di Marta Rampini
Il Canada, come ho già avuto modo di sottolineare in altri articoli, è un Paese famoso per ospitare un grande numero di immigrati provenienti da tutto il mondo. Nella cosmopolita Toronto, ad esempio, il 46% dei residenti sono canadesi, ma solo di prima generazione (i genitori sono immigrati). Un numero sorprendente e quasi scioccante, non trovate? Ma la vera domanda è: perché?
In Canada, come penso nella maggior parte del mondo, esistono due tipi di immigrati: quelli ricchi, che arricchiscono il Paese spendendo i loro soldi, e gli immigrati poveri, che forniscono forza lavoro.
Gli immigrati non troppo abbienti tendono ad insediarsi nella periferia dei grandi centri abitati, dove possono trovare una sistemazione non troppo costosa e usufruire di tutte le opportunità e comodità che una città offre. Molto spesso, inoltre, nell’arco di meno di un decennio, anche le famiglie dei nuovi arrivati decidono di trasferirsi in Canada per la qualità della vita che qui si conduce. Piano piano, la zona periferica si trasforma dunque in un quartiere più internazionale, dove la presenza di culture diverse è evidente: edifici religiosi, ristoranti, cinema multilingue… E i Canadesi che vivevano lì? Probabilmente molti si trasferiscono nelle cittadine circostanti, in cerca di un nuovo quartiere non troppo costoso che sia ancora “canadese”. Tuttavia, non si tratta di un atto di intolleranza verso gli immigrati, in quanto la mescolanza con nuove culture è assolutamente accettata. Ma, ovviamente, come agli immigrati piace ricordare casa portando dei cambiamenti nell’area dove si stanziano, ai canadesi che vivono ancora in Canada piace sentirsi nel loro Paese.
Dall’altra parte, gli immigrati ricchi sono di solito professionisti, come importanti avvocati, dottori o business men, che traggono grandi profitti dalla loro professione e possono permettersi di investire nel mercato. In tal modo vengono chiuse delle porte per i canadesi che vogliono praticare questi mestieri oppure, come spesso si sente dire ultimamente, le grandi università si ritrovano cariche di studenti internazionali le cui tasse sono tre volte quelle di un normale studente canadese, arricchendo, ancora una volta, l’economia, a svantaggio dei locali. Un altro ambito di dibattito relativo agli immigrati ricchi in Canada, riguarda il mercato immobiliare. Come i meno abbienti, gli immigrati ricchi si stabiliscono in certe zone ad hoc per il loro standard di vita dove, invece che acquistare un monolocale come gli altri, comprano grandi ville, occupando una zona più estesa facendo così aumentare il prezzo delle case in quell’area.
Nonostante tutto, però, la tolleranza nei riguardi degli immigrati è sempre stata alta in Canada. In fondo, si tratta di un paese giovane e tutti sono più o meno immigrati, vi si distinguono solo i nuovi dai vecchi. È particolarmente interessante, quando si parla con un canadese, sentire della sua discendenza inglese, irlandese e olandese, voltarsi e parlare con un altro che è metà polacco e metà jamaicano. Tutti sono molto fieri dei loro antenati e ne tramandano la memoria di generazione in generazione. La maggior parte dei nonni degli attuali teenagers sono immigrati, quindi perchè mai dovrebbero contestare la presenza di nuovi arrivati? Nessuno è veramente canadese, mentre in un paese come l’Italia ci ritroviamo in moltissimi italiani senza altre discendenze.
A dire il vero, però, in Canada come negli Stati Uniti, vi sono riserve dove indiani nativi vivono ancora in uno stato di isolamento e in condizioni arretrate. Personalmente, non definirei queste popolazioni parte del Paese, nonostante il governo si stia attivando per integrare i giovani di queste tribù nel sistema. Purtroppo, i contatti tra le due parti sono sempre stati minimi, tanto che quasi nessuno è autorizzato ad entrare in una riserva e il canadese medio conosce poco della vita di un nativo, sempre che sia interessato.
Tuttavia, a causa del grande flusso di immigrazione che oggi come sempre ha caratterizzato il Canada, il governo ha deciso di porre dei limiti: ottenere la residenza in questo Paese non è troppo facile e si tratta di un lungo e antipatico processo che richiede una sponsorizzazione, ovvero una garanzia di sostentamento economico. Ma questo, a quanto pare, non ha fermato o spaventato tutti: a causa dell’economia, della popolazione disponibile e tollerante e della sua apertura mentale, il paese dell’acero continua ad essere per i migranti una delle mete più popolari.
Al giorno d’oggi, come in quasi tutti i paesi sviluppati, il Canada ospita anche rifugiati, e per rifugiati non si intendono gli statunitensi che fuggono da Trump. Questa possibilità è concessa da numerose sponsorizzazioni private che si prendono anche il carico dell’integrazione sociale degli ultimi accolti. A quanto pare lo Stato è molto sensibile riguardo alla situazione e, in ambito politico, si discute molto al fine di trovare vie più veloci per garantire l’entrata ai siriani o ai rifugiati da altri paesi. Si tratta, dunque, di una posizione molto diversa da quella europea, che, ancora una volta, dipinge il Canada come un paese dove gli immigrati non solo sono tollerati, ma sono anche ritenuti importanti.
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