poiché non hanno alcun contatto con le acque freatiche, il loro strato superiore riceve esclusivamente acqua piovana, impedendo agli alberi di crescere.

La conservazione di cadaveri nelle torbiere

Le proprietà della torba la rendono ottimale per la conservazione di elementi biologici, come i cadaveri:

  • L’ambiente anaerobico (senza ossigeno) e l’elevata acidità organica, che ha un pH particolare (simile a quello dell’aceto) impediscono la crescita e l’attività di batteri e microbi.
  • Lo sfagno (un tipo di muschio presente nelle torbiere), in combinazione con i tannini (composti presenti in molti tipi di piante), crea un effetto che “concia” la pelle dei corpi in modo simile a quello della produzione del cuoio.
  • Le basse temperature delle torbiere dell’Europa settentrionale, spesso sotto i 4°C, contribuiscono ulteriormente a una conservazione eccezionale.

Queste caratteristiche hanno permesso ai corpi di mantenersi perfettamente. Basti pensare che sono stati ritrovati cadaveri con impronte digitali intatte, tatuaggi o capelli, mentre analizzando i denti gli archeologi sono riusciti a risalire agli ultimi pasti dei defunti.
Ed è forse la storia di queste persone l’elemento più affascinante dei corpi delle torbiere: la loro conservazione ci permette spesso di ricostruire la vita in grande dettaglio, avvicinandoci a questi uomini più di qualunque artefatto o rovina risalenti allo stesso periodo storico.

Uomo di Tollund

L’Uomo di Tollund è l’esempio forse più noto di mummie di palude, noto per il suo eccezionale stato di conservazione. Piedi e testa si sono talmente ben mantenuti che, alla sua scoperta, il cadavere fu scambiato per la vittima di un omicidio recente dai due contadini che lo rinvennero in Danimarca.
La sua espressione è pacifica e possiamo notare addirittura le rughe del viso, mentre il corpo rannicchiato è rachitico e contorto. Intorno al suo collo, una corda sottile suggerisce che la sua morte sia stata violenta, forse per impiccagione in un rituale religioso, ma non ci sono certezze. Non c’è da essere stupiti su tali pratiche: sono stati ritrovati molti corpi di uomini e donne morti in circostanze simili. Il corpo è esposto a Silkeborg, in danimarca, anche se solo la testa è originale: alla sua scoperta le tecniche di conservazione erano ancora rozze, e fu scelto di concentrarsi sulla parte superiore del corpo. La parte inferiore è stata replicata di recente basandosi su foto d’epoca e descrizioni. 

Ragazza di Yde

Di natura simile è la fine della sfortunata Ragazza di Yde, ritrovata in ottimo stato ma purtroppo trattata indelicatamente dopo il rinvenimento. La striscia di tessuto stretta molte volte intorno al suo collo suggerisce una causa di decesso simile a quella dell’Uomo di Tollund.
Nonostante i danni subiti durante trasporto e scavo, aggiunti a quelli dovuti al passare del tempo, si possono osservare alcune peculiarità riguardo alla ragazza. Presunta sedicenne, ella presenta una colonna vertebrale curva e una gamba leggermente girata all’interno, forse a causa del bacino asimmetrico. È presente una ferita nell’area delle scapole, anche se non è ritenuta la sua causa di morte.
Il corpo della giovane donna e la ricostruzione del suo volto in cera sono conservati ad Assen, nei Paesi Bassi, paese ricco di ritrovamenti di questo tipo grazie alla sua particolare geografia.

Se spesso l’esposizione di questi magnifici pezzi di storia è stata controversa, infine, crediamo invece che essi siano un’opportunità ineguagliabile di immergerci nei villaggi di secoli fa.